mercoledì 30 maggio 2012

"Trivellazioni causano sismicità": la Professoressa D'Orsogna lo aveva detto!I

Ad Overture, programma radiofonico condotto da David Grammiccioli, si parla di quello che il Governo avrebbe dovuto dire ma non ha detto.
Le introspezioni geologiche per la ricerca di idrocarburi e di gas naturali in Emilia Romagna potrebbero essere quasi sicuramente la causa scatenante del terremoto. Lo disse anche la Dottoressa Maria Rita d'Orsogna, docente di Matematica presso l'Università di Northridge in California, In tempi insospettabili quando, nel 2008 si avvicinava l'ipotesi di petrolizzare l'Abruzzo.
Anche in quell'occasione la Professoressa D'Orsogna decise di spendersi per quella che è la sua terra di origine. Cominciarono una serie di conferenze stampa, congressi che la Professoressa aveva preferito tenere prevalentemente in Italia per divulgare quelli che sono gli effetti di trivellazioni da petrolio.Oltre a parlare di quelli che sono i danni provocati dall'idrogeno solforato o acido solfidrico che causa modificazioni di DNA, cancro e perdita istantanea di memoria oltre a danni permanenti ed immediati nel cervello, aveva anche parlato di un aspetto che tutti hanno posto in secondo piano: Il terremoto.
La professore'Orsogna aveva anche avvertito che "in giro per il mondo ci sono zone non-sismiche che lo sono diventate dopo le estrazioni petrolifere. In Russia ad esempio, alcune scosse del grado 7.3 della scala Richter sono state direttamente attribuite alle trivelle per stessa ammissione dei petrolieri; in Indonesia un vulcano continua ad emettere fango grazie a perforazioni risalenti al 2004.
Ci sono anche teorie secondo cui lo tsunami asiatico è stato amplificato dalle estrazioni di quasi 10 milioni di metri cubi di petrolio in Indonesia da parte della Exxon-Mobil".
Intanto la camera dei deputati ha approvato il Disegno di legge 1441, che sottrae alle Regioni e ai Comuni la valutazione di impatto ambientale in relazione alle concessioni di estrazione petrolifera. Direte voi: ma si tratta di petrolio! Eh no! Si tratta di trivellazioni e di estrazione di carburanti fossili come petrolio e gas. La stessa cosa quindi vale per le trivellazioni di gas.
 Insomma, adesso L'Emilia Romagna potrebbe essere annoverata tra quelle "regioni diventate sismiche proprio in seguito a trivellazione". Ci chiediamo quindi: il Governo sapeva? Le aziende che sono interessate ad appropriarsi di quelle risorse fossili lo sapevano? Chi pagherà quindi le case ai cittadini se la responsabilità è addebitata ad altri ed era prevedibile? Il Governo si assumerà le sue responsabilità dopo aver tolto la possibilità di ottener il finanziamento agli immobili per calamità? Sarà considerata una calamità naturale o indotta?
Ci si auspica quindi che i cittadini si riuniscano in comitato e facciano sentire la propria voce.
Una nota va spesa anche per l'Abruzzo che ha vissuto il terremoto nel 2009: li la Petroceltic non si arrende e le compagnie petrolifere si stanno ancora leccando i baffi per quelle che sono le concessioni di ricerca che di fatto saltano moltissimi passaggi della ricerca vera e propria e condurranno dritti alle trivellazioni.
In particolare sono state concesse le ricerche sulla costa abruzzese con tecnica dell'airgun, che sono spari ad alta intensità di aria compressa sulle coste. L'Intensità dei riflessi che ne deriveranno sarà direttamente proporzionale alla presenza o all'assenza di petrolio sotto la costa adriatica.
Nulla di "fortemente inquinante" dal punto di vista chimico per adesso, ma che rischia di mettere a serio rischio tutte le specie marine. Anche questo causerebbe sismicità secondo gli esperti che andrebbe a peggiorare con l'estrazione di idrocarburi ma anche di gas naturali. Numerose piattaforme di gas sono sparse per tutta la costa teramana tra Silvi Marina e Pineto.
E' ora di dire "basta" alle trivellazioni!

domenica 27 maggio 2012

SIAMO IN BUONA COMPAGNIA: ANCHE CARLO PETRINI, FONDATORE DI "SLOW FOOD", LANCIA L'ALLARME CENTRALI A BIOGAS

Da anni Nuovo Senso Civico si batte contro l'installazione di impianti nocivi per la salute e l'economia dei luoghi nei quali vengono imposti di prepotenza dall'alto, partendo da pozzi e raffinerie per giungere alle centrali a biomasse e biogas.
Abbiamo sempre motivato dettagliatamente e con argomentazioni scientifiche la nostra sacrosanta opposizione che ha raccolto sempre maggiori consensi nelle popolazioni interessate ma, ahimè, spesso ha trovato colpevolmente sorde le istituzioni ed autorità politiche ed amministrative che possono prendere le decisioni auspicate dai loro concittadini.
Fino a quando sarà così?
Fino a quando si persevererà nel grande imbroglio?
Per fortuna ogni giorno che passa le nostre tesi si fanno strada ovunque, in Italia ed in Europa, e l'intervento che pubblichiamo qui di seguito ne è un lampante e autorevolissimo esempio essendo stato scritto dal fondatore di "Slow Food" Carlo Petrini, una delle personalità italiane più apprezzate ed ascoltate nel mondo intero.
Servirà tutto questo ad allargare le menti di chi a livello locale può e deve prendere le decisioni giuste in difesa della propria comunità?
(...e intanto la Centrale a biogas di Villa Pasquini va avanti come una locomotiva nell'indifferenza delle istituzioni.) 

Allarme mega-impianti di biogas: anche l'energia pulita può inquinare


09/05/2012 - Il rischio è la speculazione sulla produzione per godere degli incentivi e risparmiare sulla costruzione.

