venerdì 31 dicembre 2010

PER UN 2011 POLITICAMENTE MIGLIORE!

CI SONO POLITICI CHE COMBATTONO BATTAGLIE PER SE STESSI E I LORO AMICI

CI SONO POLITICI CHE COMBATTONO FINTE BATTAGLIE PER SE STESSI E I LORO ELETTORI

CI SONO POLITICI FANTASMA CHE NON COMBATTONO PROPRIO

Molti di questi hanno trascorso un eccellente 2010 grazie ai cittadini che li hanno assunti. Come quotidianamente ci ricordano, in Italia c’è bisogno di meritocrazia, come loro datori di lavoro cominciamo a punire chi non merita e incentivare chi è all’altezza del bene comune.

I NOSTRI AUGURI VANNO A TUTTI I POLTICI CHE FANNO IL LORO DOVERE, SPERANDO CHE POSSANONO FAR VALERE I NOSTRI DIRITTI IN MODO CHE ANCHE NOI CITTADINI POSSIAMO PENSARE AL 2011 COME UN ANNO POSITIVO COM MENO PETROLIO, INCENERITORI, E SCHIFEZZE VARIE

AUGURI DI BUON 2011

A TUTTI I CITTADINI CHE HANNO “SENSO CIVICO”

martedì 28 dicembre 2010

ESPERTI A COMANDO!!!


Dopo i finti esperti, vi sottoponiamo una breve nota che ci ha fatto pervenire il Prof. Francesco Stoppa, ordinario della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali - Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università D'Annunzio di Chieti Pescara, dopo aver assistito all'incontro del fronte del si (i proprietari) all'inceneritore per biomasse, tenutosi a Treglio il 21 dicembre scorso.
A nostro avviso, e non solo, l'unico scienziato presente quella sera, che aveva titoli per potersi esprimere in questa materia.
Nel suo curriculum non ci sono studi e pubblicazioni sul vino, olio, zafferano, e camosci vari, con tutto il rispetto dovuto per gli animali e gli eccellenti prodotti della nostra terra, queste esperienze siono riferite ai due relatori chiamati dalla proprietà.

venerdì 24 dicembre 2010

SIAMO SUDDITI O CITTADINI?


Avevano organizzato una bella riunione di famiglia, pensavano di suonarsela e cantarsela da soli la bella favola dell’inceneritore per biomasse a Treglio.
Pensavano che i loro concittadini fossero solo loro sudditi e per giunta anche poco intelligenti, ma si erano sbagliati, visto com’è andato l’incontro.
L’unico relatore sul palco, che aveva il compito ingrato di difendere il progetto, oltre la proprietà, era il Dott. Claudio Pattara, che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso l'Università Dannunzio (contratto triennale 2007 -20010) l’unica nota che si riesce a trovare su di lui, non sono certo pubblicazioni in merito all’impatto sulla salute derivanti dalle emissioni in atmosfera da incenerimento di biomasse, ma una tesi sul “La rilevazione statistica della consistenza di camosci nel Parco Nazionale…”
Alcuni cittadini di Treglio, che in questi giorni ci hanno contattato, si sono chiesti “ ma come mai uno dei proprietari dell’impianto abita lì vicino, non si preoccupa della salute dei suoi familiari?
Chi fuma sa di mettere in pericolo la propria salute e a volte quella degli altri, eppure continua a fumare, addirittura paga per farlo.
Chi delinque sa di rischiare la vita e la galera, eppure continua a farlo.
Figuriamoci se un imprenditore che punta solo al massimo profitto si pone una domanda del genere, e spesso rischia la propria salute (figuriamoci se può preoccuparsi di quella degli altri), a volte si convince delle sue stesse bugie, arrivando a pensare che forse poi non è così pericoloso.

Ia differenza sta nel fatto che lui ci guadagna tanti soldi e i cittadini guadagnano in spese mediche, spesso ci rimette anche la vita, nel deprezzamento di case e terreni, del danno d’immagine ad altre attività imprenditoriali.
Del resto ai sudditi non è concesso pretendere nulla.

I SAGGI E GLI ONESTI FANNO LA STORIA
I BUFFONI E I BURATTINI NON LA FARANNO MAI.
Edoardo Bennato

sabato 18 dicembre 2010

IN FONDO, MA PROPRIO IN FONDO IN FONDO!!!

IN FONDO,COME SOSTENUTO IN PASSATO, NON ABBIAMO BISOGNO DI CHI SA QUALI LEGGI, BASTEREBBE APPLICARE LE PREROGATIVE CHE LA LEGISLAZIONE ASSEGNA A REGIONE E PUBBLICO INTERESSATO (Comuni, Province, Sindacati, Ass. Ambientaliste riconosciute,ecc.) PER ARGINARE LA DERIVA PETROLIFERA.
SE NESSUNO FA IL PROPRIO DOVERE DOBBIAMO PENSARE MALE.
E COME DICEVA ANDREOTTI "A PENSAR MALE SI FA PECCATO, MA QUASI SEMPRE CI SI AZZECCA!!!" MEDITIAMO
.

martedì 14 dicembre 2010

YES MAN, E TUTTI VISSERO FELICI E CONTENTI...



Come si può leggere in quest’articolo de “Il Centro” di qualche giorno fa, è chiaro come una parte della nostra classe politica continui ad ignorare la volontà popolare.
Si capisce francamente che sono solo “Yes Man” a servizio di venditori di fumo.
E mentre la televisione, i giornali puntualmente mettono in risalto il fallimento degli insediamenti petrolchimici in Italia dal punto di vista ambientale, della salute e soprattutto la grande menzogna dell’occupazione, (vedi Taranto, Gela, Falconara, Viaggiano ecc.), il Presidente del consiglio comunale di Ortona Tommaso Cieri si prende personalmente l’impegno a finché si facciano delle scelte a favore dell’intera comunità.
In sostanza dell’intera comunità petrolifera.

Petrolio, in lizza Petroceltic e Forest
Società straniere pronte a investire, la questione passa alla Regione
ORTONA. Il Comune considera positive le proposte di investimento sul settore degli idrocarburi in Abruzzo lanciate da due imprenditori durante la Consulta provinciale dell’economia e del lavoro svolta due giorni fa. I vertici delle Petroceltic Italia e Forest Cmi Spa sono pronti a investire 600 milioni di euro per attività legate al settore gas e petrolio, con la creazione di 1.200 posti di lavoro e il consolidamento dell’indotto, secondo le proiezioni Confindustria. Investimenti possibili solo se le istituzioni intendono riconsiderare le recenti politiche di sviluppo. «I dati inconfutabili sono che il nostro territorio è legato al settore petrolchimico perché ci sono le risorse e che durante la riunione ci sono stati degli imprenditori che intendono investire», rammenta il presidente del consiglio comunale e presidente dell’osservatorio sul lavoro, Tommaso Cieri, «a questo punto, mi prendo l’impegno di far arrivare alle massime rappresentanze regionali quanto è emerso affinché si tornino a fare scelte politiche a favore dell’intera comunità». La Consulta tornerà a riunirsi per ratificare un documento che spinga tutte le parti interessate a riprendere in esame il comparto degli idrocarburi. Intanto lunedì sarà comunicata la data di convocazione del tavolo sindacale sulla vertenza Iniziative Industriali. (l.s.)

venerdì 10 dicembre 2010

NOI PREFERIAMO LE MUCCHE ALLE GROSSE STUFE....

