lunedì 18 luglio 2011

BOMBA O NON BOMBA ARRIVEREMO A L'AQUILA...

Oggi gli scienziati ritengono che si stia consumando una nuova estinzione di massa, la sesta, l’unica causata da una sola specie vivente: l’homo sapiens sapiens. È stato valutato che il tasso di estinzione determinato dall’impatto antropico (le modifiche che l’uomo genera all’ambiente) sia addirittura 1000 volte superiore al tasso naturale di estinzione. L’accesso insufficiente all’acqua non solo è la causa principale della perdita dei mezzi di sussistenza, ma spesso e volentieri è fonte di tensioni e conflitti.
Bene, noi abitanti della Valle del Sangro non avremo di questi problemi grazie alla Forest Oil…
Ne avremo in abbondanza di acqua… Oh se ne avremo!!!...se crolla la diga di Bomba…!!!
Un evento tragico che potrebbe verificarsi a causa del fenomeno della SUBSIDENZA cioè dell’abbassamento del terreno in seguito alle estrazioni. Nel sottosuolo si trovano circa ottanta milioni di metri cubi di GAS PESSIMO e PUZZOLENTE CONTENENTE IDROGENO SOLFORATO, ALTAMENTE TOSSICO PER L’UOMO E L’AMBIENTE.
Circa la metà di questo gas è collocato sotto il lago e l’altra metà, passando sotto la diga di terra esistente, si estende verso valle: perciò è altamente probabile che di pari passo con lo svuotamento del giacimento si venga a determinare un fenomeno di subsidenza, che si rifletterebbe inevitabilmente sulla diga.
Per questo motivo nel passato l’AGIP aveva rinunciato alle trivellazioni. Il rischio Vaiont era troppo grande. La Valle del Sangro conta circa 15.000 abitanti e circa 13.000 operai che lavorano nelle varie fabbriche. Un rischio troppo alto. Che non ha prezzo.
COSI’ COME NON HA PREZZO L’INQUINAMENTO E I DANNI PER LA SALUTE CHE LA FOREST OIL CI REGALERA’ PER DIVERSE DECINE DI CHILOMETRI IN LINEA D’ARIA PER TANTISSIMI ANNI. NULLA SARA’ PIU’ COME PRIMA.
L'unico impianto simile a quello che la Forest vuole fare a Bomba si trova in Texas nel DESERTO!!! Lontano centinaia di miglia dalle abitazioni, dighe, frane, e luoghi di villeggiatura…
Da ragazzino mio padre mi raccontava della diga e degli anni in cui aveva lavorato alla sua costruzione. Turni massacranti con un gigantesco camion per poche lire al giorno.
Me ne parlava con orgoglio ed io in quegli anni ho imparato ad ammirarlo e ad amare il mio lago che pure causò enormi disagi e sacrifici alle popolazioni e ai territori.
Da quei lontani anni abbiamo dato tanto e tanto stiamo dando come energia idroelettrica.
A Bomba quanti posti di lavoro si creeranno con una raffineria e un inceneritore (2 torri alte 41 metri…), 10?, 20? Ne vale la pena? E quante persone perderanno il lavoro nel settore del turismo, chi comprerà case in queste zone e chi comprerà i prodotti della nostra agricoltura? E CON QUANTE MALATTIE DOVREMO PAGARE tutto questo?
Ricordo l’intervista ad un signore in Basilicata nel dvd “Il ritorno di Attila” che dopo anni e anni di sacrifici all’estero era tornato per comprarsi un pezzetto di terra nella Val D’Agri in un luogo che era considerato quanto di meglio si potesse desiderare. Definiva quella zona “il salotto” della vallata. Dopo la costruzione della raffineria era diventata “Il CESSO” della Val D’Agri.
Non mi piacerebbe che la Valle del Sangro torni ad essere la Valle della morte anche se per motivi diversi da quelli di 50 anni fa.
Non accettiamo di barattare la nostra salute e il nostro ambiente (LE NOSTRE VERE RICCHEZZE) in nome di un progresso che progresso non è e di false necessità.
Non barattiamo la nostra salute ed il nostro ambiente per un pugno di posti di lavoro. Quando ci si ammala si finisce anche per perdere inevitabilmente il lavoro come ci insegnano nel triangolo della morte a Siracusa.
È possibile anche uno sviluppo ecosostenibile come accade in Germania dove negli ultimi 10 anni sono stati creati DUECENTOMILA posti di lavoro con l’eolico ed il solare.
Battiamoci per questo. Non siamo indifferenti. Gli indiani d’America si preoccupavano di preservare l’ambiente per sette generazioni. Un esempio magnifico di “senso civico”.
Facciamoci sentire. Manifestiamo il nostro dissenso.
Facciamo come gli abitanti di Bomba: scriviamo il nostro NO ALLA RAFFINERIA DI BOMBA su un telo bianco e attacchiamolo ai nostri balconi e alle nostre finestre e parliamone con più gente possibile.
Uniti ce la faremo.