Il biogas, tra le fonti energetiche rinnovabili, sta cominciando a creare più problemi che vantaggi. Soprattutto da quando è diventato la nuova gallina dalle uova d’oro per l’agroindustria. La questione è spinosa, un’altra bella opportunità si sta sprecando nel nome delle speculazioni permesse dalla legge e incentivate con i soldi pubblici, i nostri.
In due anni gli impianti si sono triplicati, e supereranno i mille a fine 2012. Sfruttano liquami e sottoprodotti agricoli, o anche prodotti appositamente coltivati, come il mais. Sono per lo più grandi, i più insostenibili, fatti per vendere energia. È in atto una vera e propria corsa al biogas agricolo, giustificata dall’inseguimento dei cosiddetti “certificati verdi”. Chi produce energia elettrica avrà diritto, se il suo impianto sarà messo a cantiere entro la fine del 2012 (nel 2013 si cambierà un poco), a vedersi riconosciuto un prezzo di 0,28 centesimi al kilowatt contro gli 0,07 del prezzo di mercato. Così i cittadini pagano due volte l’elettricità. Un impianto da 1 megawatt (il massimo ammissibile per ottenere i certificati verdi) è un investimento di circa 4 milioni di euro ammortizzabile in 3 o 4 anni, che poi darà una rendita netta di un milione di euro all’anno. Allettante per chi fa sempre più fatica a guadagnare con l’agricoltura o l’allevamento. Il nuovo decreto sulle rinnovabili, in vigore dal 2013, prevede tagli degli incentivi alle forme di energia “verde” per «allinearli a quelli europei», ma in realtà per il biogas non saranno consistenti, restando su una soglia variabile ma sempre molto conveniente. C’è dunque da presumere che la corsa non si fermerà dopo il 2012.
Chi viaggia attraverso Piemonte, Lombardia ed Emilia probabilmente avrà già visto a margine di alcuni campi due grandi cupole affiancate, spesso colorate di verde. Sono i “digestori” degli impianti, in cui s’immettono le biomasse (liquami zootecnici, letame, sfalci agricoli, scarti di produzione, ma anche insilati e coltivazioni) affinché siano trasformate dai batteri. Questi rilasciano metano, il quale serve a generare energia elettrica con un motore (che produce anche calore), e intanto avanzano un “digestato” che può essere utilizzato come ammendante o concime nei campi. In teoria il ciclo è perfetto: si usano scarti per produrre energia che può servire all’azienda stessa ed essere venduta se in eccedenza. E ciò che avanza si può ancora utilizzare. Sarebbe ottimo se l’impianto fosse piccolo, confinato all’interno del ciclo produttivo aziendale, ma visti i prezzi che spunta l’energia è diventato molto conveniente fare impianti grandi, da parte di consorzi (non sempre riconducibili ad agricoltori), che hanno lo scopo principale di speculare sulla sua produzione.
Per le singole aziende sarebbero sufficienti impianti da 20 o 50 kw ma gli impianti più grandi, dai 250 kw in su, si stanno diffondendo a macchia d’olio, non più soltanto al Nord. Le procedure per l’autorizzazione sono semplificate, seguono un iter molto veloce che i cittadini apprendono quando è già stato approvato dalla conferenza dei servizi. Non gli rimane poi tanto tempo per far valere le proprie ragioni. Ma perché opporsi?

L’assenza di norme più definite e restrittive e la discrezionalità delle Regioni non abbastanza sfruttata, fanno sì che si autorizzino impianti a fini speculativi, costruiti troppo vicini alle abitazioni o in siti sbagliati, che pongono seri problemi di sostenibilità e mettono in discussione la buona produzione agricola.
Gli impianti sono rumorosi, maleodoranti e alcuni studi cominciano ad evidenziare come non siano privi di emissioni nocive. Averli a pochi metri da casa può diventare un incubo. Poi c’è il problema della sostenibilità: questi grandi impianti incentivano i trasporti di “materia prima” da digerire con relative emissioni e traffico. C’è un forte impatto sul paesaggio e sul consumo di suolo agricolo per quanto ne occupa l’impianto stesso, ma più di tutto perché il problema di dover produrre energia per venderla e ammortizzare i costi di costruzione induce gli agricoltori a coltivare cibo per metterlo direttamente nei digestori. Questa forse è la cosa più grave di tutte. I grandi impianti prevedono un utilizzo di un 75% di liquami e di un 25% di materia solida per funzionare in maniera accettabile, per fare soldi. Il mais rende tantissimo come solido e la tentazione di sforare la quota del 25% è forte: già oggi ci sono impianti che consumano in prevalenza mais. È sbagliato da un punto di vista etico, ma anche ecologico. Un mais che non si mangia può ricorrere a un uso dissennato di chimica, fertilizzanti e antiparassitari, inquina e mina la fertilità, consuma uno sproposito d’acqua. Per 1 megawatt si devono sacrificare almeno 300 ettari. Non è difficile immaginare che così si finirà con il compromettere l’agricoltura, non  solo di qualità.
E stanno venendo fuori nuovi problemi. Pare che in Germania, leader in Europa per il biogas, affiorino delle perplessità. C’è anche chi ha ipotizzato che le contaminazioni da e.coli che hanno paralizzato il mercato dell’ortofrutta continentale l’anno scorso fossero state causate dalla diffusione di digestati da biogas non proprio “puliti”. Se gli scarti non rimangono nelle aziende e cominciano a viaggiare, controllarli diventa molto difficile. Per ora nessuno ha smentito queste tesi, ma basti dire che la Svezia, altro Paese all’avanguardia da anni, obbliga a pastorizzare i liquami in ingresso e i concimi in uscita dalle aziende per evitare contaminazioni. Forse non è nemmeno un caso che la Regione Emilia Romagna nelle sue linee guida abbia vietato gli impianti a biogas nei territori dove si produce il Parmigiano Reggiano. È un pericolo che andrà approfondito, ma non osiamo pensare cosa potrebbe succedere se s’inizieranno – come alcuni detrattori prevedono – a utilizzare senza controlli i rifiuti urbani umidi.
Oggi in Italia ci sono tantissimi comitati locali che si oppongono al biogas, o almeno lo chiedono fatto in maniera ragionata. Un fenomeno importante: si stanno riunendo in coordinamenti regionali e ne sta nascendo anche uno nazionale. Pretendono nuove regole, certe e più restrittive; incentivi soltanto laddove il biogas rappresenta una vera energia pulita che utilizza scarti veri (non cibo o rifiuti urbani); lo vogliono lontano dalle zone residenziali e fatto senza compromettere un’agricoltura che, occorre ricordarlo, prima di tutto serve a vendere cibo e non energia.

Di Carlo Petrini, da La Repubblica del 9 maggio 2012
 

mercoledì 23 maggio 2012

ULTIMO AVVISO AI NAVIGANTI


Al neo-Sindaco di Ortona Vincenzo D’Ottavio e a tutti gli altri Sindaci: dimostrate di voler cambiare davvero.
 
I risultati elettorali nel loro complesso hanno dimostrato che non ci si può adagiare sui vecchi schemi che in molti casi sono stati sconquassati dal voto popolare. L’elettorato non è più fedele in maniera acritica alle bandiere ed agli schieramenti, ma premia le idee nuove e soprattutto l’inequivocabilità e la precisione degli obiettivi. Non sopporta più i logori trucchetti del “sì, ma anche”.

Le priorità sono salute, ambiente e lavoro, tre temi che non solo sono in perfetta armonia tra di loro ma che si alimentano l’un l’altro mentre sono del tutto incompatibili con scelte nefaste di pseudo-progresso quali raffinerie, pozzi petroliferi e inceneritori, insomma con progetti industriali altamente impattanti che distruggono, oltre la salute e l’habitat circostante, le vocazioni economiche tradizionali dei posti nei quali irrompono di prepotenza.

Abbiamo più volte dimostrato che gli interventi rispetttosi dell’ambiente (valga per tutti l’esempio di Vedelago già illustrato nei minimi particolari) e che esaltano le caratteristiche paesaggistiche, storiche e culturali di un luogo possono creare migliaia di posti di lavoro mentre tutti quelli invasivi e inquinanti quali inceneritori, raffinerie e simili non solo porterebbero appena qualche decina di occupati (per stessa ammissione delle società proponenti) ma ne distruggerebbero nel contempo diverse centinaia in comparti del tutto incompatibili con questi.