LE BIOMASSE CHE VOGLIAMO


PICCOLO ELENCO DELLE EMERGENZE AMBIENTALI NELLA FRENTANIA E DINTORNI. AMEN...

Pozzi petroliferi in mare e in terra;

Turbogas di Ortona (105 MW);

Turbogas di Gissi (850 MW);

Turbogas SEVEL (100 MW);

Inceneritore di rifiuti tossici e nocivi Laterlite di Dentella;

Inceneritore per biomasse di Treglio;

Inceneritore per biomasse ad Ortona 1;

Inceneritore per biomasse ad Ortona 2;

Inceneritore per biomasse ad Ortona 3;

Stoccaggio di KOKE ad Ortona (scarti di lavorazione del petrolio);

Discarica di rifiuti tossici e nocivi di Rocca S. Giovanni;

Discarica di rifiuti tossici e nocivi Bosco Mottille S. Salvo;

Discarica di Cerratina a Lanciano;

Akea di Orsogna;

CIAF di Atessa;

SEMATAF di Val Di Sangro;

Discarica abusiva di rifiuti pericolosi della camorra a Tollo;

In Fase di autorizzazioni o costruzione:

Raffineria e pozzi di gas a Bomba

Discarica di Amianto ad Ortona;

Centro Oli di Ortona;

Inceneritore per biomasse a Castelfrentano;

Inceneritore per biomasse di Vasto 1

Inceneritore per biomasse di Vasto 2

Linea elettrica ad alto voltaggio di Terna;

ECC. ECC.

lunedì 6 dicembre 2010

ADESSO CI SIAMO PROPRIO ROTTI LE ....


L’ultima Legge fantasma della Regione Abruzzo, che ormai tutti sanno non servire in pratica a nulla, ci aveva portati un po’ ad un’unica considerazione “quasi niente è meglio di niente”.

Non tutti sanno però che il Ministro Tremonti ha detto NO anche al “quasi niente”, questo ci riporta indietro al 2007, quando non esisteva nessuna legge che ci tutelava.

Ecco perché i petrolieri e i loro amici stanno tornando alla carica.

Non abbiamo nessun dubbio sul fatto che i nostri politici NON CREDONO NEMMENO AD UNA VIRGOLA DA QUANTO PROMESSO DAI PETROLIERI, ed è proprio questo che ci lascia sconcertati.

Come diceva Andreotti “a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca”.

Tranne rare eccezioni, abbiamo la classe politica peggiore degli ultimi 30 anni.

PER CHI’ lavorano questi signori? Certamente non per noi, o forse per pochi di noi, il resto lo prenderà in quel posto come al solito.

Bene, anzi male, noi ci siamo rotti le balle di prendercela in quel posto.

Lanciamo un appello a tutte le forze sociali, economiche, culturali, dell’associazionismo, dei movimenti, ai cittadini e quella parte ancora SANA della politica, a finchè ci si prepari alla più grande mobilitazione che questa regione ricordi.

TUTTI INSIEME, dico tutti, possiamo riprenderci la nostra dignità e soprattutto il nostro futuro.

L’unico modo per uscire da questa situazione disastrosa per la nostra regione è chiedere al governo nazionale il ritiro del Decreto Legge del 2008 (Legge Obiettivo), in cui l’Abruzzo insieme alla Basilicata veniva declassata in regione mineraria.

Questo possono chiederlo i parlamentari regionali e nazionali dell’Abruzzo, se non lo faranno alle prossime elezioni ricordatevi di questi nomi, ovviamente distinguendo chi si è veramente impegnato senza guardare al colore politico.

Impegnato con la “I” maiuscola, non semplicemente con dichiarazioni di contrarietà a cui ci, per esempio, ci ha abituato il Presidente Chiodi.

PARLAMENTARI REGIONALI

Acerbo Maurizio (PRC) Argiro' Nicola (PDL) Caporale Walter (La Sinistra-Verdi-SD) Caramanico Franco (PD) Castiglione Alfredo (PDL) Chiavaroli Federica (PDL) Chiavaroli Ricardo (PDL) Chiodi Giovanni (PDL) Costantini Carlo (IdV) D'Alessandro Camillo (PD) D'Amico Giovanni (PD) D'alessandro Cesare (IdV) De Fanis Luigi (PDL) De Matteis Giorgio (Movimento per le autonomie Abruzzo) Del Corvo Antonio (PDL) Di Bastiano Walter (PDL) Di Luca Giuseppe (PD) Di Matteo Emiliano (PDL) Di Pangrazio Giuseppe (PD)

Di Paolo Angelo (PDL) Febbo Mauro (PDL) Gatti Paolo (PDL) Giuliante Gianfranco Claudio (PDL) Masci Carlo (PDL) Menna Antonio (UDC) Milano Luigi (IdV) Morra Giandonato (PDL) Nasuti Emilio (PDL) Pagano Nazario (PDL) Palomba Paolo (IdV) Paolini Lucrezio (IdV) Petri Alessandra (PDL) Prospero Antonio (Rialzati Abruzzo) Rabbuffo Berardo (PDL) Ricciuti Luca (PDL) Ruffini Claudio (PD) Saia Antonio (PDCI) Sclocco Marinella (PD) Sospiri Lorenzo (PDL) Stati Daniela (PDL) Sulpizio Camillo (IdV) Tagliente Giuseppe (PDL) Terra Luciano (UDC) Venturoni Lanfranco (PDL) Verì Nicoletta (PDL)

PARLAMENTARI NAZIONALI

Fabrizio Di Stefano Giovanni Legnini Franco Marini Alfonso Mascitelli Andrea Pastore Filippo Piccone Paolo Tancredi Ferdinando Adornato Sabatino Aracu Carla Castellani Marcello De Angelis Giovanni Dell’Elce Vittoria D’Incecco Augusto Di Stanislao Tommaso Ginoble Giovanni Lolli Paola Pelino Maurizio Scelli Lanfranco Tenaglia Daniele Toto Livia Turco

I nostri politici vogliono affidare il nostro avvenire, ad una società con un capitale sociale di 10.000 euro che in caso d’incidenti non potranno pagare nemmeno i biglietti aerei per far scappare i propi dirigenti.

PETROCELTIC s.r.l. e SAN LEON

I dati della Camera di Commercio confermano l' irrisorio capitale della San Leon, che fino ad oggi risulta inattiva. Il consiglio di amministrazione è composto da tre irlandesi, un americano e un inglese. Paul James Sullivan, William Artur Philip Thompson III, Charles McEvoy, Oisin Fanning. Hanno tutti domicilio nello stesso numero civico, il 93 di Via Rubichi, a Monteroni, un paesino di 14mila anime in provincia di Lecce. L' amministratore delegato è Finbarr Bryant, responsabile legale di un' altra società, la Petroceltic Elsa, che ha già ottenuto delle concessioni per le ricerche nell' Adriatico, dove il Wwf, per bocca di Fabrizia Arduini, ha denunciato le stesse irregolarità presenti nelle carte siciliane. Anche in questo caso lo studio è stato realizzato dalla Peal. Tra i documenti, spunta il numero di una sede romana. Risponde Mario Tozzi (omonimo del più celebre geologo italiano) che nega di lavorare per la San Leon. «Noi passiamo solo la corrispondenza - spiega Tozzi - Provate con quelli di Dublino». La San Leon srl è controllata dalla San Leon Limited, società a responsabilità limitata, con sede al numero 6 di Northbrook Road nella capitale irlandese. Lo stesso della Petroceltic, che, come la San Leon, vanta un capitale di 10 mila euro. A Dublino risponde uno studio di consulenza, la LHM Casey McGrath. Abbastanza perché il Comune di Sciacca prepari un esposto alla Procura, chiedendo di fare luce sull' intera vicenda. - LORENZO TONDO

lunedì 29 novembre 2010

SAREMO DIVENTATI MICA VEGGENTI?