Franco Cicchini
















sabato 16 luglio 2011

POTEVA MANCARE A LANCIANO UNA CENTRALE A BIOMASSE?


Teleriscaldamento? nemmeno a pensarlo.
Energia elettrica a basso costo per i residenti? chi l'ha visto.
Ecoristoro? si ma al ristorante.
Molti guadagni per la proprietà? E CI MANCHEREBBE!!!
E chi dovrebbe tutelare la salute dei cittadini dove sono? Villa Pasquini è in campagna e non riescono a trovare il sito, quando vorranno trovarlo sarà troppo tardi.
Amen

martedì 12 luglio 2011

Luoghi comuni intorno alle attività petrolifere in Basilicata



1 – In Basilicata stiamo facendo dei buchi per terra (ministro Paolo Romani). Vero! Ma é una banalizzazione di un grave problema! In Basilicata si sta perforando la sua superficie per raggiungere anche i 7 km. di profondità. Si sono già realizzati 469 pozzi e ci sono ben 22 permessi di ricerca e 18 istanze di permessi di ricerca che lasciano prevedere, se concesse, la realizzazione di almeno altri 150 pozzi. Le perforazioni sono tra le attività ingegneristiche più invasive del suolo. Oltre ad inquinare le falde, l’immissione necessaria di liquidi tossici (polimeri) o di acque di scarto (tossiche) in profondità, possono determinare terremoti. Lo dice il sito ufficiale della sismologia e geofisica italiano e lo confermano i maggiori sismologi internazionali.

2 - Intorno alle piattaforme marine si pesca bene! Vero, ma è pesce inquinato al mercurio e da altre sostanze tossiche derivate dall’attività mineraria. I pesci, è notorio, non espellono le sostanze tossiche che ingeriscono.

3 – Le trivelle attuali sono moderne e non creano problemi rispetto a quelle di un tempo!
Falso! Le trivelle di un tempo erano solamente a percussione. Oggi si usano invece una ventina di sostanze chimiche tossiche, polimeri, con le quali riescono a raggiungere con più facilità anche i 7 km. di profondità, come accade in Basilicata. Con questi polimeri, utilizzati per facilitare chimicamente la perforazione, realizzano una camicia di fango dentro la quale scorrerà poi il tubo che preleverà il petrolio.

4 – Le sostanze chimiche che si usano nelle perforazioni sono approvate dal Ministero per lo sviluppo economico.
Vero! Ma non vuol dir nulla, perché restano sempre tossiche e non andrebbero utilizzate dove la trivella ha ampie possibilità, come in Basilicata, di incrociare nel suo percorso, bacini idrici di superficie e di profondità. O strati di alta salinità del terreno: l’ambiente salino, per osmosi, facilita la diffusione di questi polimeri nel terreno circostante e nel circuito dell’acqua.

5 – Nelle perforazioni non si usano sostanze cancerogene e radioattive.
Non si sa! La formula delle sostanze utilizzate é spesso indicata come segreto industriale. Si sospetta che per facilitare la capacità perforante delle trivelle, si usino l’americio 241 e il berillio. La Ola e NoScorie Trisaia chiedono che l’Arpab analizzi i fanghi prodotti in Basilicata dalla società minerarie per scongiurare tale rischio.

6 – In Basilicata si perfora in garanzia e non si usano sostanze chimiche
Falso! La Gas Plus italiana – che perfora nel Metapontino – ha ammesso l’uso di una ventina di sostanze chimiche e lo affermano tutti i geologi indipendenti del mondo. La salinità del terreno del Metapontino è elevata e non c’è nessun obbligo per le società minerarie di dichiarare la salinità del terreno dove perforano né obblighi di legge da rispettare in tal senso. Le società minerarie non sono nemmeno tenute ad eseguire test piezometrici preventivi (sapere, prima di perforare, se incrociano o meno falde acquifere). Non esistono piani di emergenza per la popolazione in caso di terremoti lungo le aree estrattive. Nel Metapontino si perfora anche nei pressi del centro Itrec della Trisaia, dove c’è il deposito di scorie radioattive col rischio di determinare una contaminazione di tutte l’area in caso di reazione sismica (subsidenza) da perforazione.