Parma ha scelto un’alternativa radicale anche perché il neo-Sindaco Pizzarotti (Mov. 5 Stelle) ha detto chiaro e tondo NO ALL’INCENERITORE in una terra storicamente dedita ai prodotti della terra (con l’eccellenza parmigiano in primo piano) da cui trae benessere e ricchezza.
Il suo avversario Bernazzoli (PD) incarnava il grigio burocratismo di partito che cerca di tenere insieme tutto e il contrario di tutto senza prendere posizioni nette. E così alla fine nonostante i forti sponsor (da Confindustria ai costruttori, dagli ordini professionali a tutto l’establishment consolidato) ha ricevuto una legnata tanto forte quanto inaspettata, il che la dice lunga sulla sintonia di certi apparati di partito con la realtà. Se poi aggiungiamo le sue mancate dimissioni da Presidente della Provincia di Parma in carica e la ventilata possibilità di mantenere entrambe le cariche in caso di elezione allora completiamo il quadro: questi squallidi giochetti della vecchia politica ufficiale sono ormai diventati insopportabili agli occhi della maggioranza degli italiani.

Questo è il messaggio forte e chiaro inviato alle formazioni politiche tradizionali: non è più il tempo di tenere il piede in due staffe.
O scegli la Costa dei Trabocchi e il turismo rispettoso o le piattaforme estrattive in mare. O gli inceneritori o l’olio e il vino di qualità. O le centrali a biomasse o la salute delle persone.

Ortona ha detto con grande evidenza di voler chiudere il capitolo Fratino-Di Martino che siamo sicuri nessuno rimpiangerà. Ma il consenso ottenuto non è un assegno in bianco bensì una cambiale in scadenza.
Il nuovo Sindaco D’Ottavio con la sua amministrazione non può più tergiversare: dìa subito un segnale netto revocando il “sospetto” cambio di destinazione da agricola a industriale dei bellissimi terreni di Contrada Feudo, guarda caso il posto dove l’ENI ha in progetto di impiantare il tristemente noto “Centro oli”.

Ortona deve affrontare tutte insieme una serie di pericolose criticità ambientali già attive o in via di definizione che stroncherebbero città ben più grandi:
1.    il Centro Oli in Contrada Feudo, ossia il progetto di raffineria mai abbandonato ed anzi recentemente rilanciato dagli alti vertici dell’ENI;
2.    la Turbogas in Contrada Tamarete pronta ad entrare in funzione;
3.    lo stabilimento e deposito di bitume della Pavimental (Società Autostrade);
4.    2 progetti per altrettanti depositi di pet-coke (scarto di lavorazione del petrolio, rifiuto speciale altamente inquinante);
5.    2 centrali a biomasse (oli vegetali) di cui almeno una già in costruzione;
6.    la discarica di amianto a Villa Pincione.

Ricordiamo inoltre che l’aria non ha confini e i Sindaci sono responsabili non solo per i cittadini direttamente amministrati ma anche per le comunità vicine che pagano in pieno le conseguenze dell’inquinamento trasportato dai venti per decine e decine di km.

In conclusione questo è probabilmente l’ultimo avviso ai naviganti dopodichè a colare a picco potrebbe essere anche solo il capitano con il suo equipaggio, gettato a mare dai passeggeri, mentre la nave, cambiando guida e rotta, veleggerebbe tranquilla verso lidi più belli e sicuri.
E non ci sarebbe nessun SOS possibile.

sabato 19 maggio 2012

TORNA L'INCUBO DEL CENTRO OLI DI ORTONA

Poche settimane fa la modifica da parte del Consiglio Comunale di Ortona dei terreni di contrada Feudo da agricoli a industriali.
Qualche mese fa un dirigente ENI è venuto in Abruzzo a sostegno delle attività petrolifere nella nostra regione.
LA PROVINCIA DI CHIETI POTREBBE DIVENTARE LA NUOVA FALCONARA
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Petrolio, arrivano altre trivelle e l’Eni riprende i suoi progetti (compreso il Centro oli)

ABRUZZO. La Regione Abruzzo conferma la sua volontà "fossile", nel senso filosofico e letterale del termine: i proponenti di istanze, permessi e concessioni inerenti idrocarburi  attendono fiduciosi autorizzazioni che paiono quasi scontate.FEBBO:«IL WWF FA POLITICA MA NON VEDE LE CONTRADDIZIONI DEI SUOI AMICI»
Il tutto contro una grande maggioranza di cittadini che non vogliono l’Abruzzo come terra di trivelle. In molti casi la volontà è emersa da comitati, associazioni anche attraverso manifestazioni di piazza. Nelle ultime settimane quattro nuove aree sono diventate l’obiettivo di questo nuovo “attacco”. Due nuove concessioni a coltivare, Colle San Giovanni nel Teramano e Aglavizza nel Vastese, fanno da testa d’ariete, mentre  altre due nuove istanze di ricerca, Villa Mazzarosa e Villa Carbone sempre nel Teramano, hanno iniziato l'iter amministrativo.
 «Gli abruzzesi hanno dimostrato in tutte le sedi possibili», commenta oggi il Wwf, «la contrarietà pressoché unanime alle attività inerenti la coltivazione degli idrocarburi con infrastrutture annesse come il Centro Oli. A chi faceva presente che la legge regionale n. 48 del 2010 era inefficace e ingarbugliava ulteriormente la legislazione, il nostro Presidente Chiodi ha sempre risposto che nessuna concessione era stata data da quando era Presidente della Regione. Cosa ha da dire Febbo ora che viene smentito sul fatto che nel cuore dell'Abruzzo agricolo ci ritroviamo altre concessioni minerarie? Sarà per questo che si è tanto prodigato ad affossare il Parco della Costa Teatina che avrebbe bloccato la trasformazione dell' Abruzzo costiero in distretto minerario?»
E’ un fatto poi che spesso la presentazione di osservazioni contro i progetti è rimessa esclusivamente alla buona volontà di associazioni e cittadini che peraltro si devono scontrare anche con un sistema che certo non facilita la diffusione di informazioni e la partecipazione.
L’accesso informatizzato sul sito dedicato alla VIA (Valutazione Impatto Ambientale) della Regione è complicato e macchinoso. A volte i progetti non vengono pubblicati in formato elettronico (nonostante chi presenta un progetto è tenuto per legge a presentarlo anche in questa forma). Cittadini e associazioni di volontariato devono ogni volta intraprendere spese e giri nel bizantinismo burocratico, perdendo tempo prezioso.
E poi preoccupano le dichiarazioni dell’uomo Eni, Roberto Petri, che al TGR ha dichiarato che saranno ripresi tutti i progetti in sospeso compreso il Centro Oli.
E oltre il petrolio la Regione punta dritto sull’eolico off shore in mare aperto e sulle biomasse. Lo hanno confermato proprio questa mattina sia il presidente Chiodi che l’assessore all’energia Di Dalmazio.
DA PRIMA "DA NOI"
 Primadanoi Quotidiano online per l'Abruzzo

venerdì 18 maggio 2012

IN DIFESA DELLA POLITICA (E PERFINO DEI PARTITI)


Farò un ragionamento forse impopolare di questi tempi per mettere in guardia sui rischi che potremmo correre alimentando in maniera acritica le campagne spesso indiscriminate e a volte sospette della cosiddetta “antipolitica”.
Non sono qui per strappare facili applausi.