Come da noi preannunciato qualche giorno fa si comincia a parlare di EMERGENZA RIFIUTI.
Chiediamo aiuto al Professore, Ingegnere, Direttore, Vice Sindaco Antonio Di Nunzio, sperando che con la sua esperienza possa darci la soluzione FINALE al problema.

A proposito del Professore, Ingegnere, Direttore, Vice Sindaco Antonio Di Nunzio, domani 30 novembre 2010, comprate il quotidiano "Il Centro", sicuramente l'ingegnere ci spiegherà "SANSA" ombra di dubbi, che tutto è in regola, l'impianto rispetta i limiti di emissioni, anzi sono anche più bassi da quelle previste dalla legge, che ha usato le migliori tecnologie esistenti, ha tutte le autorizzazioni del caso, non c'è conflitto d'interesse, ecc. ecc.

Sicuramente dimenticherà di citare gli oltre 130 studi scientifici che dimostrano quanto gli inceneritori per biomasse come quello di Treglio siano pericolosi per la salute e per l'ambiente.

Visto che ci si trova, magari, potrebbe spiegarci, secondo quello che hanno dichiarato in questi giorni i proprietari, se hanno trovato e da dove arriveranno le 180.000 quintali di cippato per alimentare l'inceneritore.

domenica 28 novembre 2010

DIO RICICLA IL DIAVOLO BRUCIA

Grazie ad Enzo Palazzo che ci ha inviato questo link del prof. Paul Connet, inventore della politica del "Rifiuto Zero" e l'altro è amatoriale, ma le immagini riportate non hanno bisogno di alcuna etichetta di professionale.

http://www.youtube.com/watch?v=e-b5zKKtAD0&feature=player_embedded

GRAZIE AD ASSUNTA DI FLORIO VIGILE COME SEMPRE, INFATTI CI HA INVIATO QUESTO ATICOLO:

L'inceneritore di Bologna e le diossine


Gli inceneritori di rifiuti emettono diossina. E' un fatto abbastanza noto. Meno noto è il fatto che i livelli di diossina potrebbero superare quelli di rischio sanitario, anche quando sono inferiori ai limiti di legge.

Prendiamo il caso degli inceneritori dell'Emilia Romagna. La diossina non è tra le variabili monitorate in continuo, però viene rilevata di tanto in tanto.

La concentrazione di diossina in emissione dal modernissimo impianto di Granarolo (il fiore all'occhiello della famiglia) è pari a 0,3 ± 0,03 pg I-TEQ/m³ (picogrammi di tossicità equivalente internazionale).

Serve poco gongolare perchè questo valore è più basso del limite di legge di 100 pg I-TEQ/m³. Il confronto va fatto con i livelli di rischio per la salute.

Un recente studio francese ha determinato significativi livelli di rischio per malformazioni prenatali (1) per concentrazioni di diossina (nel territorio) pari a 0,0015 pg I-TEQ/m³.

Serve poco misurare la diossina nei pressi delle ciminiere. Occorre misurare (o se non è possibile almeno modellizzare) la concentrazione nei pressi delle zone abitate. Occorre soprattutto misurare quanta diossina si deposita o si accumula sulle superfici o sulle foglie degli alberi e della verdura. Questo serve, e non il confronto con un astratto limite di legge.

Servono anche misurazioni più frequenti, in diverse condizioni atmosferiche ecc.

Il rischio diossina è inaccettabile se è evitabile, come giustamente dice Paul Connett.

Quando la diossina si deposita sui campi circostanti inquinando i prodotti agricoli, la filiera corta ahimè non è possibile.

(1) S. Cordier et al., Occup. Environ. Med., 67, 493, (2010). I ricercatori hanno trovato un'associazione tra difetti alla nascita del tratto urinario e prossimità con gli inceneritori in Francia. Le madri esposte alla diossina hanno un rischio triplo di partorire neonati con le malformazioni.

Da blogosfere.it

sabato 27 novembre 2010

INCENERITORE PER BIOMASSE A TREGLIO - RISPOSTA A VECERE

In queste settimane che hanno portato alla ribalta l’inceneritore per biomasse a Treglio, Nuovo Senso Civico non ha mai volutamente fatto riferimento alla proprietà dei Vecere e dei soci Valdostani, ma solo alla proprietà che fa capo al Sig. Antonio Di Nunzio semplicemente perché c’è un palese conflitto d’interesse sul quale la magistratura dovrebbe indagare, ma, come al solito, nulla si muove.

Se un Sindaco o un Consigliere comunale possiede uno stabilimento balneare la legge lo invita o a dimettersi o cedere l’attività perché si tratta di una concessione pubblica.

Le previsioni delle leggi sono identiche per le concessioni in merito all’immissione nella rete pubblica dell’energia.

In Abruzzo abbiamo constatato che gli illeciti e le irregolarità in campo ambientale vengono perseguiti solo nell’aria metropolitana pescarese, sarà perché solo in quell’area la magistratura si muove in maniera più incisiva?

Che un imprenditore faccia i propri interessi è lecito e non ci strappiamo le vesti se non è eticamente corretto

Certo l’eticità del Vice Sindaco e Presidente di Alesa ci preoccupa e ci sta molto a cuore.

Alla politica si chiede di occuparsi del diritto alla libertà d’impresa, ma soprattutto deve garantire la democrazia assicurando gli stessi diritti (salute,lavoro,) ai cittadini e alle imprese che da certe scelte possono subire un danno.

Il progetto. Ci sono imprenditori che si addossano una certa dose di rischio per produrre olio, vino, sottaceti, turismo, sedie, bicchieri, finestre, scatole, investono soldi, assumono, creano ricchezza, ma le loro ciminiere non avvelenano l’area circostante nè mettono a rischio altre attività.

Il progetto presentato la prima volta al Consiglio Comunale di Treglio, non è stato accolto dalla amministrazione di allora, quando la carica di sindaco era ricoperta dal dott. Marco D’Alessandro ( guarda caso un oncologo!).

Nella successiva compagine è arrivato in giunta il Vice Sindaco di Nunzio, il progetto è stato ripresentato e successivamente approvato. Chi è stato più lungimirante?

La legge. E’ vero, il danno è stato causato da Pecoraro Scanio e da P. Bersani l’amico dei petrolieri e degli inceneritori.

Da una parte si sancisce che i finanziamenti e gli incentivi detti “cip 6/92” sono concessi ai soli impianti “realizzati ed operativi” ma dall'altra si prevede che una procedura di deroga sia completata dal Ministero dello sviluppo economico (Bersani) “inderogabilmente” entro tre mesi dall’entrata in vigore della finanziaria. E non è finita qui: la finanziaria 2008 prevede che sia incentivata la quota di produzione di energia elettrica ricavata da energie rinnovabili anche se realizzata in impianti che impiegano fonti energetiche non rinnovabili. In pratica: verrà incentivata la quota di energia riferibile ai rifiuti biodegradabili e alle biomasse prodotta dagli inceneritori. Tale quota riguarderà tutti gli inceneritori che verranno costruiti, anche quelli a tutt’oggi non “operativi e realizzati”.

