mercoledì 30 marzo 2011

CENTRALI A BIOMASSE, LA PEGGIORE SCELTA - GRAZIE PER AVERCELA REGALATA!


SEGUE IL TESTO INTEGRALE CHE IL PROF. FEDERICO VALERIO HA INVIATO AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE
I numeri parlano chiaro, bruciare biomasse per produrre elettricità è la peggiore scelta che possiamo fare se si vuole mantenere buona la qualità dell'aria che respiriamo. Non fa eccezione la centrale alimentata a cippato di legno e sansa disoleata che entrerà in funzione a Lanciano.
In base alle dichiarazioni della ditta che ha realizzato l'impianto, in ogni metro cubo di fumi emessi ci saranno 18 milligrammi di polveri e 300 milligrammi di ossidi di azoto. Nei fumi di una centrale elettrica alimentata a metano gli inquinanti sono presenti a concentrazioni nettamente inferiori: le polveri, in un metro cubo di fumi, sono inferiori a 0,6 milligrammi e gli ossidi di azoto sono compresi tra 30 e 50 milligrammi.
Quindi, affermare che le biomasse sono una fonte di energia "pulita" è falso. Le biomasse inquinano molto di più del metano e in alcuni casi di più del carbone e il motivo è banale: le biomasse hanno un basso potere calorifico e, come solidi, bruciano male, rispetto ad un combustibile gassoso come il metano.
Se poi il confronto con i diversi combustibili disponibili si fa tra la quantità di inquinanti immessi in atmosfera a parità di energia utile prodotta, il bilancio ambientale delle biomasse legnose peggiora ancora di più, in quanto parte del calore deve essere utilizzato per essiccare il cippato e parte dell'energia elettrica serve per sminuzzare il legno da immettere in caldaia; inoltre, nell'impianto di Lanciano, gran parte del calore residuale alla produzione di energia elettrica sarà letteralmente buttato all'aria, invece di essere utilizzato per il teleriscaldamento e il tele raffreddamento.
Il motivo di questo enorme spreco (tra il 60 e il 70% del potere calorifico della biomassa bruciata non è utilizzato) è dovuto al fatto che gli incentivi pubblici ricavati dalle tasse sulle bollette elettriche di tutti gli Italiani, sono dati solo alla produzione di elettricità.
Pertanto, un giudizio oggettivo della situazione che si è venuta a creare, con la scelta di incentivare la combustione delle biomasse, è che chi, pur rispettando i limiti di legge, contribuisce ad un peggioramento della qualità dell'aria intorno a questi impianti, evento evitabile ricorrendo al metano, riceve lauti contributi di danaro pubblico.
Formalmente gli incentivi sono giustificati dalla comune percezione che, bruciando legna, sia neutro il bilancio di anidride carbonica, gas innocuo ma che contribuisce al riscaldamento del Pianeta. Questo significa che si ritiene che quando un albero viene bruciato si restituisca all'atmosfera l'anidride carbonica che l'albero aveva assorbito dall'atmosfera e fissato, sotto forma di cellulosa, nel suo fusto.
Questo bilancio è vero, quando un albero naturalmente muore e lentamente si degrada; non è più vero quando gli alberi sono usati a scopo energetico, in quanto bisogna piantarli, tagliarli, liberarli dai rami, trasportarli alle segherie e di qui alla centrale, operazioni che sono fatte utilizzando combustibili fossili che bruciati producono anidride carbonica fossile. Altro combustibile fossile è anche utilizzato per trasportare le ceneri in discarica.
Inoltre, alcuni studi hanno verificato che nei fumi prodotti dalla combustione della legna è presente anche metano, probabile sotto prodotto della combustione, e il metano ha un potere clima-alterante, dieci volte superiore all'anidride carbonica e le piante per crescere non hanno utilizzato il metano.
Infine, nel caso specifico di Lanciano, la sansa disoleata che si vuole bruciare contiene anche tracce di esano, solvente usato per estrarre l'olio, e questo idrocarburo fossile, che può essere presente nella sansa fino al 30 % in peso, una volta bruciato produce nuova anidride carbonica fossile, destinata ad aumentare la concentrazione di questo gas nell'atmosfera del nostro Pianeta. E anche questo inquinamento è incentivato con danaro "preso dalle tasche dei cittadini".

dr. Federico Valerio
direttore Servizio Chimica Ambientale
Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro.Genova

lunedì 28 marzo 2011

CHI E' IL SINDACO PIU' ONESTO E LUNGIMIRANTE QUELLO DI TREGLIO O QUELLO DI BUSSI? CHI STA PERSEGUENDO GLI INTERESSI DEI CITTADINI TRA I DUE?