Nessuno si sognerebbe mai di abolire le squadre ed il gioco del calcio solo perché esistono giocatori che truccano le partite, arbitri corrotti o presidenti che riciclano soldi sporchi dietro il paravento della popolarità oppure perché c’è uno sperpero immorale di danaro, anche pubblico.
Piuttosto si penserebbe ad una grande opera di pulizia e riorganizzazione con nuove regole e protagonisti rispettabili per riportare al suo giusto splendore il gioco più bello del mondo.

Ecco, penso sia la stessa cosa anche per la politica.

La Politica è un arte nobile e antica che molti hanno trasfigurato nel “mestiere più antico del mondo”. E’ la gestione del bene comune nell’interesse dell’intera collettività alla quale si indica una prospettiva, un progetto di miglioramento.

La giusta indignazione e lo sgomento per l’incapacità, la corruzione, i privilegi e la lontananza cosmica dalla vita quotidiana della maggior parte dei politici di professione (che sarebbe più consono definire “politicanti”) non deve farci dimenticare che nelle moderne democrazie i partiti (insieme ad altre forme organizzate come sindacati e associazioni varie) sono una delle colonne portanti a garanzia della partecipazione diffusa e trasversale tanto che nel secolo scorso anche movimenti politici che preconizzavano forme sociali completamente alternative come i comunisti si organizzavano in partiti.

Insomma, l’attuale inaccettabile degrado del panorama politico non deve indurci a gettare anche il bambino insieme all’acqua sporca.

Lo stesso finanziamento pubblico dei partiti, in altre forme radicalmente più contenute e trasparenti, dovrebbe rappresentare la garanzia che non solo i ricchi e i potentati economico-finanziari possano decidere più di quanto già fanno oggi delle sorti dell’intero pianeta.

Non lasciamoci abbagliare dagli strilloni del momento e soprattutto distinguiamo tra le idee e i personaggi che le veicolano perché anche se in buona fede potrebbero portarci su un crinale molto scivoloso. E poi che rabbia vedere nelle vesti di fustigatori della politica tanti pluri-riciclati attaccati per decenni alla mammella dei partiti al potere!

Il ragionamento sarebbe identico anche se tutti i politici attuali fossero nelle stesse scadenti condizioni, ma sappiamo bene che non è così e lo possono testimoniare i tanti movimenti che si trovano a lottare fianco a fianco con Sindaci ed esponenti di partito generosi e disponibili. E’ vero che più ci si allontana dalla base e ci si avvicina ai “Palazzi romani” e più si rischia di venire inghiottiti dalle lusinghe del potere (abbiamo visto fior di parlamentari cattolici osservanti e strenui difensori della famiglia buttarsi a pesce nel primo bordello aperto appena un po’ lontani da casa).

Ma è proprio per questo che occorre una grande operazione riorganizzatrice e moralizzatrice tutta politica che porti a regole più incisive per valorizzare  e accrescere la partecipazione e il controllo, il ricambio e la rotazione, la sobrietà e l’abolizione di odiosi privilegi, lo studio, la capacità e le competenze. Competenze che non siano solo presunte “tecniche” ma pienamente politiche, di diritto e di fatto, perché chi governa temporaneamente abbia un confronto continuo ed un rapporto di scambio (nel senso pulito del termine) con l’opinione pubblica e quindi con l’elettorato che può dare e togliere con il consenso anche il potere.

Non si tratta quindi di cancellare partiti e politici ma di costringerli ad un radicale rinnovamento, sporcandoci noi stessi le mani (anche qui nel senso positivo del termine) e non semplicemente sbraitando a vanvera. Perché il meccanismo funzioni al meglio occorrono dei filtri che devono restare sempre puliti e dunque vanno controllati spesso e sostituiti all’occorrenza.

Dalla cancellazione dei partiti all’abolizione dei Parlamenti il passo è breve: dobbiamo vigilare e pretendere il meglio, tenendoci ben stretti tutti gli strumenti democratici che ci permettono di influire sulle scelte della comunità altrimenti senza accorgercene potrebbe apparire all’orizzonte un nuovo “Cavaliere” che invece del tubo catodico avrà in mano un vero manganello.

fm

P.S.: nel frattempo interviene l'attentato alla scuola di Brindisi che rende il quadro ancora più inquietante.

domenica 13 maggio 2012

LA NOSTRA IDEA DI LANCIANO

Pubblichiamo qui di seguito LE OSSERVAZIONI ED I SUGGERIMENTI DI NUOVO SENSO CIVICO PER IL NUOVO PIANO DEL TRAFFICO IN PREPARAZIONE A LANCIANO. Speriamo in questo modo di contribuire a rendere migliore la nostra Città suscitando un dibattito sugli stili di vita e confidando di avere ascolto da parte degli Amministratori pubblici dai quali l'intera comunità si aspetta chiari segnali di svolta e cambiamento.


Al Sindaco di Lanciano Dott. Mario Pupillo                            
Agli Assessori del Comune di Lanciano
Ai Consiglieri Comunali del Comune di Lanciano
Ai Responsabili del PGTU Ing. S.Ciurnelli e Ing. F.Marino

OGGETTO: Osservazioni e suggerimenti per il nuovo PGTU (Piano Generale del Traffico Urbano) del Comune di Lanciano


“RIDURRE IL TRAFFICO PER MIGLIORARE LA MOBILITA’ E LA SALUTE DEI CITTADINI – LA NOSTRA IDEA DI LANCIANO”

PREMESSO CHE
  • IL TRAFFICO VEICOLARE MOTORIZZATO RAPPRESENTA LA PRINCIPALE FONTE DI INQUINAMENTO DELLE AREE URBANE ATTRAVERSO IL RILASCIO NELL’ARIA E A TERRA DELLE POLVERI SOTTILI E ULTRASOTTILI, come stabilito autorevolmente dalla stessa OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità);

  • LE POLVERI SOTTILI (pm10 e pm 2,5) E ULTRASOTTILI (da pm1 in giù) SONO TRA LE PRIME E PIU’ INSIDIOSE CAUSE DI GRAVI MALATTIE MOLTE DELLE QUALI MORTALI tra le quali ad esempio il cancro ai polmoni, l’infarto ed altre patologie cardio-vascolari, le infezioni alle vie respiratorie, enfisemi, asme e allergie che colpiscono in maniera particolarmente virulenta i soggetti più deboli come i bambini. L’ OMS in base ai rilevamenti in 13 città italiane nel periodo 2002-2004 ha stimato in 8220 morti l’anno (di cui 742 per cancro ai polmoni) il numero di decessi causati direttamente dal superamento dei valori consentiti di PM10;

  • Il recente Studio “SQUILLA” svolto dal Consorzio Mario Negri Sud sulla qualità dell’aria a Lanciano ha incredibilmente omesso il rilevamento delle polveri sottili e ultrasottili oltre ad altre incongruenze che abbiamo evidenziato (inadeguatezza dello strumento utilizzato “radiello”, modalità, periodo e durata del campionamento, ecc.) e ha restituito così un quadro ampiamente incompleto e non rappresentativo della situazione;