Le emissioni.

Non pretendiamo e non vogliamo che si dia ascolto alle sirene di Nuovo Senso Civico, ma nemmeno a quelle di Di Nunzio e Vecere.

Noi ci limitiamo a riportare quello che la scienza dice in merito a queste emissioni e a questi tipi di impianti.

Non possiamo fare riferimento alla scienza e alla ricerca solo quando ci conviene.

Cosa si brucia.

Dalle dichiarazioni di Di Nunzio e adesso di Vecere si capisce che tutto si brucerà tranne che il cippato perche non ne esiste una quantità simile nelle vicinanze della centrale e che sono alla disperata ricerca in tutto Abruzzo ed oltre di materiali da bruciare, aumentando l’inquinamento dovuto al via vai di autotreni.

Un giorno si dichiarano 200 poi 300 oggi siamo a 400 quintali al giorno, 144.000 all’anno.

I rifiuti.

Sono obbligati a non bruciare rifiuti per cinque anni: dopo si vedrà. Sempre che non ci sia una emergenza rifiuti in Abruzzo e come al solito una deroga potrà chiederà “per favore” alla centrale di incenerirli.

L’invito.

Probabilmente a gennaio insieme ad altri comitati, promuoveremo un convegno su queste tematiche con la partecipazione di illustri scienziati di fama internazionale che possano chiarire le idee a cittadini, amministratori e imprenditori. Di Nunzio e Vecere sono già ufficialmente invitati.

A chi chiedereste quanto faccia male il fumo di sigaretta: ai produttori di tabacco o al vostro medico di famiglia?

Chi fuma sa di subire un notevole danno alla propria salute , eppure spende 5/10 euro al giorno per comprare le sigarette.

Resta il fatto che se è tutto perfettamente lecito, se si sta fornendo un servizio a cittadini ed alle imprese agricole, perché un impianto del genere non è stato pubblicizzato a dovere? perché solo dopo al nostro intervento oggi si parla di questo impianto e lo si giustifica?

Il confronto avviene di solito prima che si realizzi un’opera del genere, magari qualcuno avrebbe potuto proporre che questo impianto fosse realizzato dal Comune, che fosse un impianto di teleriscaldamento che avrebbe permesso di spegnere 600 caldaie a metano nelle case e nelle aziende dei tregliesi, riducendo veramente l’inquinamento.

Con gli utili dalla vendita dell’energia si sarebbero realizzati infrastrutture comunali, asili, palestre, strade ecc., e soprattutto il controllo del pubblico che avrebbe garantito una gestione… limpida dell’impianto.

venerdì 26 novembre 2010

VIVA GLI INCENERITORI E I LORO SPONSOR!!!

Un interessante e recente studio inglese (pubblicato nel 2009), valutazione fatta dal 2004 al 2008, sulla mortalità infantile attorno all'inceneritore di Kirkless, nel Yorkshire, in Inghilterra.

Lo studio è interessante non solo per il monitoraggio di 4 anni, e per il risultato di una mortalità infantile 5 volte superiore rispetto alla popolazione che vive lontano dall'inceneritore, ma perché è andato oltre e ha valutato anche l'incidenza di mortalità all'interno della popolazione malata rispetto all'andamento del vento.

Le zone sottovento, più esposte alle emissioni delle ciminiere dell'inceneritore, presentano una percentuale di mortalità del 9.6 per mille contro l'1.1 per mille delle zone sopravento.
La pubblicazione dello studio è reperibile sul sito: Uk Healt Reasearch.

Grazie ad Enzo Palazzo per averci inviato questo studio

Inceneritori-killer, nuovo dossier dall’Inghilterra

Nuove prove dalla Gran Bretagna sulla pericolosità dei termovalorizzatori per la salute umana. Il sito della Uk Health Research ha pubblicato uno studio sulla mortalità infantile nei distretti circostanti l’inceneritore di Kirklees, nella regione dello Yorkshire e Humber. Dagli esiti della ricerca, consultabile sulla mappa della zona, è emerso che nei distretti posti sottovento rispetto all’inceneritore il livello di mortalità infantile è anormalmente alto, pari al 9,6 per mille, mentre nei distretti sopravento il tasso è circa dell’uno per mille. Il termovalorizzatore di Kirklees produce energia dall’incenerimento di rifiuti solidi urbani.

“Metaforum” riporta i risultati del quarto rapporto della Società Britannica di Medicina Ecologica riguardante gli effetti sulla salute umana. Studi su vasta scala hanno dimostrato che presso gli inceneritori di rifiuti urbani ci sono tassi più elevati di cancro negli adulti e nei bambini e anche difetti alla nascita: i risultati confermano l’ipotesi che le associazioni non siano casuali. Questa interpretazione è sostenuta da un certo numero di studi epidemiologici, che suggeriscono che la varietà di malattie prodotte dall’incenerimento possa essere molto più ampia.

Le emissioni degli inceneritori sono una fonte importante di polveri fini, di metalli tossici e di più di 200 sostanze chimiche organiche, tra le quali sostanze cancerogene, mutagene ed interferenti endocrini. Le emissioni contengono anche altri composti non identificati, la cui capacità di provocare danni è ancora ignota, come un tempo accadeva con le diossine. Dato che la natura dei rifiuti cambia continuamente, si modifica anche la natura chimica delle emissioni degli inceneritori e quindi il potenziale per produrre effetti pericolosi per la salute.

Le attuali misure di sicurezza sono progettate per evitare effetti tossici acuti nelle immediate vicinanze dell’inceneritore, ma ignorano il fatto che molti di questi inquinanti si accumulano negli organismi, possono entrare nella catena alimentare e possono causare malattie croniche nel tempo e in un’area geografica molto più ampia. I dispositivi per l’abbattimento degli inquinanti negli inceneritori moderni, in particolare quelli per le diossine e i metalli pesanti, semplicemente trasferiscono il carico inquinante dalle emissioni in atmosfera alle ceneri leggere.

Recenti studi americani hanno mostrato che l’inquinamento atmosferico dovuto alle polveri fini (Pm 2,5) causa aumenti nella mortalità: malattie cardiache e tumori polmonari in primis. Le cardiopatie ischemiche sono responsabili di quasi una quarto delle morti e sono fortemente correlate con il livello di polveri fini. Tra le altre patologie segnalate: asma e ostruzione polmonare cronica, autismo, dislessia, disturbi emotivi, Parkison. E’ stato dimostrato che il cancro è correlato geograficamente con impianti di trattamento di rifiuti tossici, materiale radiattivo, idrocarburi e metalli pesanti.

Il controllo degli inceneritori, sostengono i medici britannici, è stato insoddisfacente per la mancanza di rigore, per i monitoraggi poco frequenti, per il basso numero di composti misurati, per i livelli giudicati accettabili e per l’assenza di monitoraggio biologico. «Si asserisce che le moderne procedure di abbattimento degli inquinanti rendono sicure le emissioni degli inceneritori, ma questo è impossibile da stabilire». Inoltre «non è possibile stabilire in anticipo la sicurezza di nuove installazioni di inceneritori». Difficile verificare problemi nel periodo pre-natale, e gli stessi tumori possono avere un’incubazione di dieci o vent’anni.