7 – La Regione Basilicata tiene tutto sotto controllo con propri tecnici, l’Arpab e Metapontum Agrobios e presto anche l’Osservatorio Ambientale con sede a Marsico Nuovo
Falso! La Regione Basilicata dovrebbe nominare una commissione indipendente di tecnici esperti cui affidare i piani ingegneristichi di ogni attività mineraria fatta in Basilicata (lo afferma il professor Leonardo Seeber, sismologo internazionale che ha dichiarato la stretta interdipendenza tra attività di reinezione di acque saline in unità profonde e terremoti). A tutt’oggi, i piani ingegneristici sono riservati e in possesso solo delle società minerarie. Le centraline intorno al centro oli di Viggiano e Pisticci, sono inutili: in Italia sono permessi livelli di tolleranza dell’H2S ben 6 mila volte superiori ai limiti dell’Oms (Maria Rita D’Orsogna, Univesità di Santa Monica, California). L’Arpab spesso non ha i mezzi tecnici (ha un buco di bilancio enorme) per fare i rilievi necessari e l’Agrobios è una struttura privata, in piena dipendenza dalla Regione, senza un Comitato etico.L’Osservatorio Ambientale di Marsico Nuovo rischia di diventare un terzo doppione, inutile e costoso, dei primi due organismi.

8 – In caso di danni enormi, le società minerarie sono tenute a ripagare i danni.
Falso! Spesso le società minerarie sono srl, a responsabilità limitata o agiscono tramite delle srl, per cui è difficile pensare che possano risarcire. In Val Basento, area nazionale di bonifica, stanno ancora aspettando da anni che si bonifichino vaste aree inquinate. Manca un neccanismo risarcitorio e/o di Fidejussioni a cui i cittadini possono rivalersi per i risarcimenti dei danni subiti.

9 – Il petrolio porta occupazioni e darà almeno 40 anni di lavoro in Basilicata!
Falso! In 20 di attività mineraria, al centro oli di Viggiano, il più grande d’Europa, ci sono circa 2000 dipendenti, dei quali appena il 10% è lucano. Il resto è fatto di tecnici di altra provenienza! Secondo la Ola e No Scorie, se la Regione concederà il raddoppio delle attività estrattive come sembra voglia fare, in meno di dieci anni avranno svuotato le vene petrolifere.

10- Il petrolio porta ricchezza!
Falso! Se la prende la ricchezza! Per ogni barile di greggio estratto, occorrono circa 8 barili di acqua buona lucana. I barili estratti attualmente sono 80 mila barili al giorno e ogni barile contiene circa 160 litri di acqua. Se per ogni barile di petrolio, ne occorrono 8 di buona acqua lucana, ai petrolieri abbiamo già dato mezza diga del Pertusillo ogni anno. Se raddoppiano le estrazioni, raddoppiano la necessità di acqua.

11-Il petrolio è dei lucani, porta royalties e contribuisce a diminuire la dipendenza dell’Italia dall’estero.
Falso! Il petrolio lucano non contribuisce al disavanzo della dipendenza dall’estero, perché non è lo Stato ad estrarre, ma compagnie private. Anche l’Eni è privata anche se a compartecipazione pubblica. L’unico vantaggio per lo Stato è l’incasso del 30% del 7% di royalties in terraferma e del 45% del 4% in mare, ma ci rimette in danni ambientali enormi, come la stessa Val Basento testimonia. Il petrolio è solo dei petrolieri che al ritmo attuale di 80 mila barili al giorno, incassano 8 milioni di euro al giorno, lasciando 38 milioni all’anno (il ricavato di 4 giorni di estrazione) per la bonus card benzina; circa 100 milioni all’anno a Regione Basilicata e Comuni della Val d’Agri (il ricavato di 12 giorni di estrazione). Nel Metapontino sono stati realizzati ben 269 pozzi, ne hanno una trentina in attività, producono 150 milioni di metri cubi di gas e circa 20 mila tonnellate di petrolio all’anno e ricevono zero euro.