  • L’INQUINAMENTO DA TRAFFICO VEICOLARE VA A SOMMARSI AD ALTRE FONTI NOCIVE PER LA SALUTE che a Lanciano e dintorni sono rappresentate da:
  1. Discariche di rifiuti attive (Cerratina) ed esaurite ma non bonificate (Serre) con probabili disatrose contaminazioni delle falde acquifere sottostanti;
  2. Centrali a biomasse di Treglio e prossima Centrale a biogas di Villa Pasquini;
  3. Zone industriali estese (Cerratina e Val di Sangro) e piccoli insediamenti diffusi;
  4. Antenne e ripetitori per la telefonia (inquinamento elettromagnetico) già attivi in tutta l’area urbana più diversi altri in via di installazione (valga per tutti l’esempio del Quartiere Olmo di Riccio- Via del Mare dove esistono già 3 impianti del genere e dove se ne vuole insediare un altro nelle vicinanze di una scuola dell’infanzia e una scuola elementare);
  5. Prossimi tralicci del nuovo elettrodotto in via di definitiva approvazione e realizzazione;
  6. Impianti di riscaldamento privati e pubblici;
  7. Coperture in amianto diffuse sia su capannoni e depositi industriali che su abitazioni private ed edifici pubblici;
  8. Trattamenti chimici delle coltivazioni e del suolo attraverso un uso indiscriminato di pesticidi e simili che vanno ad incidere gravemente nella catena alimentare;
  9. Dulcis in fundo (!) eventuali inceneritori all’orizzonte.
Come ci hanno insegnato a scuola il tutto è maggiore della somma delle sue parti e quindi tutti questi fattori negativi si autoalimentano a vicenda creando una miscela esplosiva per la salute delle persone e dell’ habitat nel quale vivono.

  • Il Sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria locale, ha il dovere di difendere in ogni modo la salute dei suoi concittadini utilizzando tutti gli strumenti giuridici e politici a sua disposizione tra i quali il “principio di precauzione”, sancito dalla Comunità Europea, che esalta il valore della prevenzione, più efficace e meno oneroso degli interventi posteriori in riparazione del danno.

RILEVATO CHE

  • L’uso del mezzo privato nell’area urbana ha raggiunto dimensioni spropositate come certificato dallo stesso studio preliminare per il PGTU che rileva decine di migliaia di ingressi giornalieri in città e che quest’uso è in larga parte indiscriminato, superfluo e poco funzionale. Il dato locale si colloca all’interno di quello nazionale che vede l’Italia al secondo posto al mondo dopo gli Stati Uniti per numero di auto per abitante, con l’aggravante di una configurazione territoriale e di una densità abitativa nettamente più critiche del continente americano;

  • La conformazione urbanistica di Lanciano, con ampi nuclei storici antichi e medievali, è inadatta a sostenere tali pesanti volumi di traffico che rischiano di danneggiarne anche il patrimonio artistico e architettonico oltre la salute dei cittadini;

PRENDENDO ATTO CHE

L’Amministrazione Comunale di Lanciano ha meritoriamente scelto di valutare il problema nella sua globalità commissionando studi sia sul traffico che sulla qualità dell’aria rendendo parte attiva la cittadinanza attraverso la consultazione di comitati, associazioni e gruppi;

L’Associazione NUOVO SENSO CIVICO

RITIENE CHE

  • Le Amministrazioni pubbliche attraverso lo strumento della vera politica non possono limitarsi ad organizzare la vita quotidiana ma devono indicare un progetto a lungo termine di miglioramento della collettività adottando scelte “doverose” più che “coraggiose”, capaci di proiettare la città in una vera e sana modernità di stampo europeo;

  • Alcune soluzioni fin qui adombrate per risolvere il problema del traffico quali ad esempio la creazione di nuovi parcheggi in centro o la costruzione di nuove rotatorie ci sembrano largamente inadeguate se non addirittura controproducenti. Ipotizzare altri parcheggi senza adottare politiche di drastica riduzione dell’utilizzo superfluo dell’auto privata significherebbe solo ingolfare ulteriormente spazi già saturi aggravando la situazione sia in termini di mobilità che di salubrità. Può essere utile al riguardo l’esempio dell’armadio: se il nostro armadio non riesce più a contenere i vestiti la scelta peggiore sarebbe quella di comprarne uno nuovo che, oltre a rubare altro spazio in casa, si riempirebbe ben presto ancora una volta se non cambiamo le nostre abitudini. La scelta ragionevole è invece quella di liberare il vecchio armadio da tutti quegli indumenti inutili che non usiamo o non ci piacciono più magari regalandoli e fare nuovi acquisti con parsimonia tenendo sempre sotto controllo spazi e portafoglio;

  • Il traffico deve essere reso più scorrevole e sicuro soprattutto attraverso una sua drastica riduzione con l’adozione di politiche di disincentivazione e ostacolo a tutti gli usi eccessivi del trasporto privato motorizzato senza penalizzare naturalmente chi ne ha stretta necessità per motivi di lavoro o di altra natura  e che anzi sarà avvantaggiato dalla riduzione del volume complessivo. Se puntiamo semplicisticamente a renderlo più fluido senza ridurne i numeri otterremo soltanto un notevole incremento dei mezzi in entrata con un impatto devastante per la città ed i suoi abitanti;

PROPONE CHE

  • L’Amministrazione Comunale di Lanciano si dia un obiettivo di lungo periodo ambizioso e innovativo che faccia della nostra comunità un esempio di vivibilità, salubrità e vero progresso che alla fine condurrà anche a risultati economici di prima grandezza attirando interesse e turismo da ogni parte del mondo, in raccordo con analoghe scelte da prendere per la fascia costiera (Costa dei Trabocchi e dintorni). Oltre alle specifiche capacità abbiamo la fortuna di avere tutti i requisiti di storia, cultura, tradizione e posizione geografica per poter raggiungere simili traguardi;

  • L’Amministrazione Comunale di Lanciano progetti, sperimenti e adotti tutte quelle forme di mobilità alternativa già in uso in Italia e nel mondo nelle città più avanzate. Stabiliti gli obiettivi dovranno poi essere i tecnici e gli esperti del settore ad indicarci le soluzioni più appropriate, ma nel frattempo proviamo a suggerirne alcune:
  1. Potenziamento e miglioramento del trasporto pubblico con progressiva elettrificazione e adozione di propellenti meno inquinanti (metano, biocombustibili, ecc);
  2. Utilizzo dell’ ex-tracciato ferroviario come metropolitana di superficie;
  3. Aree di scambio ed intermodalità auto privata/bus navetta per il centro, pullman/bici, ecc. da individuare in zone esterne alla città già utilizzabili per questo servizio;
  4. Car-sharing (scambio di auto), Car-pooling (condivisione di auto), taxi collettivo;
  5. Creazione di una rete capillare di piste ciclabili e bike-sharing (scambio di bici pubbliche);
  6. Estensione ragionata delle aree pedonali e a traffico limitato (ZTL) con contemporanea valorizzazione delle stesse attraverso potenziamento dei servizi e degli arredi urbani che ne aumentino l’attrattiva anche in favore delle attività commerciali presenti;
  7. Incentivi per l’adozione di veicoli meno inquinanti e progressiva sostituzione del parco auto/autobus/mezzi comunali in direzione dell’”impatto zero”;
  8. Controlli periodici dell’efficiente funzionalità dei mezzi in circolazione;
  9. Rimodulazione dei tempi della città (orari di scuole, uffici pubblici, esercizi, ecc.) per razionalizzare i flussi della mobilità e pianificare i trasporti in entrata e in uscita;