Bussi boccia la centrale a biomasse
Chella: rischio per l'ambiente. La Tirino: porteremo occupazione altrove
di Walter Teti BUSSI SUL TIRINO. Il consiglio comunale di Bussi esprime parere contrario all'insediamento di centrali a biomasse per la produzione di energia elettrica sul proprio territorio e di fatto boccia il progetto presentato dalla Tirino srl. La proposta era stata inoltrata con una Dia e aveva ricevuto già il diniego del dirigente dell'ufficio tecnico comunale.

La Tirino denuncia «l'ostilità dell'amministrazione» e decide di presentare il progetto in altri centri della Val Pescara. L'argomento ha suscitato non poche polemiche in paese e innescato una disputa fra la società proponente e il sindaco Marcello Chella. La Tirino, di cui è titolare Piero Salvatore, ha ritenuto di proporre la realizzazione della centrale con la procedura della Denuncia di inizio attività, prevista dalle normative. Entro un mese dalla consegna, l'ufficio tecnico deve esprimere il parere di accoglimento o diniego, verificando la compatibilità degli elaborati progettuali con le norme tecniche del Prg. In assenza di risposta, il progetto si ritiene accettato e si può dare inizio ai lavori.

«Con questo progetto», spiega Salvatore, «volevamo riattivare un sito dismesso nell'area artigianale di nostra proprietà, consentendo così anche al paese un rilancio dal punto di vista lavorativo e occupazionale. L'impianto avrebbe impiegato 12 operai e manodopera indiretta con cinque addetti, oltre a una cooperativa che avrebbe dovuto raccogliere il combustile della centrale, come il triturato di legna secca. Dunque non Cdr (Combustibile da rifiuto) e non rifiuti», sottolinea il manager. «Questo consente alla centrale emissioni non pericolose. Il nostro sarebbe stato un investimeno da 5 milioni di euro».

Il sindaco, dal canto suo, avrebbe voluto esaminare la proposta progettuale in sede istituzionale, poiché introdurre una centrale di cogenerazione a biomasse avrebbe comportato possibili rischi per la vocazione turistica e ambientalistica di Bussi, un paese che solo da poco sta uscendo dal generale inquinamento ambientale.

«La procedura Dia ha estromesso il consiglio comunale da ogni decisione in merito», rimarca Chella, «L'ufficio tecnico ha opposto dei rilievi di merito, bocciando il progetto e l'amministrazione, con un consiglio straordinario, ha ribadito la volontà della salvaguardia della vocazione naturalistica del territorio, dichiarando l'indisponibilità a ospitare inceneritori, termovalorizzatori e impianti a biomasse».
zoom

domenica 27 marzo 2011

RISPOSTA A CONFINDUSTRIA ABRUZZO E AI LORO AMICI SINDACALISTI, CGIL ESCLUSA




Stiamo assistendo da qualche tempo ad una controffensiva mediatica da
parte della locale Confindustria a proposito delle trivellazioni per
la ricerca e l’estrazione degli idrocarburi in Abruzzo. In questa
campagna propagandistica la Confindustria spara la prima balla, e
cioè che in detto settore lavorerebbero in Abruzzo seimila persone:
da una nostra ricerca emerge che gli abruzzesi che lavorano
nell’industria petrolifera in Abruzzo sono poche centinaia, poiché
la maggior parte lavora in altre regioni o all’estero; ci sono
inoltre un centinaio di stranieri.
La Confindustria promette poi grandi investimenti nel settore, capaci
di creare migliaia di posti di lavoro. Sono assolute bugie.
Nell’industria petrolifera i posti di lavoro sono sempre molto
pochi, al contrario, molti, e questa volta sul serio, sono quelli che
tale tipo di industria distrugge (nell’agricoltura e nel turismo):
si veda ad esempio quel che è accaduto in Basilicata e in Sicilia.
Nondimeno tali promesse, in un tempo di grave crisi occupazionale,
trovano orecchie sensibili in sindacati come la Cisl, la Uil e la Ugl
(ma non la Cgil, che si è schierata nettamente contro la
petrolizzazione della nostra terra).