12 – Estrarre petrolio in mare è più inquinante che in terraferma!
Falso! È ugualmente inquinante! Come dice la ricercatrice americana Maria Rita D’Orsogna, l’unica differenza è che gli inquinanti di queste attività te le ritrovi nel pesce, in caso di piattaforme marine, o nelle verdurine, in caso di attività mineraria su terraferma

sabato 9 luglio 2011

IL SINDACO DI TREGLIO CONTRO I CITTADINI?


SOPRA PANORAMA TREGLIESE








Il sindaco Doris al posto di preoccuparsi delle richieste dei suoi concittadini, che quotidianamente gli sollecitano interventi risolutivi in merito ai 2 inceneritori di Treglio, (Sansifici Vecere con un inceneritore da 3,5 MWT e l'inceneritore per biomassa da 1 MW),sta pensando di far rimuovere tutti gli striscioni di dissenso verso gli impianti in questione che quotidianamente normali cittadini appongono davanti le loro case.
Aumentano anche gli "inviti" e "consigli"da parte di alcuni, a chiedere di rimuovere gli striscioni, del tipo non conviene mettersi contro il potere consolidato.

Il Sindaco forse si preoccupa più dell'irritabilità dei proprietari degli impianti e meno della salute dei suoi concittadini che lo hanno eletto a loro rappresentanza.

I cittadini di Treglio e di tutta la frentania non passeranno più sopra a qualsiasi iniziativa imprenditoriale o politica che possono pregiudicare la salute e l'economia del territorio.

Il Sindaco deve porre fine a questa "querelle", essendo autorità sanitaria, a lui spetta l'ultima parola.
I nostri esperti hanno fornito tutti gli estremi di leggi a finché il Sindaco potesse risolvere la questione.
I cittadini non accettano più scuse e sono pronti a scendere in strada per manifestare il proprio dissenso, e se necessario, chiedere le dimissioni di chi dovesse rappresentare solo interessi di parte e non quelli collettivi.


DI SEGUITO RIPORTIAMO L'ULTIMA NOSTRA MISSIVA INVIATA AL SINDACO DI TREGLIO

Lanciano, 23 giugno 2011

Oggetto: Riscontro alla lettera del Sindaco di Treglio – Impianto per la produzione di energia elettrica da biomassa-sansa di oliva disoleata e cippato di legna in Comune di Treglio. Richiesta di diniego autorizzazione unica n. 28 del 22.12.2008 (Determinazione n. DN2/ 276 22.12.2008)
Vostro Protocollo n. 2791

Signor Sindaco,
Nuovo Senso Civico condivide il Suo richiamo alle leggi che attribuiscono al Sindaco “ampia potestà di valutazione della tollerabilità o meno delle industrie insalubri”, sulla base “di un concreto accertamento di una effettiva situazione di pericolo o danno per la saluta pubblica”.
Tuttavia mi siano consentite due osservazioni: 1) Ella dimentica che c’è anche una normativa europea recepita dall’Italia e pertanto vigente e cogente, che impone di non peggiorare la qualità dell’aria; 2) sarebbe giusto consentire a Nuovo Senso Civico, che ha sollevato il problema, di nominare un suo perito, che partecipi a tutte le operazioni peritali, onde eliminare ogni possibile sospetto di parzialità.
Voglio ricordarLe che nel 1976, quando non ancora c’era la legislazione europea sopra ricordata, il Sindaco di Atessa, Prof. Angelo Staniscia, divenuto in seguito Senatore della Repubblica, NEGÒ L’AUTORIZZAZIONE ALL’ESERCIZIO alla ROHM AND HAAS, una industria statunitense di veleni per l’agricoltura, già costruita, pronta per entrare in funzione e che aveva già assunto 35 operai: quella Compagnia fu così costretta a smontare pezzo per pezzo le opere e le installazioni realizzate e ad andare via. Ho inteso rammentare tale vicenda al fine di sottolineare che il Sindaco, nell’ambito delle sue competenze, ha, per così dire, poteri sovrani.
Voglio da ultimo porre in rilievo che ella si assume maggiori responsabilità a concedere l'autorizzazione all'esercizio di una industria insalubre, anziché a negarla.
Di seguito riporto l’art. 1 del DECRETO LEGISLATIVO 13 agosto 2010, n. 155 Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente.
1. Il presente decreto recepisce la direttiva 2008/50/CE e sostituisce le disposizioni di attuazione della direttiva 2004/107/CE, istituendo un quadro normativo unitario in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente finalizzato a: a) individuare obiettivi di qualità dell'aria ambiente volti a evitare, prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana e per l'ambiente nel suo complesso; b) valutare la qualità dell'aria ambiente sulla base di metodi e criteri comuni su tutto il territorio nazionale; c) ottenere informazioni sulla qualità dell'aria ambiente come base per individuare le misure da adottare per contrastare l'inquinamento e gli effetti nocivi dell'inquinamento sulla salute umana e sull'ambiente e per monitorare le tendenze a lungo termine, nonché i miglioramenti dovuti alle misure adottate; d) mantenere buona la qualità dell'aria ambiente, laddove già lo sia, e migliorarla negli altri casi; e) garantire al pubblico le informazioni sulla qualità dell'aria ambiente; f) realizzare una migliore cooperazione tra gli Stati dell'Unione europea in materia di inquinamento atmosferico.