L’Amministrazione Comunale di Lanciano svolga parallelamente un’azione di sostegno, rafforzamento e promozione delle scelte adottate attraverso:
1.      Il monitoraggio permanente della qualità dell’aria e dell’ambiente durante il processo di progressiva riduzione delle fonti di inquinamento atmosferiche, del suolo e acustiche;
2.      l’organizzazione di campagne informative ed iniziative pubbliche soprattutto nelle scuole per illustrare temi ed obiettivi nell’ottica di una modifica virtuosa degli stili di vita;
3.      Il confronto e coinvolgimento continuo delle parti più attive della società civile, di medici, pediatri e specialisti per una sempre maggiore compartecipazione e condivisione delle scelte;
4.      l’avviamento deciso di un processo di riduzione, risparmio ed efficientamento delle fonti energetiche privilegiando le forme meno inquinanti e ad impatto zero;
5.      l’adozione di politiche che eliminino progressivamente tutte le fonti di inquinamento aggiuntive al traffico e non necessarie per la collettività, impedendo qualsiasi ulteriore operazione dannosa per la salute pubblica.

EVIDENZIA CHE

In tema di finanziamento delle azioni virtuose di cui sopra, il costo di una rotatoria stradale varia dal mezzo milione di euro (= 1 miliardo di lire) come quella realizzata a Marcianese fino a 2 milioni e mezzo di euro (=5 miliardi di lire). Quindi realizzando qualche rotatoria o parcheggio in meno non più necessari dopo aver ridotto drasticamente il flusso veicolare con soluzioni alternative (che avvantaggiano le stesse tasche dei privati visti i costi di carburanti, assicurazioni e autostrade) si possono utilizzare quei soldi per realizzare tutti gli interventi possibili in funzione di una migliore mobilità che rispetti la salute, l’ambiente, la qualità della vita e in definitiva anche l’economia.

In conclusione solo in questo modo l’intera Amministrazione Comunale di Lanciano, comprese le attuali forze all’opposizione, potrà lasciare un segno indelebile nel tempo rendendo Lanciano una città “europea” nel vero senso della parola, ancora più bella, vivibile e vitale e che saprà farsi apprezzare come merita nel panorama internazionale.
Scelte che inizialmente potrebbero sembrare impopolari risulteranno ben presto giuste e vantaggiose agli occhi di tutti contribuendo ad un’operazione culturale di alto livello che porterà l’intera cittadinanza ad una maggiore consapevolezza delle proprie inestimabili risorse con una ricaduta positiva in tutti i settori della vita sociale.
In caso contrario il destino di Lanciano sarà quello di un grigio e velenoso anonimato da condividere con le tante città italiane sfigurate dalle auto e dall’inquinamento.

Sperando che il nostro contributo sia tenuto nella giusta considerazione vi auguriamo un sano e ispirato buon lavoro.

Il relatore                                          Il Presidente di Nuovo senso Civico
       Franco Mastrangelo                                                    Alessandro Lanci



mercoledì 9 maggio 2012

A PROPOSITO DI TRAFFICO: LA BICI DI UMBERTO VERONESI


Già avevo scritto sugli sconfinati vantaggi individuali, collettivi e ambientali dell’uso della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano (vedi: http://nuovosensocivico.blogspot.it/2011/11/diritto-alla-salute.html ).

Sono ormai innumerevoli le voci che si alzano in favore di questo straordinario marchingegno, ma qui di seguito mi piace riportare cosa ne pensa un’autorevole personalità italiana (nonché instancabile “pedalatore” di lungo corso) che risponde al nome di Umberto Veronesi.

In un periodo in cui l’Amministrazione Comunale di Lanciano sta preparando il futuro “Piano Generale del Traffico Urbano” (per il quale Nuovo Senso Civico presenterà le proprie osservazioni), suggeriamo a tutti gli addetti ai lavori di prestare molta attenzione alle parole dell’illustre oncologo:

“LA BICI? FA BENE.  PAROLA DEI MEDICI DI STRASBURGO

Cito un’iniziativa inedita lanciata a Strasburgo, in Francia: da settembre prossimo i medici curanti potranno rilasciare ai loro pazienti una “ricetta” molto particolare, che non prescrive pillole, ma un po’ di sano movimento in bicicletta. Con questa prescrizione in mano, potranno ottenere gratuitamente l’uso delle “biciclette municipali”, che ormai sono una realtà anche in molte città italiane: nate per dare una mano a risolvere i problemi del traffico e per favorire i pendolari che lasciano l’auto a casa e prendono il treno, queste bici acquistano adesso una valenza in più, quella di contribuire alla salute.
Il ciclismo non competitivo, esercizio di tipo aerobico che implica un’attività moderata e utilizza ossigeno per fornire l’energia necessaria alla contrazione dei muscoli, è il metodo ideale per eliminare il grasso corporeo nelle persone che normalmente fanno poco movimento, e a Strasburgo vogliono lanciarlo come un vero e proprio ausilio sanitario, che il Sistema sanitario nazionale deve rimborsare. Non si può non essere d’accordo, soprattutto se si pensa che viviamo in un mondo medicalizzato in cui cresce la tendenza a tamponare con i farmaci gli effetti dannosi degli stili di vita errati, mentre abbiamo a portata di mano i mezzi per ridurne il consumo, a tutto vantaggio sia della salute dei pazienti, sia dei costi dell’assistenza sanitaria.
Provate a immaginare: leggere su una ricetta medica che vengono prescritti “due chilometri al giorno in bicicletta. Velocità: quanto basta” potrà anche essere il segnale di una cultura che cambia, e che sempre di più vede l’interesse dei cittadini a un modo più sano di vivere.
Sarà un’istanza da prendere in considerazione in molti ambiti, e le idee non mancano. Fervono nuove proposte soprattutto nel campo dell’architettura, per la progettazione di quartieri dove gli spazi per gli sport sono totalmente integrati nel processo costruttivo.
Il punto di arrivo di questo percorso è una “welfare community”, una comunità che si prende cura della personale salute in tutte le età della vita: dall’idea che nelle scuole lo sport debba avere una cadenza quotidiana alle biciclette gratuite, per l’appunto. Sulle quali anche i nonni possono rinnovare la gioia salutare di una vita più attiva.”
(Umberto Veronesi, dalla rubrica “La nostra salute” su OGGI del 2/5/2012)

Pedalate, gente, pedalate…

Franco Mastrangelo – Nuovo Senso Civico Lanciano

sabato 5 maggio 2012

AMMINISTRATORI COMUNALI DI LANCIANO ADESSO LO SAPETE, NON POTETE PIU' FARE GLI INDIFFERENTI...