Attualmente, aggiunge “Metaforum”, gli inceneritori contravvengono ai diritti basilari, come enunciato dalla Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani, in particolare al diritto alla vita nella Convenzione per i Diritti Umani Europea, ma anche nella Convenzione di Stoccolma e nella legge di protezione ambientale del 1990. Il feto, il neonato e il bambino sono quelli più a rischio per le emissioni degli inceneritori. Diritti violati e soluzioni infelici, come ad esempio l’attuale politica di collocare gli inceneritori in zone povere, dove i loro effetti sulla salute saranno massimi (info: www.metaforum.it).

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martedì 23 novembre 2010

L'INCENERITORE PER BIOMASSE DI TREGLIO

http://www.videocitta.it/index.php?p=5389&title=Ambiente

Il Vice Sindaco Di Nunzio affrontando il Consiglio Comunale di Treglio in merito alla grossa stufa che si appresta a regalare per natale ai propri concittadini ha riaffermato con forza la bontà del suo progetto al punto che ha dichiarato "ho ricevuto la solidarietà dal WWF e da LEGAMBIENTE, quelli di Nuovo Senso Civico sono solo degli attaccabrighe, nessuno li può vedere"
I nostri 7670 aderenti in tutto l'Abruzzo non la pensano come lui, le sue affermazioni non fanno altro che rafforzare il nostro movimento e tutti gli altri movimenti di cittadini che come noi hanno SENSO CIVICO e rispetto del bene comune.
Le sue affermazioni fanno indignare quegli amministratori onesti e volenterosi che mai hanno pensato, di approfittare del loro ruolo istituzionale per fini diversi dal bene comune.

sabato 20 novembre 2010

L'INCENERITORE DI TREGLIO


ECCO DI COSA SI DOVREBBE OCCUPARE L'ING. DI NUNZIO PER CONTO DEI CITTADINI E DELLE IMPRESE LOCALI!!!

A.L.E.S.A. srl Via Nicolini 2 66100 Chieti - CH

Referente: Ing. Antonio Di Nunzio email: info@alesachieti.it Web: www.alesachieti.it

Chi Siamo

L'Agenzia Energetica è una tecnostruttura che promuove, la definizione e l'attuazione di una serie di azioni miranti alla sostenibilità energetica locale in accordo con gli obiettivi dell'Agenda 21, della Provincia di Chieti, ed in particolare a risparmiare energia usandola in modo più razionale ed utilizzare le risorse energetiche rinnovabili.

Migliorare La qualità dell'ambiente riducendo l'inquinamento.

Risparmio energetico, consumi consapevoli e rispetto per l'ambiente è quello che vogliono un numero sempre maggiore di persone.

Costruire con criteri ecologici e restaurare o rinnovare con materiali "sani" è oggi più che mai importante.

Risparmiare energia è un'esigenza sempre più prioritaria perchè così si rispetta l'ambiente e si risparmia denaro.

Sviluppare la Campagna Comunitaria TAKE OFF per il decollo delle Fonti energetiche rinnovabili, è un modo per coniugare l'impegno locale con quello comunitario.

Favorire la diffusione di tecnologie avanzate ed efficienti tali da rendere le imprese più competitive.

La ricerca di soluzioni innovative per risparmiare energia o utilizzare fonti rinnovabili è uno stimolo allo sviluppo e all'innovazione tecnologica che ha ricadute anche fuori dal campo energetico:

  • miglioramento dei processi produttivi
  • miglioramento della qualità dei prodotti
  • miglioramento della gestione dell'impresa
  • eliminaazione degli sprechi
  • effetti positivi sui costi di produzione e minore incidenza di eventuali corbon tax
  • miglioramento dell'immagine dell'impresa
  • aumento delle competitività delle imprese

FAVORIRE L 'OCCUPAZIONE

Gli investimenti sono spesi per la massima parte in Italia per acquistare dispositivi o macchinari di produzione nazionale, o per pagare lavori di progettazione, di ingegneria, di consulenza. Equilibrare la bilancia dei pagamenti e diminuire la dipendenza dall'estero. Investendo in risparmio energetico e fonti rinnovabili diminuisce la spesa all'estero per acquistare materie prime energetiche e si riduce la vulnerabilità del nostro sistema energetico.

BENEFICIARI

I beneficiari dell'Attività dell'Agenzia Energetica sono coloro che sono chiamati a fornire un contributo per l'uso razionale dell'energia e per il miglioramento della qualità dell'ambiente: chi prende le decisioni ai vari livelli della politica e dell'amministrazione, chi gestisce un'impresa, le associazioni e organizzazioni, i singoli cittadini.

http://www.confindustria.chieti.it/cgi-bin/WebObjects/confindustria.woa/wa/aziendeAssociate?company=308

venerdì 19 novembre 2010

NON SEMPRE I PIU' MUSCOLOSI SONO DESTINATI A VINCERE


Se gli amministratori onesti e lungimiranti solo si limitassero a fare qualche ricerca in merito ad attività che potrebbero rivelarsi negative per le proprie comunità, come alcuni amministratori fanno, forse oggi non ci troveremmo ad affrontare continue emergenze.
Emergenze che vengono alimentate spesso da chi abbiamo delegato a rappresentarci e da cui dobbiamo solo difenderci.
E' mai possibile che a scoprire malefatte siano sempre e solo i cittadini e mai chi ci governa?
Due sono le possibilità:
o sono incapaci;
o sono collusi;


RINGRAZIAMO ASSUNTA DI FLORIO PER AVERCI INVIATO QUESTO SPLENDIDO DOCUMENTO.

BIOMASSE – osservazioni alle linee guida

Approfondimenti

Osservazioni alle: Linee guida per la localizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da biomasse

Pubblichiamo le osservazioni effettuate dal dottor Federico Valerio (ISTITUTO NAZIONALE PER LA RICERCA SUL CANCRO) alle linee guida per la localizzazione degli impianti a Biomasse proposte dalla provincia di Asti, osservazioni fatte nell’ambito della Sua attività di ricerca presso l’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova.

IST Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro
16132 Genova – Largo Rosanna Benzi n 10
S.S. Chimica Ambientale

Oggetto: Osservazioni alle “Linee guida per la localizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da biomasse.”