Ormai sono noti i dati sulle centinaia di pozzi scavati negli anni per
l’estrazione di idrocarburi in terra e nel mare d’Abruzzo e
perciò non li ripeteremo. Vogliamo solo ricordare che il petrolio
abruzzese è molto scadente ed intriso di zolfo e perciò ha bisogno
di una prima lavorazione in loco, la desolforazione, nel corso della
quale viene immesso nell’atmosfera, oltre ad una quantità di
inquinanti cancerogeni e mutageni, anche un veleno potentissimo,
l’idrogeno solforato, il cui limite di tollerabilità è, per la
legge italiana ispirata dai petrolieri, 6 mila volte più del limite
posto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La Confindustria parla della ricchezza sotto la nostra terra che non
possiamo permetterci di lasciare inutilizzata: ma dimenticano di dire
che essa apparterrà alle industrie che avranno la concessione, che
sono piccole società straniere con scarsi o scarsissimi capitali (non
oso pensare che cosa accadrebbe in caso di incidenti !), in cambio del
pagamento allo Stato di percentuali miserabili, le cosiddette
royalties, che in Italia sono le più basse del mondo, e cioè il 7%
del petrolio estratto a terra e il 4% di quello estratto in mare (in
Libia, ad esempio, sono del 90%). La verità è che non c’è alcun
interesse della collettività a consentire l’estrazione del petrolio
nella Regione Verde d’Europa, ma anzi c’è un interesse di tutta
la società abruzzese a impedire questo scempio.

La posizione della Confindustria si spiega con la difesa a oltranza di
interessi particolari, come quello di qualche importante associato che
vuole fare affari con la sua attività di movimento merci nel porto o
che si ripromette grossi guadagni dalla trasformazione dell’approdo
di Ortona in terminal petrolifero.

Infine va rammentata la situazione che si verrebbe a creare in Val di
Sangro ove fossero realizzati dalla società americana Forrest, i
pozzi per l’estrazione del gas con annessa raffineria, poco a valle
della diga di Bomba, gli stessi pozzi che l’AGIP, inizialmente
titolare della concessione, rinunciò a realizzare adducendo che la
prevedibile subsidenza, in un’area geologicamente instabile perché
investita da numerose frane, e ai piedi di una diga di terra, avrebbe
potuto costituire un grave pericolo, che poteva essere scongiurato in
un solo modo: svuotando completamente il lago degli 80 milioni di
metri cubi di acqua che lo riempiono. Orbene, poiché l’abbassamento
del suolo si è verificato ovunque in Italia sono state fatte
estrazioni di idrocarburi ( in modo vistoso ad es. a Ravenna, dove
ogni anno per questo motivo sono costretti a rifare parte della rete
fognaria), è altamente probabile che, nel nostro caso, ne possa
risultare destabilizzata la diga. Se ciò avvenisse, come ci potremmo
liberare di quella enorme massa di acqua? Ce la beviamo?

E’ appena il caso di ricordare che nel nostro Paese le tragedie
sono quasi sempre annunciate e che in questa valle vivono 15 mila
abitanti e vi sono fabbriche che danno lavoro a circa 13 mila operai.
Bisogna riaffermare una verità: l’Abruzzo ha scelto da alcuni
decenni un tipo di sviluppo fondato sull’industria manifatturiera,
sulla preservazione dell’ambiente con la creazione dei parchi che
coprono oltre il 30% del suo territorio (ed anzi altri parchi reclama,
come quello della Costa Teatina, che dovrà essere attraversato da 40
km di pista ciclabile che si snoderà lungo la vecchia area di risulta
della ferrovia), sul turismo e su un’agricoltura volta a immettere
sul mercato prodotti d’eccellenza.

Si illude chi pensa che le popolazioni di questa terra possano
tornare indietro rispetto a queste scelte ed accettare un destino di
regione mineraria petrolifera, così come vuole la Legge Obiettivo del
2008. Oggi come ieri contro la Sangro Chimica, gli abruzzesi sapranno
marciare compatti contro questa prospettiva. E prima se ne renderanno
conto la Confindustria e le forze politiche abruzzesi e meglio sarà
per tutti.

Per tali motivi la battaglia contro la deriva petrolifera, frutto di
una scelta dissennata del governo, è destinata a divenire sempre più
intensa e a coagulare una partecipazione sempre più ampia. Vedrete
che alla fine vinceremo. Anzi, stiamo già vincendo.

Che altro significa l’arretramento delle piattaforme fino a cinque
miglia se non un parziale riconoscimento della giustezza della nostra
lotta ? E che altro significa la sospensione, almeno per ora, del
Centro Oli, o la legge regionale abruzzese che ha tentato di
reintrodurre il meccanismo dell’intesa stato-regione, o la proposta
di una legge da parte della Regione al Parlamento per vietare
qualsiasi trivellazione nell’Adriatico ?

E che altro significa il fatto che Nuovo Senso Civico e
l’Associazione difesa beni comuni hanno raccolto in tutto
l’Abruzzo ben 50 mila firme, con cui si apprestano a inondare
Regione e Governo?