La violazione di una norma ambientale configura già di per sé un danno ambientale anche se solo potenziale e quindi perseguibile in sede penale.

Questo è quanto.

In attesa di riscontro, porgo i più distinti ossequi.

Alessandro Lanci
Pres. di Nuovo Senso Civico

martedì 5 luglio 2011

IL NOSTRO BLOG E' DI NUOVO AL VOSTRO SERVIZIO

CI SCUSIAMO PER L'INTERRUZIONE CHE ORMAI DURAVA DAL 17 GIUGNO, MA ABBIAMO AVUTO DEI PROBLEMI TECNICI, ADESSO RISOLTI GRAZIE AL CONTRIBUTO E ALLA RESPONSABILITA' DEL NOSTRO STAFF E NON SOLO.
GRAZIE A TUTTI.

lunedì 4 luglio 2011

CHI SONO I VERI ECOTERRORISTI?

QUALI SONO I SINDACI CONTRARI AL PARCO? SONO 2 SU 8,I SINDACI DI SAN. VITO E ROCCA S. GIOVANNI, C'E' ANCHE IL SINDACO DI VILLA ALFONSINE, NON SI CAPISCE A QUALE TITOLO, VISTO CHE IL SUO COMUNE NON RIENTRA NEL PARCO, FORSE PER FARSI UN PO' DI PUBBLICITA' (BELLA PUBBLICITA...').
PRENDIAMO DUE ARGOMENTI A CASO: LA PESCA E L'AGRICOLTURA.
DAGLI INTERVENTI DI IERI E' EMERSO CHE LA PESCA SAREBBE A RISCHIO CON IL PARCCO. BUGIA, SI TRATTA DI UN PARCO TERRESTRE CHE NON HA NESSUNA COMPETENZA SUL MARE.
IN UN ALTRO INTERVENTO, QUESTO E' VERAMENTE INCREDIBILE, HANNO DICHIARATO CHE TUTTI GLI AGRICOLTORI, LE CUI ATTIVITA' RICADONO NEL PARCO, DOVRANNO CAMBIARE I LORO TRATTORI CON NUOVI MODELLI EURO 5. NON DI BUGIA SI TRATTA, MA IDIOZIA PURA.
PER I TRATTORI NON ESISTONO NE GLI EURO 5 NE GLI EURO 1, ESSENDO APPUNTO MEZZI AGRICOLI NON RIENTRANO NELLE NORMATIVE SULLE EMISSIONI.
POTREMMO CONTINUARE A LUNGO, MA PENSIAMO CHE AVETE CAPITO DA UN PEZZO DI COSA STIAMO PARLANDO.
I DUE SINDACI E MEZZO IN QUESTIONE, SOSTENUTI DAL SENATORE DI STEFANO E DALL'ASSESSORE FEBBO, DICONO DI ESSERE CONTRARI AL PARCO PERCHE' DAREBBE ORIGINE AD UN'ALTRO CARROZZONE POLITICO COME QUELLI CHE GIA' ESISTONO IN ABRUZZO IN MERITO ALLE AREE PROTETTE.
QUESTO POTREBBE ESSERE ANCHE VERO, MA SE COSI' FOSSE, DOVREBBERO RASSEGNARE LE LORO DIMISSIONI, IN QUANTO ARTEFICI DI QUEI CARROZZONI E DEL LORO FALLIMENTO, COME SI EVINCE ANCHE DALL'ARTICOLO DI DARIA DE LAURENTIS DI SEGUITO RIPORTATO.
QUESTI POLITICI OFFENDONO LA NOSTRA, SEPPUR MINIMA, INTELLIGENZA.