Ringrazio il Servizio Ambiente della Provincia di Asti per l’invio del documento in oggetto e nello spirito di collaborazione emerso durante il colloquio avuto il 2 agosto c.a. con il vicepresidente dr. Giorgio Musso e i rappresentanti dei Comitati, inoltro alcune prime considerazioni sulla bozza delle Linee Guida.
1. Nel documento non vi è traccia dei sistemi di trattamento, recupero, utilizzo e smaltimento delle ceneri che gli impianti a biomassa inevitabilmente produrranno (Johansson, Tullin et al. 2003;
Demirbas 2005; Kakareka, Kukharchyk et al. 2005), pari allo 0,5 -0,7 % in peso rispetto alla quantità di materiale trattato, se viene bruciato legname essiccato, ma con percentuali più elevate se sono usate altre biomasse, come ad esempio la paglia (15,5%), un valore nettamente superiore alle ceneri prodotte dal carbone (7%) .
La movimentazione delle ceneri è associata a consumi energetici ed emissioni che devono essere sommati ai consumi energetici e alle emissioni indotti dalla raccolta e dal trasporto all’impianto, al fine di valutare l’effettiva sostenibilità di questa scelta.
Altro problema critico è il livello di tossicità delle ceneri ed in particolare delle ceneri volanti raccolti dagli impianti di depurazione dei fumi. Il contenuto di cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio delle ceneri volanti derivanti dalla combustione di legname (quercia, faggio, abete) è superiore a quella riscontrabile nelle ceneri volanti prodotte dalla combustione di carbone (Demirbas 2005).
2. A nostro giudizio nel documento è carente la valutazione dell’impatto ambientale e sanitario che i nuovi impianti a biomassa inevitabilmente indurranno.
A tal riguardo ci sembra insufficiente il riferimento all’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, che è un obbligatorio requisito di legge, ma che da solo non garantisce la salute dei cittadini esposti agli inquinanti comunque prodotti ed immessi nell’ambiente. Un più corretto termine di riferimento dovrebbe essere il confronto della qualità dell’aria e dell’ambiente prima e dopo l’entrata in funzione dell’impianto a biomassa.
Questo confronto non può che essere che questo: con l’entrata in funzione dell’impianto a biomassa la qualità dell’aria deve migliorare o per lo meno restare uguale a quella pre-esistente. Il miglioramento è possibile se nel sito interessato le biomasse sostituiscono un combustibile più inquinante utilizzato in un impianto termoelettrico già esistente e se il recupero del calore permette di spegnere numerose calderine inquinanti il cui impatto ambientale era superiore a quello del nuovo impianto di teleriscaldamento, conteggiando anche le emissioni dei trasporti associati. Questa norma, oltre che essere in sintonia con le scelte della Unione Europea in tema di politiche di tutela dell’ambiente e della salute è motivata dal fatto che l’uso di biomasse per la produzione di elettricità non è obbligatoria e la diffusione di questa scelta è sostanzialmente motivata dai sostanziosi incentivi pubblici dei Certificati Verdi.
La verità è che le biomasse sono un combustibile povero, economicamente ed energeticamente conveniente solo nelle circostanze che si verificano in paesi come la Svezia dove l’industria del legno produce grandi quantità di scarti e la morfologia del territorio permette il facile taglio e trasporto di questi materiali.
Peraltro, l’uso di biomasse a scopo energetico presenta problemi di impatto ambientale tutt’altro che trascurabili. Oltre che alle emissioni di inquinanti convenzionali quali ossido di carbonio, polveri totali sospese e ossidi di azoto (Johansson, Tullin et al. 2003) occorre porre attenzione ad inquinanti meno convenzionali che si producono con la combustione di biomasse quali polveri sottili, (Johansson, Tullin et al. 2003), formaldeide (Olsson 2006), benzene (Schauer, Kleeman et al. 2001), idrocarburi policiclici aromatici (Kakareka, Kukharchyk et al. 2005), diossine (Hubner, Boos et al. 2005; Lavric, Konnov et al. 2005).
Anche se la maggior parte degli studi in corso riguardano l’impatto ambientale e sanitario derivante dall’uso domestico di biomasse nei paesi in via di sviluppo, recenti risultati segnalano rischi per la salute dovuti all’uso domestico di biomasse per il riscaldamento domestico anche in contesti sociali economicamente avanzati, con effetti sull’asma e sulla funzionalità respiratoria (Boman, Forsberg et al. 2003) e nel Canada ( Montreal) si è riscontrato un aumento significativo del rischio di cancro polmonare in donne esposte ad impianti di riscaldamento e cucine a legna (Ramanakumar, Parent et al. 2007).
Dal punto di vista dell’impatto ambientale la scelta di privilegiare l’uso di bomasse per la produzione di elettricità pone un altro problema: l’economia di scala.
Una centrale a biomassa per poter produrre elettricità a costi confrontabili con quelli in uso in Europa deve avere una potenza pari a 20 megawatt elettrici (Bridgwater 2003). Questo significa fare arrivare all’impianto almeno 80.000 tonnellate all’anno di legna secca, con 8.000 camion e trovare una destinazione a circa 400 tonnellate di ceneri.
Il territorio della provincia di Asti può garantire questa produzione di biomassa, in modo veramente sostenibile? Il calore prodotto da un impianto di queste dimensioni può trovare un utilizzo entro un raggio compatibile con i costi della distribuzione del calore e con una richiesta costante per tutto l’anno?
L’economia di scala comporta conseguenze non trascurabili anche sull’impatto ambientale in quanto la quantità di inquinanti emessi in atmosfera e ricadenti sul territorio sottovento sarà in proporzione alla quantità di biomassa utilizzata.
Anche se le Linee Guida della Provincia di Asti prevedono impianti da 3 a 50 megawatt termici (corrispondenti in prima approssimazione ad una potenza elettrica da 1 e 16 megawatt elettrici) ci chiediamo come sia possibile che impianti così piccoli possano stare sul mercato, anche con gli incentivi dei certificati verdi.
Pensiamo che sia inevitabile, una volta che questi piccoli impianti saranno stati realizzati , passati i cinque anni previsti, che i gestori richiedano sia il loro ampliamento che la possibilità di utilizzo di Combustibili da Rifiuto, combustibile certamente più facilmente disponibile, di potere calorifico più alto, il cui uso è permesso dalle normative nazionali ed europee e con prezzi probabilmente più bassi delle biomasse. Addirittura non è escluso, come già oggi avviene nei cementifici, che il produttore di CDR paghi il gestore degli impianti per la termovalorizzazione di questo singolare combustibile.
E se la combustione delle biomasse comporta certamente qualche problema, la combustione di CDR, anche della sola frazione biodegradabile, comporta certamente qualche problema ambientale e sanitario in più (Fernandez, Wendt et al. 2003).
Ci sembra utile concludere queste nostre osservazioni citando le conclusioni di un recente studio svedese che ha messo a confronto diversi combustibili per impianti di teleriscaldamento ( con produzione combinata di calore e elettricità) con una analisi del ciclo di vita (Eriksson, Finnveden et al. 2007). Sono stati messi a confronto l’incenerimento di rifiuti, la combustione di biomassa e di metano. Le conclusioni sono che l’incenerimento non è la migliore scelta e spesso è la peggiore se l’incenerimento (con teleriscaldamento) sostituisce il riciclaggio. Un impianto di cogenerazione a metano è una alternativa interessante se l’elettricità prodotta è in sostituzione di elettricità prodotta da combustibili fossili. Se il paese in esame fa un prevalente uso di fonti energetiche non fossili (nucleare, idroelettrico, solare, eolico) l’uso energetico delle biomasse è da preferirsi al metano. Non ci sembra che quest’ultima condizioni riguardi il nostro Paese ed in particolare la provincia di Asti.