E POI CI CHIAMANO A NOI CITTADINI ONESTI "INTEGRALISTI IGNORANTI..."

Maria Rita D'Orsogna ne ha scoperta un'altra che ci farà amare sempre di più il nostro paese (si fa per dire)
DAL BLOG DI MARIA RITA D'ORSOGNA

ENI: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali della nostra storia.
italia | ambiente | notizie mercoled� 03 novembre, 2010 19:13 by Mr. Bean - interceptor®
Pronto per l’ENI un decreto “ad personam” ed un accordo riservato con il Ministero dell’Ambiente per cancellare il passato. Benefici colossali anche per Erg (sito di Priolo Gargallo).
Toglietevelo dalla testa. Non ci sarà nessuna resa dei conti per i danni causati dall’ENI a, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Priolo Gargallo, Gela, Porto Torres. Alcuni dei più gravi disastri ambientali causati dall’Eni nel nostro paese saranno cancellati con un colpo di spugna. Per sempre. Svaniranno come il gas flaring nell’aria del delta del Niger. Tanto per non farci mancare niente anche in Africa abbiamo esportato il peggior “made in Italy”. Made in Italy criminale” targato ENI. Bisogna francamente ammettere che l’Eni una bella mano a distruggere il pianeta l’ha data.

ENI-ERG: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali della storia italiana

Quali sono le geniali menti che hanno concepito un Condono tombale/ambientale di tal sorta?. Eppure l’avvelenamento del territorio ha determinato la violazione di numerosissimi diritti tra cui quello alla salute, alla vita, ad un ambiente sano, a un salubre standard di vita. Chi se ne fotte del rispetto dei diritti umani, direte voi. Sta anche scritto sulla carta (e lì rimane). D’altronde è una logica conseguenza. Che ci potevamo aspettare da un’esecutivo che legifera “ad personam” e che dispensa impunità alla bisogna (tutelando chi delinque). Se pensate che lo scudo ambientale per l’ENI cade in una stagione del tutto casuale vi sbagliate di grosso. In questo particolare momento sta per incombere sull’Eni la mannaia delle Procure per gravi fatti di inquinamento. Paolo Scaroni (amministratore delegato dell’ENI) è reduce da una recentissima sentenza del Tribunale di Torino che ha pesantemente sanzionato l’ENI condannandola a pagare 1.833.475.405,49 Euro (disastro ambientale determinato da decenni di velENI nel Lago Maggiore dello Stabilimenti ENI di Pieve Vergonte).

- “Inquinamento del Lago Maggiore. Condannata l'E.N.I. Spa per disastro ambientale”.