FOSSACESIA. All’indomani della manifestazione contro il Parco nazionale della Costa teatina si accende la discussione tra favorevoli e contrari al progetto.
E’ del sindaco di Rocca San Giovanni, Gianni Di Rito (Udc), la proposta di un decreto abrogativo che cancelli la legge istitutiva del parco, la numero 93 del 2001. “Il nostro territorio – spiega – non è idoneo a diventare un parco nazionale e non è mai stato fatto uno studio serio sulle biodiversità della flora e della fauna da proteggere”.

Ma a preoccupare maggiormente i sindaci contrari al Parco sarebbe la costituzione non tanto di un’area protetta, quanto di un ente parco che, a loro giudizio, sovrasterebbe tutte le decisioni dei sindaci e di conseguenza dei cittadini. Di qui la proposta di cancellare la legge una volta per tutte, magari anche attraverso il ricorso alla consultazione popolare, una sorta di referendum per chiedere, una volta per tutte, cosa ne pensano i cittadini del Parco della costa teatina.

Intanto gli ambientalisti cercano di dare risposte ad alcune delle tante domande uscite dalla manifestazione di ieri contro il Parco. “E’ vero che in alcuni casi i parchi sono stati gestiti male – interviene Fabrizia Arduini, del WWF e della costituente del Parco della costa teatina – ma è vero anche che si può costruire insieme il futuro del territorio e fare in modo che l’ente sia un prodotto della scelta dei sindaci e dei cittadini”.

E riguardo ai parchi nazionali abruzzesi torna attuale uno studio recente del WWF e della Cgil. Tra i parchi nazionali, Parco Abruzzo, Lazio e Molise, Parco della Majella e Parco Gran Sasso Monti della Laga, solo il primo presenta una situazione positiva con un presidente, un consiglio direttivo e un direttore, anche se quest’ultimo ha recentemente presentato le dimissioni.

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, come evidenzia il documento a cura di Dante Caserta, consigliere nazionale WWF Italia e di Mimì D’Aurora, responsabile ambiente Cgil Abruzzo, è stato commissariato dal 2006 fino al 2010. “In questo periodo si sono alternatiti ben 3 commissari. Il 7 luglio 2010 l’ultimo commissario, Arturo Diaconale, giornalista, non aveva alcuna competenza in materia di gestione di aree naturali protette. E’ stato nominato Presidente, ma da allora non è stato ancora nominato il Consiglio direttivo: permane quindi anche per questo Parco una forma gestionale anomala (volendo fare dei paragoni è come se un comune fosse gestito da un Sindaco senza Consiglio Comunale). Dal 2004 il Parco è privo di un direttore nominato secondo quanto prevede la legge: le funzioni di direttore vengono così svolte da un coordinatore tecnico-amministrativo con contratto a termine rinnovato annualmente non iscritto nell’albo nazionale dei direttori”.

“Il Parco Nazionale della Majella – continua lo studio - è privo del Consiglio direttivo dal 4 novembre 2007. Per quasi due anni è stato governato solo dal Presidente Giuliante il cui mandato è scaduto il 31 dicembre 2009. La norma non prevede che il Presidente assuma a sé anche le competenze proprie dei Consigli Direttivi. Giuliante è stato successivamente nominato Commissario, carica che ha conservato anche quando è stato eletto consigliere regionale. Oggi, dopo la sua nomina ad assessore regionale all’ambiente, è stato sostituito da un altro commissario, Franco Iezzi, direttore del Consorzio Industriale di Sulmona, che non risulta abbia mai avuto competenze su questioni ambientali e men che meno su conservazione della natura. Il direttore, nominato dal 1997, senza l’individuazione di una terna di nomi, è stato riconfermato con successive proroghe”.

“Il Parco Regionale del Sirente-Velino, privo di Presidente e di Consiglio direttivo, è commissariato dal febbraio del 2010 senza alcuna motivazione. L’attuale direttore non è iscritto all’Albo nazionale dei direttori degli Enti Parchi”.

Quello che il documento di WWF e Cgil vuole evidenziare è che “è la politica ad impadronirsi degli enti parco, senza neppure riuscire a nominare gli organi di gestione. Si preferisce affidarli a singoli uomini, spesso senza alcun legame con il territorio e con le attività più caratteristiche delle aree protette, lasciandoli al comando di enti che richiederebbero invece gestioni democratiche e partecipate come prevede la legge”.
Daria De Laurentiis