Sistema integrato di raccolta e riciclo rifiuti
E' importante specificare da subito che questo sistema crea tanti nuovi posti di lavoro.
E' un sistema che presuppone una raccolta differenziata capillare e molto rigorosa; il risultato è un nuovo mercato e un indotto di nuove aziende che lavorano il materiale prodotto dalla fabbrica centrale per farne diversi manufatti.
Il sistema è innovativo ed è stato sperimentato con ottimi risultati nel nord italia, a Vedelago. Si utilizza una nuova tecnologia, con macchine trita rifiuti modificate per poter trattare anche gli imballaggi e le plastiche varie che prima finivano in discarica o negli inceneritori.
Il prodotto finito è un granulato plastico che viene utilizzato come materia di base per moltissimi manufatti che vanno dall'edilizia agli arredi urbani.
Questo granulato viene utilizzato anche nell'edilizia in sostituzione della sabbia di cava, con risultati migliori.L'impianto fa da fulcro per la raccolta differenziata: compra i rifiuti ben smistati dai comuni e dalle aziende private, li lavora e rivende il prodotto ad altre aziende.
Il beneficio è duplice per i cittadini perché i costi che il Comune deve sostenere per lo smaltimento dei rifiuti vengono quasi azzerati, con un conseguente ribasso del costo della bolletta per le famiglie. Inoltre i rifiuti differenziati vengono venduti con un ulteriore profitto.
Il risparmio che ne consegue deve essere utilizzato per potenziare il sistema di raccolta differenziata espandendolo capillarmente, porta a porta, con nuovi addetti che verranno assunti e con un sistema di riconoscimento del cittadino che non pagherà più la bolletta sulla base dei vecchi parametri, ma sulla base di quanti rifiuti produrrà. Si paga solo quello che non si ricicla (l'indifferenziato).
Il centro di Vedelago sta facendo da esempio in tutta Europa per l'efficienza e la lungimiranza dimostrati: da lavoro a 70 persone e ha un indotto calcolato in 9200 posti di lavoro (novemila e duecento !).
La fabbrica di Vedelago è costata 5 milioni di euro, tutto compreso, e raccoglie i rifiuti di un'area di 50000 abitanti circa.
E' stata inaugurata da poco una seconda fabbrica nel nord Sardegna, gestita da una cooperativa che ritira i rifiuti da una quarantina di comuni in provincia di Sassari.
Questo è un sistema che coniuga il problema dei rifiuti e il problema della disoccupazione, tutto nel rispetto dell'ambiente.

Dott. Mario PUPILLO
Dott. Marcello D'OVIDIO
Arch. Antonio DI NACCIO
Dott. Valentino DI CAMPLI 
Dott. Evandro TASCIONE
Dott. Giuseppe VALENTE
Sig. Pasquale SASSO
Dott. ssa Dora Anna BENDOTTI    
 
DI FONZO DONATO

DI MATTEO ALESSANDRO
BIANCO ANTONIO
BORRELLI MARIA SAVERIA
CAPORALE ALEX
CAPORALE DAVIDE
CIBOTTI BERNARDETTA
COTELLESSA PIERO
DI BUCCHIANICO GABRIELE
VERNA GIACINTO
MARONGIU LEO
LACCISAGLIA ANGELO
UCCI MICHELE
FERRANTE GIUSEPPE

ANTONELLI LUCA
BISBANO LUCIANO
BOMBA PAOLO
BOZZA ERMANDO
D'AMICO ERRICO
DI CAMPLI GRAZIELLA
DI DOMENICO MARCO
D'ORTONA MANLIO
D'OVIDIO EUGENIO
PAOLUCCI TONIA

venerdì 4 maggio 2012

Abruzzolive.tv - Aria pulita, no aria inquinata. A Lanciano scontro tra Comune e associazioni ecologiste

Abruzzolive.tv - Aria pulita, no aria inquinata. A Lanciano scontro tra Comune e associazioni ecologiste

NOI NON VI GIUDICHEREMO PER QUELLO CHE DIRETE MA PER QUELLO CHE FARETE


Pubblichiamo il discorso pronunciato da Alessandro Lanci durante il Consiglio Comunale Straordinario di Lanciano dedicato alle problematiche ambientali.

Al Consiglio Comunale di Lanciano
Lanciano, 4 maggio 2012

“Non bisogna più nemmeno chiamarli rifiuti, ma sono materiali".

Il rifiuto non esiste, ma è una straordinaria risorsa, nonché un’opportunità di business tutta da sfruttare.
Ma andiamo con ordine.
Il Centro di Riciclo di Vedelago si occupa di separazione e riciclaggio di rifiuti.
Non sembrerebbe nulla di straordinario, ma la peculiarità di questo impianto è data dalla percentuale di rifiuti che riesce a riciclare. Circa il 99%.

Sembra impensabile in un’epoca contrassegnata dall’invasione della spazzatura nelle strade di Napoli, dalle difficoltà crescenti incontrate dalle diverse amministrazioni per aprire nuove discariche e dalle polemiche (motivate) che sempre più si accompagnano alla presenza degli inceneritori.
Impensabile, eppure reale.
Certo, siamo nel nord-est, nell’Italia del fare. Eppure...
Quando ci dicono che il contesto culturale non permette risultati analoghi questo ci offende profondamente. “La gente non è mica stupida! I sindaci dicono ‘qui da noi non c’è la cultura’. Io dico: che i sindaci a volte danno del deficiente ai propri cittadini!
Non credo che nel proprio paese le persone non sappiano distinguere tra un giocattolo e una bottiglia!”.
Proprio dai cittadini e dalle amministrazioni che li governano deve partire il processo virtuoso proposto dal Centro di Riciclo Vedelago.

Perché il miracolo che il centro di Vedelago  propone si compia, infatti, è necessaria un’accurata separazione dei rifiuti, ma soprattutto una raccolta differenziata che sia mirata al riciclo.
Troppe volte, invece, si misurano le percentuali di raccolta, senza controllare, poi, quanti di questi “materiali” raccolti vengano effettivamente riciclati.
“Spesso più che di comuni ricicloni bisognerebbe parlare di comuni raccoglioni.

“Quando si fa una raccolta differenziata finalizzata al riciclo bisogna capire perché va fatta, quali sono gli obiettivi, e intervenire quindi concretamente realizzando impianti adatti alle esigenze dell’utenza presa in considerazione. In molti, invece, fanno la raccolta e si fermano lì.
Quando si decide di fare la raccolta differenziata per il riciclo, questa deve mirare al 100%. In questo caso, infatti, andremo a raccogliere l’umido attraverso gli impianti di compostaggio, i vari materiali in modo separato, ma soprattutto raccoglieremo in modo sensato gli imballaggi.

Questi soggiacciono all’accordo nazionale ANCI-CO.NA.I. Ma molti sindaci non sanno neppure cos’è! Eppure l’ANCI è l’Associazione Nazionale Comuni Italiani!
Questo accordo prevede che quando una persona va al supermercato e compra le bottiglie d’acqua, paga l’acqua, paga l’imballaggio e paga anche il costo per portare gli imballaggi all’impianto di riciclo! Lo paga già.
Se poi nessuno si occupa della raccolta di quegli imballaggi, il cittadino paga due volte perché l’imballaggio finisce in discarica o nell’inceneritore”.