http://piemonte.indymedia.org/../article/5590

Tra non molto potrebbero aggiungersi a Pieve Vergonte decine di altri siti industriali dove l’ENI è acclarato essere stata la diretta responsabile di paurosi scempi ambientali. Vedi per l’appunto Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela, Porto Torres.
Come ne uscirà stavolta l’Eni? Direi elegantemente.
La società energetica si sta confezionando all’uopo un “Protocollo transattivo” che dovrebbe metterla al riparo da ogni contestazione. Questo protocollo dovrebbe essere siglato a breve con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATT). Fonti molto ben informate che hanno potuto visionare questo delicato carteggio hanno rivelato che le bozze degli atti transattivi son già tutte pronte e potrebbero essere già controfirmate nei prossimi giorni dal Ministro Prestigiacomo e al numero uno dell’ENI.
Il documento chiave del dossier titola:
“Protocollo d’intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale con riguardo ai siti di interesse nazionale di Priolo Gargallo, Brindisi, Napoli orientale, Pieve Vergonte, Crotone, Cengio, Avenza, Mantova, Gela e Porto Torres”.
Dovrebbe essere una cosa del tipo saldi di fine stagione e/o supermercato. Inquini 10 paghi 1. Risarcisci a forfè. Ecco come l’Eni dribblerà la sanzione del Tribunale di Torino (secondo la giurisprudenza è importante che ci sia una generica riparazione del danno non è importante che si paghi realmente tutto il danno).
Sulla falsariga dell’Eni è in serbo un pacchetto di offerte speciali anche per il Gruppo ERG. Come degno successore dell’ENI, a Priolo Gargallo (provincia di Siracusa) ha seguitato ad avvelenare per decenni le falde e la rada. Secondo quanto riportato in un autorevole Parere Pro Veritate reso alla società ERG Spa qualche mese fa dal chiarissimo (sicuramente molto più dell’acqua di Priolo) Prof. Avv. Vincenzo Roppo, il gruppo petrolifero di Riccardo Garrone se la dovrebbe poter cavare indennizzando 70-90 milioni di euro… briciole (un’inezia se si considera che talune fonti qualificate hanno quantificato il danno prodotto all’ambiente in non meno di 50 miliardi di euro). Questi quattrini, per di più sarebbero dilazionati in 10 anni senza interessi e con la possibilità di effettuare compensazioni con eventuali investimenti di ERG MED sul sito inquinato. Genialoidi che non sono altro (così se Garrone nell’’arco d’un decennio fa risultare d’aver investito 90 milioni di euro in impianti pseudoecologici non risarcisce più manco un cent al Ministero dell’Ambiente)..
Priolo Gargallo, Melilli, Augusta Siracusa. Una provincia con la più grande concentrazione di inquinanti e di industrie petrolchimiche d’Europa. S’è scoperto che gli scarichi degli stabilimenti non erano manco filtrati. Tonnellate di Mercurio puro versato direttamente nei tombini. A Priolo uno su tre è morto di tumore. Come l’operaio escavatorista che copriva i veleni che andava a buttare. Bambini malformati nati senza ossa. Nello specchio di mare davanti allo stabilimento Enichem è stata riscontrata una concentrazione di mercurio superiore di 20.000 volte i limiti consentiti dalla legge. Se andate a Priolo è vietata la caccia (ma non è proibito inquinare).
Sento forte puzza di beffa per i siracusani. Chissà che ne pensa il Ministro dell’Ambiente la siciliana On.le Stefania Prestigiacomo. Guardacaso pure lei Siracusana doc..
Forse l’imminente stagione delle offerte speciali fa comodo anche a lei (non so se è notorio che due aziende chimiche controllate dalla Fam. Prestigiacomo - Coemi e Finche - hanno contribuito generosamente ad ammazzare l’ecosistema siciliano scialando anche loro migliaia di tonnellate di mercurio nell’ambiente). Mai prima d’ora, nella storia d’Italia, un ministro della Repubblica s’è trovato nel posto giusto al momento giusto.
Rimembro l’illuminato pensiero dell’esimio Prof. Giulio Sapelli: “il mercato punisce sempre chi sbaglia … l'ex amministratore delegato della Enron, è stato condannato a 24 anni di carcere. Soprattutto oggi la Enron è scomparsa. Il mercato ha sanzionato”. (ma non sosteneva che “il mercato non esiste”? boh …)
Se così fosse non dovrebbe esistere più manco l’ENI (e neppure ERG e Prestigiacomo & C.).

Link più o meno correlati:
- Video di Giulio Sapelli all’ENI Corporate University
http://it.tinypic.com/r/qp13ir/7
http://it.tinypic.com/r/23sya8l/7
- “L’Italia diffida l’Eni a pagare subito 2 miliardi di euro”
http://piemonte.indymedia.org/article/9593
- “Tangenti Nigeria: ENI rischia grosso (e paga cash)”
http://piemonte.indymedia.org/article/8981
- “ENI, "codice etico" e Servizi Segreti”
http://piemonte.indymedia.org/article/5520
- “Tangenti in NIGERIA: eccome come l'ENI pagava!”
http://piemonte.indymedia.org/article/5988
- “Altro casino abientale dell'ENI: Syndial AVENZA (MS)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5958
- “L'ENI avvelena il Kazakistan”
http://piemonte.indymedia.org/../article/10372
- “Eni aggiusta-processi: ecco come far rottamare un giudice ostile”.
http://piemonte.indymedia.org/../article/10392
- “ENI fuori controllo: “fomentiamo la rivoluzione in Iran”.
http://piemonte.indymedia.org/../article/10468
- “Lodo TAV – Il Gruppo Ferrovie dello Stato diffida l’ENI”
http://piemonte.indymedia.org/article/6152
- “AV/AC Milano-Verona: Consorzio Cepav2 (volponi che non siete altro)”
http://piemonte.indymedia.org/../article/6131
- “Porto Torres al Ministero: "Toglieteci l'ENI dai coglioni"
http://piemonte.indymedia.org/article/2046
- “Altana Pietro: lo 007 del SISMI che spiava i centri sociali (e non solo)”
http://piemonte.indymedia.org/article/5620
- “Enichem Porto Marghera”
http://italy.indymedia.org/news/2004/02/480143.php
- “Ecco come il cartello si spartiva il business del riciclaggio batterie”.
http://piemonte.indymedia.org/../article/9715

ENI-ERG: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali della storia italiana

ENI-ERG: colpo di spugna sui più gravi disastri ambientali della storia italiana
Doc. pdf: "Protocollo_intesa_ENI_Minambiente"

mercoledì 23 marzo 2011

A PROPOSITO DI BIOMASSE, PETROLIO, DISCARICHE, ECC.



Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
“Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.”
Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

Vi ricorda qualcosa o qualcuno?

venerdì 18 marzo 2011

LO SPOT DELLA MENZOGNA

video
Chi avesse avuto dubbi sui rischi di inquinamento di una centrale a biomasse come quella di Treglio li ha visti dileguarsi dopo il convegno di domenica 13 marzo con la relazione del professor Federico Valerio.
Le centrali di questo tipo inquinano 30 volte più di quelle a metano e addirittura più di quelle a carbone.
Premesso questo, nel vedere questo spot a favore della centrale, ci è apparso con ulteriore evidenza l’insostenibilità ambientale di questo progetto.
Questo perché in quella che dovrebbe essere l’arringa difensiva dell’inceneritore di Treglio si dà per scontata la realizzazione del teleriscaldamento!
Sappiamo bene che il teleriscaldamento non ci sarà mai sia per la posizione dell’inceneritore rispetto al paese (un fosso li separa) sia per i costi insostenibili che ne deriverebbero.
Il teleriscaldamento potrebbe in parte giustificare il rischio dell’impatto inquinante dell’inceneritore qualora i tregliesi vedessero eliminate le caldaie domestiche e i costi di manutenzione relativi, oltre poi ad una riduzione sensibile delle spese energetiche delle proprie case.
La pubblicità ha per vocazione una propria natura autoritaria per il fatto che non ammette contraddittorio, ma qui si superano i limiti della decenza, come se si stesse parlando a bambini che pur non avendo mandato nessuna letterina alla befana si vedranno comunque arrivare non il carbone ma solo tanta sansa avvelenata dal benzene e un po’di cippato delle potature non meno contaminato dai diserbanti.
La decenza sarebbe fare marcia indietro chiedere scusa in primo luogo ai tregliesi ma poi anche alle comunità limitrofe che il teleriscaldamento non lo potrebbero avere neppure per ipotesi ma che l’inquinamento dell’inceneritore dovrebbero inevitabilmente sorbirselo.
Caro imprenditore valdostano è meglio che te ne vai da qui che non c’è trippa per gatti!
Orlando Volpe

CONSIGLIAMO VIVAMENTE DI VEDERE LO SPOT REALIZZATO DALLA PROPRIETA' E DA NOI COMMENTATO

domenica 6 marzo 2011

CENTRALI A BIOMASSE? NO GRAZIE



Dannose per l'ambiente e per la salute, antieconomiche e frutto di una tecnologia obsoleta": così l'oncologo Giuseppe Serravezza descrive le biomasse, mettendo in guardia sul rischio di aumento dell'incidenza dei tumori nel nostro territorio

TUMORI IN AUMENTO "Fino a venti anni fa in provincia di Lecce avevamo un 25% in meno rispetto al Nord di persone che si ammalavano di tumore. In quest'arco di tempo l'insorgenza tumorale è aumentata secondo una curva allarmante.

Si può avere l'anima in "condominio", o anche il cuore, forse. Ma da oggi potremmo avere anche il tumore, in "condominio". Dato che lo stato della nostra aria potrebbe peggiorare (e di fatto sta peggiorando) radicalmente, e ciò avverrà in una zona in cui la parola 'cancro' non è certo nuova. E questo ci coinvolgerà tutti, sempre di più, molto più di ora. Sì, perché pare che i fattori ambientali sono quelli che influiscono maggiormente sull'insorgere del cancro. Parola di Giuseppe Serravezza, stimato medico e presidente della sezione di Lecce delia Lega Italiana per la Lotta ai Tumori {Lilt},che ha esaminato il problema della reaIizzazione delle centrali a biomasse nel Salento, una questione di imminente importanza per il nostro temtorio, dove alcuni comuni saranno interessati da questi nuovi giganti inquinatori. E per i quali, talvolta, sorgono anche dilemmi etici di una certa entità, ma non sempre sono questioni sanitarie.
Ma la gente si mobilita, come pure si mobilitano le associazioni, che temono per l'ambiente e la salute. Ma non tutti temono e per questa ragione c'è chi vuole andare avanti con II progetto. Come se la salute pubblica potesse permettersi il lusso di essere uno sfondo, qualcosa di secondo piano, una comparsa nei colossal dell 'esistenza. Come se non valesse più il detto "basta la salute". Perché a tutto c'è un rimedio, tranne che alla morte. Ed è a questo che a volte il cancro porta, tanto che nel Novecento era stato soprannominato "la peste del secolo". Solo che la peste è stata debellate, grazie agli accorgimenti sanitari, alla vocazione alla pulizia, che esiste diffusamente nell' Occidente. Analogamente, per quello che riguarda il tumore sono tante le cause che potrebbero essere evitate, eliminate, ma molto spesso c'è dell'altro. Le ragioni economiche, uno sviluppo sperato (forse), l'opportunità di creare posti di lavoro. Ma che ci allontana da quello che forse è la nostra vocazione come territorio, quello che ci rende unici: i beni della terra, il sole, e nel caso del Salento i celebri venti. Eolico e fotovoltaico, se utilizzati con criterio e rispetto dell'ambiente, potrebbero essere la soluzione al problema della produzione dell'energia.