Dr. Federico Valerio
Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro
Servizio Chimica Ambientale

Bibliografia
Boman, B. C., A. B. Forsberg, et al.
(2003). “Adverse health effects from ambient air pollution in relation to residential wood combustion in modern society.” Scand J Work Environ Health 29(4): 251-60.
Bridgwater, A. V. (2003). “Renewable fuels and chemicals by thermal processing of biomass.” Chemical Engineering Journal 91(2-3): 87-102.
Demirbas, A. (2005). “Potential applications of renewable energy sources, biomass combustion problems in boiler power systems and combustion related environmental issues.” Progress in Energy and Combustion Science 31(2): 171-192.
Eriksson, O., G. Finnveden, et al. (2007). “Life cycle assessment of fuels for district heating: A comparison of waste incineration, biomass- and natural gas combustion.” Energy Policy 35(2): 1346-1362.
Fernandez, A., J. O. Wendt, et al. (2003). “Inhalation health effects of fine particles from the co-combustion of coal and refuse derived fuel.” Chemosphere 51(10): 1129-37.
Hubner, C., R. Boos, et al. (2005). “In-field measurements of PCDD/F emissions from domestic heating appliances for solid fuels.” Chemosphere 58(3): 367-72.
Johansson, L. S., C. Tullin, et al. (2003). “Particle emissions from biomass combustion in small combustors.” Biomass and Bioenergy 25(4):
435-446.
Kakareka, S. V., T. I. Kukharchyk, et al. (2005). “Study of PAH emission from the solid fuels combustion in residential furnaces.” Environ Pollut 133(2): 383-7.
Lavric, E. D., A. A. Konnov, et al. (2005). “Modeling the formation of precursors of dioxins during combustion of woody fuel volatiles.” Fuel 84(4): 323-334.
Olsson, M. (2006). “Wheat straw and peat for fuel pellets—organic compounds from combustion.” Biomass and Bioenergy 30(6): 555-564.
Ramanakumar, A. V., M. E. Parent, et al. (2007). “Risk of lung cancer from residential heating and cooking fuels in Montreal, Canada.” Am J Epidemiol 165(6): 634-42.
Schauer, J. J., M. J. Kleeman, et al. (2001). “Measurement of emissions from air pollution sources. 3. C1-C29 organic compounds from fireplace combustion of wood.”
Environ Sci Technol 35(9): 1716-28.

Tagsbiomasse, energia, energia elettrica

mercoledì 17 novembre 2010

DAL CIPPATO AI RIFIUTI.... MEDITATE TREGLIO

Pavia, traffico di rifiuti. Sequestrata la Riso Scotti Energia Originariamente l'impianto di incenerimento era stato progettato per la produzione di energia elettrica e calore attraverso la combustione di cippato di legno ed altre biomasse


Mercoledí 17.11.2010 15:00Scoperta dal Corpo Forestale nel pavese una attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti finalizzata all'indebito percepimento di contributi statali destinati alla produzione di energia da fonti rinnovabili. L'operazione, condotta dopo oltre un anno e mezzo di indagini con piu' di 250 Forestali impegnati, ha portato a 12 indagati, 7 arresti, 60 perquisizioni, al sequestro di un impianto di coincenerimento e di 46 automezzi e alla scoperta di un giro d'affari di quasi 30 milioni di euro nel solo periodo 2007-2009.

L'impianto di incenerimento Riso Scotti Energia, posto sotto sequestro nel comune di Pavia, secondo quanto emerso dalle indagini, utilizzava nella produzione di energia elettrica e termica, oltre alle biomasse vegetali, rifiuti di varia natura - legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali ed altri materiali misti - che per le loro caratteristiche chimico fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione dei metalli pesanti - cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo ed altri - previsti dalle autorizzazioni.

A seguito della miscelazione la lolla perdeva le caratteristiche di sottoprodotto e diventava un rifiuto speciale, anche pericoloso, che non poteva piu' essere destinato alla produzione di energia pulita, ma bensi' essere smaltito presso impianti esterni autorizzati. Gli accertamenti eseguiti hanno permesso di accertare che ingenti quantitativi di lolla di riso, anche di quella miscelata con i rifiuti, sono stati venduti illecitamente ad altri impianti di termovalorizzazione, ad industrie di fabbricazione di pannelli in legno e ad aziende agricole ed allevamenti zootecnici (pollame e suini) - dislocati in Lombardia, Piemonte e Veneto - che la utilizzavano per la formazione delle lettiere per gli animali.

Tenuto conto della miscelazione con i rifiuti prodotti in azienda l'incenerimento della lolla all'interno dell'impianto Riso Scotti Energia, in prossimita' della citta' di Pavia, pone seri interrogativi sul probabile superamento dei limiti imposti per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, e di conseguenza sulla qualita' dell'aria. In questo modo, si traevano illeciti vantaggi dalla vendita della lolla di riso come sottoprodotto, dal risparmio sui costi di smaltimento dei rifiuti prodotti dall'impianto che periodicamente venivano miscelati alla lolla di riso ed infine dalla vendita di energia allo Stato a prezzo vantaggioso.

lunedì 15 novembre 2010

LA GROSSA STUFA DEL VICE SINDACO DI NUNZIO


L’Ingegnere Vice Sindaco di Treglio Antonio Di Nunzio, progettista e proprietario dell’inceneritore per biomasse in costruzione a Treglio, ammette in una sua dichiarazione alla stampa che “bruciare i residui della potatura di vigne e uliveti è causa di grave inquinamento”.

Allora ci deve spiegare la ragionevolezza di questo impianto, in quanto è noto a tutti (tranne che all’Ingegnere Vice Sindaco Antonio Di Nunzio) che da più di 25 anni la quasi totalità degli sfalci di potature non vengono più bruciati per legge ma semplicemente triturati e restituiti al terreno sotto forma di concime organico, senza procurare nessuna forma di inquinamento.

Quindi con la sua risposta ammette che questo impianto non farebbe altro che ripristinare – in un’area concentrata - questa pratica dismessa da 25 anni!

Il Vice Sindaco Ingegnere dichiara inoltre che in Valle D’Aosta ci sono tanti impianti di questo tipo.

Innanzi tutto in valle D’Aosta non ci sono Vice Sindaco come Di Nunzio e Treglio non è la Valla D’Aosta.

E’ vero in Valle D’Aosta ci sono centrali che producono tele riscaldamento ed energia elettrica ad uso locale, ma sono quasi tutte aziende cooperative o consortili senza scopo di lucro ma indirizzate al servizio dei cittadini.

Si è mai chiesto il vice Sindaco Di Nunzio perché le centrali a biomasse sono più diffuse in Valle D’Aosta?

La risposta è molto semplice: le centrali a bio masse sono contigue all’industria boschiva. Quando il trasporto del cippato e delle scorie di lavorazione del legno supera una certa distanza la centrale non è più competitiva sotto il profilo economico.

Se il vice Sindaco Di Nunzio se si è posto questa domanda saprà benissimo che a Treglio NON ESISTE UN’INDUSTRIA BOSCHIVA!

Il fatto è che l’ingegnere vice Sindaco Antonio Di Nunzio per produrre quotidianamente energia nel suo inceneritore dovrà bruciare di tutto!

E questo di tutto che ci preoccupa ancora di più e fa la differenza tra le capacità degli amministratori Valdostani e lui che come pubblico amministratore ha avuto su questo problema un atteggiamento omertoso.

Dovrebbe sapere l’Ingegnere Vice Sindaco che gli amministratori pubblici hanno il compito istituzionale di fare gli interessi dei cittadini e non affari con gli amici degli amici a discapito della comunità.

Il vice Sindaco di Nunzio smorza gli allarmi dicendo “e come se fosse una grossa stufa”

In realtà è un impianto che emetterà particolato atmosferico, micro polveri e diossine pericolosissime per la nostra salute, come provato da tantissimi studi scientifici in tutto il mondo compreso il recentissimo dell’American Health Association.

Se la grossa stufa dell’Ingegnere Vice Sindaco Antonio Di Nunzio è così innocua e utile alla comunità civile - come lui dice - ci deve spiegare perché non ha informato il proprio Consiglio Comunale, i suoi concittadini e i comuni limitrofi di questo progetto?

Il vice Sindaco Di Nunzio dichiara inoltre che non c’è conflitto di interesse.