 Queste amministrazioni, quindi, nella loro ignoranza, assegnano i fondi destinati alla raccolta di questi imballaggi ai trasportatori che però, per la loro intrinseca natura, hanno come prima finalità quella di impiegare poco tempo e “ottimizzare le risorse”, finendo quindi col far caricare molti rifiuti schiacciandoli e rovinandoli.
Quando questi materiali arrivano all’impianto di riciclo sono molto danneggiati ed hanno così una frazione di scarto (non riciclabile) molto grande.
Basterebbe quindi far applicare le leggi e gli accordi già esistenti per incentivare notevolmente la quantità e la qualità del riciclo dei rifiuti e la contestuale eliminazione del bisogno di nuove discariche o inceneritori.
Nel caso delle proposte di Centro di Vedelago, questa azienda è riuscita a realizzare, a Ponte nelle Alpi, un riciclo del 98,5% dei rifiuti raccolti.
Ma non si è fermata qui. In questi mesi, infatti, sta cominciando ad operare in Sardegna, a Colleferro (a sud di Roma) e persino a Torre del Greco, che non è esattamente un paesino veneto.
Il centro di riciclaggio del consorzio di Vedelago ha creato un indotto di 9200 posti di lavoro. (fonte Camera di Commercio di Treviso)
I materiali riciclati  non vengono spediti all' estero o in altri centri italiani ma vengono trasformati sul posto.
Questo ha fatto si che nascessero aziende che trasformano la plastica, il  vetro, la carta, il ferro, l umido ecc. che poi producono sedie, tavoli, cassette, pannelli per l edilizia e un altra miriade di oggetti.

Se volete chiamarvi politici con la P maiuscola secondo noi questa è la strada maestra.
Creatività e lungimiranza, lavorare per il bene comune e non per gli interessi particolari.

9.200 posti di lavoro sono quasi due Sevel, che tra altro  non possono essere delocalizzati all' estero.
Ecco che la buona politica trasforma un problema in una grande opportunità di sviluppo concreto. Servizio ai cittadini, minor sfruttamento delle risorse, salvaguardia dell' ambiente, tutela della salute e lavoro.
Non occorrono grandi politici per realizzare un inceneritore, per questo bastano politici mediocri spesso a servizio di imprenditori senza scrupoli.

A scuola copiare è immorale oltre che eticamente scorretto. Ma in queste occasioni immorale ed eticamente scorretto e non copiare comportamenti virtuosi che possono cambiare sensibilmente il futuro di una comunità.
Non bisogna inventarsi nulla di nuovo, bisogna decidere quale modello imitare.

A proposito di inceneritori, per cortesia chiamateli con il loro nome.
L' unione europea ha richiamato per ben tre volte l' Italia minacciando una procedura di infrazione perchè continua a chiamare termovalorizzatori gli inceneritori.
Le nostre auto possiedono il condizionatore che produce aria calda o fredda a seconda delle necessità, come lo produce, utilizzando l' energia derivata dalla combustione all'interno del motore.
Ma voi non chiamate mica condizionatore la vostra auto!

Veniamo alla questione della qualità dell' aria nella nostra città.

In tempi non sospetti, cioè qualche mese fa, avevamo dichiarato ai media, "vediamo se il Mario Negri Sud riesce a smentire anche se stesso", e purtroppo ci sono riusciti.

Le agenzie nazionali ed europee hanno classificato l' Abruzzo la seconda regione più inquinata d' Italia, addirittura Pescara tra le prime trenta città europee.
Lo stesso Negri ha effettuato uno studio utilizzando l' Indice di Biodiversità Lichenica ( definita tra le migliori metodiche in assoluto dalle agenzie internazionali) sulla qualità dell' aria in tutta la Provincia di Chieti.

Le analisi hanno messo in luce come, in particolare la fascia costiera, quella più antropizzata, risulta fortemente inquinata, il molti casi si è rivelata pessima.
Non occorrono scienziati di fama mondiale per capire le cause.
Sono certamente da attribuire al traffico e alle attività industriali insalubri.

Ma veniamo a noi.
Il Negri effettua due studi quasi paralleli, uno per la città di Treglio qualche mese fa e l' altro per il comune di Lanciano e tutte e due sono giunti alla conclusione che la qualità dell'aria è tutto sommato buona.

Sembrerebbe all' improvviso che Treglio e Lanciano non appartengo più  alla regione Abruzzo e nè alla Provincia di Chieti.

Gli strumenti utilizzati, il loro numero, la durata delle misurazioni e infine il posizionamento a circa 3 metri di altezza non ci convincono molto.
Considerando che Lanciano non è la città dei Vatussi, calcolando una altezza media intorno agli 80/100 cm per i bambini e ai 170 cm per gli adulti, abbiamo monitorato l' aria che respirano i piccioni.

Per carità se si vuole caratterizzare la qualità dell'aria per conoscere con maggiore dovizia le sostanze inquinanti noi non possiamo che esserne felici.
Ma lo studio a questo punto va fatto come si deve.
Non può essere una tantum, in particolare alla fine dell'inverno caratterizzato da abbondanti nevicate che hanno certamente contribuito al miglioramento della qualità dell'aria, ma deve durare almeno un anno.

Non basta misurarsi la pressione del sangue una sola volta per capire se si è ipertesi, ma occorre fare un monitoraggio nelle 24 ore con l' Holter Pressorio per avere una diagnosi più attendibile.
E non basta fare l'Alcool Test ad un automobilista per sapere se è un alcolizzato, semplicemente perchè, magari casualmente, è da un giorno che non beve nemmeno un bicchiere di birra.
Bisogna fargli le analisi del sangue, solo questo ci svelerà la sua vera storia.

La cosa più grave in assoluto è la mancanza delle rilevazioni delle polveri sottili, in particolare il PM2,5 e il PM1, ormai anche i bambini sanno che sono le sostanze più pericolose in assoluto per la salute.

Ci avete raccontato che il Mario Negri non ha la strumentazione per farlo.
Allora perchè avete sbandierato la guarigione del moribondo senza averlo fatto visitare dal medico?
E' come dire ad un malato di tumore di essere guarito semplicemente perchè oggi non ha la febbre.
A noi non dispiace affatto se la qualità dell'aria risulta essere eccellente, è quello che auspichiamo.
Ma non amiamo essere presi in giro, soprattutto quando si parla della salute dei cittadini.

E più di ogni altra cosa dove l'aria è veramente buona non deve essere un presupposto per poterla inquinare, come ci ricordano le leggi europee e italiane.

Badate, queste considerazioni non vengono da noi ma da esperti e strutture prestigiose almeno quanto il Mario Negri Sud.

Non è colpa dell' amministrazione attuale se l' aria è inquinata, quello che ci lascia perplessi è la mancanza di idee e di strategie.

Volete diventare l' amministrazione che dà il via a un nuovo modello che nel giro 10/15 anni trasformi questa città tra le più vivibili, diventando modello per le altre città abruzzesi e non solo.

Oppure essere ricordata come una amministrazione mediocre, non migliore e non peggiore delle altre, che non è riuscita  a fare la differenza.

Noi non vi giudicheremo per quello che direte ma per quello che farete.

Grazie per il vostro ascolto
Alessandro Lanci
Presidente di Nuovo Senso Civico