a cura di Angela Leucci
Dottor Serravezza, le centrali a biomasse sono davvero inquinanti?

Le centrali a biomasse bruciano prodotti che danno vita a emissioni pericolose per l'aria e la terra, e naturalmente per la nostra salute, dato che respiriamo l'aria e ci nutriamo con i prodotti della terra. Gli impianti prevedono, infatti, che si parta da un olio vegetale grezzo, come ad esempio l'olio di semi di girasole, che qui da noi è anche molto abbondante (?) , dal quale nella combustione vengono fuori sostanze cancerogene tra cui l'anidride carbonica, la formaldeide, i metalli pesanti, l'ossido di carbonio o gli idrocarburi puli-ciclici aromatici (i cosiddetti lpa). Tutti gas capaci di provocare il cancro.

Quindi sono le sostanze emesse il reale problema?

Non esiste ancora nessuno studio specifico che abbia esaminato i rischi derivanti dall'emissione di queste sostanze, che sono però a tutti gli effetti cancerogene. L'inesistenza degli studi è dovuta al fatto clie si tratta di sistemi relativamente nuovi per la produzione di energia, per cui ancora non esiste nulla di dedicato che ne attesti l'estrema pericolosità. Ma non per questo i gas sono meno inquinanti o meno dannosi. Credo si tratti di una situazione drammatica, anche perché nel Salento già risentiamo di emissioni di fumi che giungono da fabbriche poste a Brindisi (Cerano) e Taranto (llva). Mi sembra che il progetto porterà a nuove 20 centrali a biomasse dislocate sull'intero territorio provinciale, il che mi sembra terribile per il nostro Salento, anche perché 20 centrali implementeranno la quantità e la concentrazione di emissioni rispetto a quelle che già subiamo.

Qual è la situazione dei tumori nel Salento?

Oggi nel Salento abbiamo lo stesso tasso d'insorgenza dei tumori del resto d'Italia, ma in passato la situazione era ben differente. Ciò che preoccupa è l'evoluzione del fenomeno anche in un periodo non molto lungo: si consideri che fino a vent'anni addietro, in provincia di Lecce, avevamo un 25% in meno rispetto al Nord di persone che si ammalavano di tumore. In quest'arco di tempo (non certo lunghissimo) l'insorgenza tumorale è aumentata, secondo una curva davvero allarmante. Soprattutto perché al Nord si sta iniziando a diffondere una controcultura rivolta alla salute, che permetterà, se prolungata, una tendenza alla riduzione del numero dei tumori, mentre la nostra curva della mortalità si impenna sempre maggiormente. E la paura è quella che si ripeta l'esperienza della Campania, tanto da indurre a temere nei prossimi anni la prospettiva di assistere ad una mortalità addirittura superiore a quella del Settentrione.

Ma se le centrali a biomasse fanno così male, perché costruirle?

Ci sono molte ragioni che spingono alle creazioni delle centrali. Innanzi tutto c'è un discorso prettamente economico, anche se si potrebbe cercare di spingere verso modelli compatibili con la sostenibilità ambientale e sanitaria. In nord Europa lo sanno, perché, a seguito di una loro lunga esperienza con l'esposizione ai gas cancerogeni, hanno pagato i loro errori a caro prezzo, anzi ad un prezzo altissimo in termini di vite umane, ma la coscienza degli abitanti ha fatto sì che si rimodulassero i sistemi di sviluppo. Dopo aver riscontrato il problema, è avvenuta questa presa di coscienza. Peccato che anche qui non si voglia fare tesoro della loro esperienza e non si guardi agli errori del passato come insegnamento.

In cosa differiremo rispetto al resto d'Europa?

