mercoledì 30 marzo 2011

CENTRALI A BIOMASSE, LA PEGGIORE SCELTA - GRAZIE PER AVERCELA REGALATA!


SEGUE IL TESTO INTEGRALE CHE IL PROF. FEDERICO VALERIO HA INVIATO AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE
I numeri parlano chiaro, bruciare biomasse per produrre elettricità è la peggiore scelta che possiamo fare se si vuole mantenere buona la qualità dell'aria che respiriamo. Non fa eccezione la centrale alimentata a cippato di legno e sansa disoleata che entrerà in funzione a Lanciano.
In base alle dichiarazioni della ditta che ha realizzato l'impianto, in ogni metro cubo di fumi emessi ci saranno 18 milligrammi di polveri e 300 milligrammi di ossidi di azoto. Nei fumi di una centrale elettrica alimentata a metano gli inquinanti sono presenti a concentrazioni nettamente inferiori: le polveri, in un metro cubo di fumi, sono inferiori a 0,6 milligrammi e gli ossidi di azoto sono compresi tra 30 e 50 milligrammi.
Quindi, affermare che le biomasse sono una fonte di energia "pulita" è falso. Le biomasse inquinano molto di più del metano e in alcuni casi di più del carbone e il motivo è banale: le biomasse hanno un basso potere calorifico e, come solidi, bruciano male, rispetto ad un combustibile gassoso come il metano.
Se poi il confronto con i diversi combustibili disponibili si fa tra la quantità di inquinanti immessi in atmosfera a parità di energia utile prodotta, il bilancio ambientale delle biomasse legnose peggiora ancora di più, in quanto parte del calore deve essere utilizzato per essiccare il cippato e parte dell'energia elettrica serve per sminuzzare il legno da immettere in caldaia; inoltre, nell'impianto di Lanciano, gran parte del calore residuale alla produzione di energia elettrica sarà letteralmente buttato all'aria, invece di essere utilizzato per il teleriscaldamento e il tele raffreddamento.
Il motivo di questo enorme spreco (tra il 60 e il 70% del potere calorifico della biomassa bruciata non è utilizzato) è dovuto al fatto che gli incentivi pubblici ricavati dalle tasse sulle bollette elettriche di tutti gli Italiani, sono dati solo alla produzione di elettricità.
Pertanto, un giudizio oggettivo della situazione che si è venuta a creare, con la scelta di incentivare la combustione delle biomasse, è che chi, pur rispettando i limiti di legge, contribuisce ad un peggioramento della qualità dell'aria intorno a questi impianti, evento evitabile ricorrendo al metano, riceve lauti contributi di danaro pubblico.
Formalmente gli incentivi sono giustificati dalla comune percezione che, bruciando legna, sia neutro il bilancio di anidride carbonica, gas innocuo ma che contribuisce al riscaldamento del Pianeta. Questo significa che si ritiene che quando un albero viene bruciato si restituisca all'atmosfera l'anidride carbonica che l'albero aveva assorbito dall'atmosfera e fissato, sotto forma di cellulosa, nel suo fusto.
Questo bilancio è vero, quando un albero naturalmente muore e lentamente si degrada; non è più vero quando gli alberi sono usati a scopo energetico, in quanto bisogna piantarli, tagliarli, liberarli dai rami, trasportarli alle segherie e di qui alla centrale, operazioni che sono fatte utilizzando combustibili fossili che bruciati producono anidride carbonica fossile. Altro combustibile fossile è anche utilizzato per trasportare le ceneri in discarica.
Inoltre, alcuni studi hanno verificato che nei fumi prodotti dalla combustione della legna è presente anche metano, probabile sotto prodotto della combustione, e il metano ha un potere clima-alterante, dieci volte superiore all'anidride carbonica e le piante per crescere non hanno utilizzato il metano.
Infine, nel caso specifico di Lanciano, la sansa disoleata che si vuole bruciare contiene anche tracce di esano, solvente usato per estrarre l'olio, e questo idrocarburo fossile, che può essere presente nella sansa fino al 30 % in peso, una volta bruciato produce nuova anidride carbonica fossile, destinata ad aumentare la concentrazione di questo gas nell'atmosfera del nostro Pianeta. E anche questo inquinamento è incentivato con danaro "preso dalle tasche dei cittadini".

dr. Federico Valerio
direttore Servizio Chimica Ambientale
Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro.Genova

1 commento:

rekopurl ha detto...

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