Antonio Di Nunzio è vice Sindaco, progettista e proprietario di un’attività gestita in modo omertoso che a discapito della salute dei cittadini genera profitti solo per lui e i suoi soci: ci spieghi cosa bisogna ancora aggiungere per attivare il conflitto di interesse? A noi sfugge.

Regalando la grossa stufa a Treglio l’Ingegnere vice Sindaco Antonio Di Nunzio ha inoltre dimostrato di considerare gli abitanti di Treglio come suoi sudditi, come quando, nel medio evo, i servi della gleba dovevano sempre abbozzare alla tracotanza dei potenti.

Ci sono delle differenze. Gli abitanti di Treglio e dintorni non sono servi della gleba ma sono cittadini vigili e rispettosi del proprio ambiente e l’Ingegnere Vice Sindaco non è potente, è solo un imprenditore-amministratore arrogante che disprezza i suoi elettori e il territorio in cui vive.

sabato 13 novembre 2010

CHIAMATELI CENTRALI A BIOMASSE, TERMOVALORIZZATORI O INCENERITORI, MA QUESTO E' IL RISULTATO



Quello che vedete in fotografia è la nuova centrale a biomasse nel comune di Treglio

Secondo la proprietà e i progettisti questa centrale a biomasse dovrebbe bruciare sansa e cippato,.

Prefigurando l’immagine irreale dei nostri contadini in fila (durante i mesi della potatura dei vigneti!) a raccogliere i tralci a terra e con migliaia e migliaia di trattori scaricali in centrale.La centrale dovrebbe bruciare centinaia e centinaia di quintali al giorno di potature di vigne e uliveti.

Senza pensare a quanto inquinamento per il trasporto si produrrebbe, è un’immagine irreale perché semplicemente impossibile! Ma vogliamo fantasticare: se fosse davvero possibile, quanto pagherebbero agli agricoltori per il conferimento dei tralci?

Evidentemente troppo poco o forse niente semplicemente perchè la centrale a biomasse perderebbe di convenienza. E allora Ing. Di Nunzio il cippato da dove lo prendete? Fate una centrale a biomasse per il cippato senza cippato?

Chiediamo al vice-Sindaco: cosa verrà bruciato oltre alla sansa per assicurare il funzionamento della centrale 24h su 24h 365 giorni l’anno? Noi sappiamo che la risposta potrebbero darla tutti quei furbi imprenditori che da questo business pseudoecologico ci guadagnano milioni di euro. Sulla pelle dei cittadini.

Treglio e i suoi cittadini come possono tollerare la convivenza con un INSEDIAMENTO di questo tipo dopo aver scelto una politica urbanistica a misura d’uomo, promuovendo il territorio con eventi importanti come “Il Borgo Rurale”, recuperando il centro storico in maniere ineccepibile, permettendo una edificabilità residenziale, attirando molti professionisti frentani a spostare la loro residenza in questo comune, anche alla ricerca di una migliore qualità della vita?

E gli ideatori del progetto come pensano di risarcirli per il rischio sulla loro salute e sui loro investimenti? Con una pacca sulla spalla rassicurante dell’Ing. Di Nunzio?

Ecco gli esempi più importanti delle attività impattanti per la nostra salute presenti sul nostro territorio:

Pozzi petroliferi in mare e in terra; Turbogas di Ortona (105 MW); Turbogas di Gissi (850 MW); Turbogas SEVEL (100 MW); Inceneritore di rifiuti tossici e nocivi Laterlite di Dentella; Inceneritore per biomasse di Treglio; Inceneritore per biomasse ad Ortona; Stoccaggio di KOKE ad Ortona (scarti di lavorazione del petrolio); Discarica di rifiuti tossici e nocivi di Rocca S. Giovanni; Discarica di rifiuti tossici e nocivi Bosco Mottille S. Salvo; Discarica di Cerratina a Lanciano; Distilleria D’Auria; Akea di Orsogna; CIAF di Atessa; Discarica abusiva di rifiuti pericolosi della camorra a Tollo; In fase di autorizzazioni o realizzazione: Centrale a Biomasse di Treglio Raffineria e pozzi di gas a Bomba; Discarica di Amianto ad Ortona; Centro Oli di Ortona; Inceneritore per biomasse a Castelfrentano; Inceneritore per biomasse di Vasto 1; Inceneritore per biomasse di Vasto 2; Linea elettrica ad alto voltaggio di Terna; ECC. ECC.

Se un Comune favorisce l’istallazioni di attività inquinanti nel prorpio territorio, non mette solo in pericolo la salute e lo sviluppo economico dei propri abitanti, ma arreca anche un grande danno ai comuni limitrofi che magari hanno fatto scelte diverse.

L’inquinamento non lo si può confinare al perimetro di un Comune.

Le scelte degli amministratori del comune di TREGLIO in materia interessano tutta la nostra comunità e con essa vanno condivise. Pensate che possiamo sopportare a lungo questa situazione?

Mentre in Campania in merito alla questione rifiuti i sindaci sono in prima linea nel difendere il proprio territorio e di conseguenza la salute dei cittadini, da noi i sindaci sono completamente assenti e a volte complici di imprenditori senza scrupoli.

A noi cittadini non ci resta che prendere atto della situazione ed intraprendere una lotta dura nei confronti della mala politica per riaffermare i nostri diritti violati.

Cosa dice la scienza in meritori agli inceneritori per Biomasse.

Poche settimane fa, l'American Heart Association (AHA) ha pubblicato un documento significativo intitolato "Particolato atmosferico e malattie cardiovascolari".

In esso viene collegato il tipo di inquinanti tossici prodotti da inceneritori per biomasse con malattie cardiovascolari.

Si tratta di un esame approfondito dei recenti studi dettagliati su riviste come The Journal of American Medical Association, il New England Journal of Medicine, Circulation, il giornale di Air gestione dei rifiuti, l'epidemiologia e tossicologia inalatoria, e molti altri. (La lista di riferimento AHA cita 426 articoli medici).

In questo lavoro, si precisa che l'esposizione a particelle in sospensione nell'aria, nell'arco di alcune ore a settimana, può innescare la morte cardiovascolare e eventi non fatali, come infarti, insufficienza cardiaca, battito cardiaco irregolare, e ictus.

"L'Associazione malati del Polmone” chiede che la normativa non debba favorire la combustione di biomasse.

La combustione della biomassa porta un aumento significativo delle emissioni di ossidi di azoto, di particelle di biossido di zolfo ed ha un grave impatto sulla salute dei bambini, degli anziani e delle persone con malattie polmonari, perdita di giorni di lavoro a causa di malattie respiratorie, accessi al pronto soccorso, incremento del tasso di ospedalizzazione e di mortalità.
L'AHA invita gli operatori sanitari, a sottolineare la necessità che il pubblico deve essere cauto sull’ esposizione alle particelle in sospensione nell'aria, per i quali non vi è stabilito un livello minimo di sicurezza.

Suggerisce sistemi di filtraggio dell'aria in casa, la riduzione del tempo trascorso all'aperto, specialmente nel caso di attività faticose, e di tenere le finestre chiuse in casa.

"Le centrali a biomasse presentano un rischio inaccettabile per la salute dei cittadini, aumentando l'inquinamento atmosferico ...

La combustione delle biomasse libera piccole particelle in aria e la creazione di particolato atmosferico”.

American Lung Association

Massachusetts Medical Society

Deborah Hartley Deborah