Nel resto d'Europa hanno rifiutato questi sistemi di produzione e ci stanno rifilando un "vecchiume" che gli altri non hanno voluto e che stiamo finendo per raccogliere, un modo di produrre energia che non appartiene più loro, perché hanno subito un'evoluzione tecnologica. Perché in nord Europa sono arrivati primi a scoprire i danni derivanti dall'emissione di questi gas. Ma qui si va avanti anche in virtù del ricatto occupazionale esistente: il risvolto economico della questione è fondamentale, è quella la ragione che spinge il progetto. Ma ci potrebbero essere altri modelli di produzione d'energia che ci consentirebbero di non inquinare e salvaguardare i rischi della salute.

Quali, in particolare?

Certamente l'eolico e il fotovoltaico, che producono energia pulita e sfruttano energie non esauribili, il sole e il vento. Ma eolico e fotovoltaico vanno intesi così come è avvenuto in Germania, cioè in maniera non selvaggia, non indiscriminata. Lo sfruttamento di queste risorse va fatto in maniera intelligente e ci permetterebbe di liberarci dalla schiavitù delle energie esauribili, la speranza, in altre parole, di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, come petrolio e carbone. Che poi, se ci riflettiamo, le centrali a biomasse sono persino antieconomiche poiché per bruciare gli oli vegetali, bisogna utilizzare il petrolio: è per questo che le biomasse non hanno senso. Ci sono troppi elementi nella produzione dell'energia e ci si deve servire del petrolio, che è una delle sostanze che si cerca di eliminare nei processi di produzione.

L'inquinamento dell'aria (e, va da sé, quello della terra e delle acque) quanto incidono sull'insorgere del cancro?

E una delle prime cose che si imparano all'università, alla Facoltà di Medicina. I tumori insorgono soprattutto per ragioni ambientali, non certo per caso o per accanimento divino. Se escludiamo un 7% rappresentato dai tumori genetici, cioè la tendenza al cancro che va di generazione in generazione all'interno di una stessa famiglia, e un 30% che raccoglie i fumatori e coloro che hanno comportamenti scorretti e dannosi per la propria salute, tutti gli altri tumori vengono per fattori ambientali Come l'inquinamento o i cosiddetti "tumori da lavoro", quelli che insorgono per l'esposizione prolungata a elementi cancerogeni mentre si lavora.

Cosa ne pensa dei microimpianti, da 1 MW?

Bisogna vedere quanta biomassa reale esiste nel nostro Salento. Il problema vero è nelle tecnologie, che dovrebbero essere diverse e non obsolete. Pensiamo solo al fatto che le centrali a biomasse esistono in Europa già da cinquanta o sessanta anni, ma lì hanno deciso di trasformare il sistema e ora si avvalgono di tecnologie a biogas, che convertono il tutto in metano, che ha anche una maggiore resa energetica. Se anche noi riuscissimo a porci in un'ottica d'avanguardia, il problema potrebbe essere superabile.

La pericolosità di questi gas emessi dalle centrali a biomasse cresce con la loro concentrazione, cosi come avviene con la diossina?

Certamente sì. Tuttavia, la diossina consiste a tutt'oggì in un gravissimo problema relativo all'emissione di sostanze dannose e cancerogene.

Cosa pensare di ciò che sta avvenendo a Casarano, luogo dove potrebbe sorgere una di queste centrali a biomasse e dove lei opera?

La situazione di Casarano va di pari passo a quella di Cavallino, altro comune interessato dalla questione delle costituende centrali a biomasse. Che io sappia, proprio in questi giorni ci sono stati dei passaggi importantissimi per la risoluzione del problema. La Provincia di Lecce, l'Arpa e l'AsI hanno espresso parere sfavorevole. Questo mi fa ben sperare, perché significa innanzi tutto una presa di coscienza da parte delle istituzioni alle problematiche legate a questo tipo di impianti. C'è da augurarsi che anche gli imprenditori possano recepire questo tipo di sensibilità, perché io li ritengo vittime della cattiva o della scarsa informazione scientifica sull'argomento. Mi piacerebbe che accadesse ciò che è successo a Surano, giusto un paio di mesi fa. Durante una pubblica assemblea, io e altri esperti eravamo impegnati in un dibattito sui rischi derivanti dalle emissioni delle centrali a biomasse, ma a un certo punto l'imprenditore interessato prese la parola, dicendo: "Mi basta questo. Ho deciso di ritirare l'impianto". In questi giorni avremo un incontro con il sindaco e l'imprenditore; ci auguriamo la stessa presa di coscienza.

Fonte: Il Bel Paese 14/06/10