mercoledì 22 settembre 2010

«Le mazzette del senatore FABBRIZIO DI STEFANO»




RIFIUTOPOLI. ABRUZZO. Sono finiti nell'inchiesta sui rifiuti della Procura di Pescara anche due senatori del Pdl, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, accusati di corruzione.


Un ruolo importante e privilegiato con degli imprenditori monopolisti in Abruzzo è quello di Fabrizio Di Stefano, senatore Pdl e vice coordinatore del suo partito, eletto nel Chietino, dove espletata per la gran parte la sua influenza.

Il senatore, secondo gli inquirenti, si occupava del Consorzio comprensoriale dei rifiuti di Lanciano, altro consorzio al quale partecipava una ditta della famiglia Di Zio, la Ecologica Sangro spa (partecipata al 95% dalla Deco).

Nel 2009 il presidente del consorzio Riccardo La Morgia aveva promosso una revisione delle tariffe affinchè i Comuni potessero pagare meno e la realizzazione di un impianto di bio-compostaggio che però avrebbe comportato la diminuzione dei guadagni per le imprese degli imprenditori dei rifiuti che erano proprietari di un impianto dello stesso tipo in contrada Casoni a Chieti. Insomma una concorrenza scomoda che avrebbe potuto portare grane e perdite.

I Di Zio chiedono aiuto al senatore affinché ponesse le condizioni politiche per poter fermare l'attività di La Morgia. Magari sostituendolo con un uomo di fiducia e più malleabile. E lo fanno, sostiene l'accusa, attraverso elargizioni di denaro e altre utilità.

Gli inquirenti hanno scoperto che il 16 febbraio 2009 Rodolfo Di Zio avrebbe versato una somma di denaro contante e di importo «non accertato» e «non dichiarato» al senatore che si adoperava anche per i suoi colleghi di partito. Così avrebbe “consigliato” gli stessi imprenditori a versare una somma all’allora candidato sindaco al comune di Pescara, Luigi Albore Mascia. Circa 10mila euro piovute dal cielo. Mascia per gli inquirenti sarebbe «del tutto estraneo all’accordo corruttivo e non avrebbe svolto alcun ruolo».

Un altro aiutino simile Di Stefano lo avrebbe chiesto agli stessi imprenditori per aiutare un altro candidato di Napoli al Parlamento europeo, Crescenzio Rivellini (non indagato) la somma sborsata questa volta sarebbe di 20.000 euro che arrivano direttamente a Napoli. Secondo gli accertamenti della Procura, però, 5.000 euro ritornano subito indietro, attraverso un assegno al senatore.

Sempre i Di Zio avrebbero poi concesso un grosso favore al movimento politico Pdl attraverso un'altra loro società (Area sas) proprietaria di un appartamento in piazza della Rinascita a Pescara e dato in affitto proprio al gruppo politico il cui contratto era scaduto. Grazie all'intervento del senatore non solo si sarebbe prorogato la locazione, sostengono sempre gli inquirenti, ma i proprietari avrebbero tacitamente rinunziato alla integrale riscossione del canone.

DI ZIO: «AMPIA DISPONIBILITA' E SOSTEGNO»

Dalle telefonate intercettate la Procura ha ascoltato come i Di Zio avessero offerto la più ampia disponibilità a Di Stefano nell'aiutare altri candidati di centrodestra «da specificare di volta in volta». Pieno sostegno.

Ricevuti i favori e le presunte tangenti il senatore Di Stefano dal canto suo ha più volte utilizzato la sua grande influenza politica di parlamentare ma volta a conseguire il fine illecito che avrebbe avvantaggiato gli imprenditori privati.

In un caso, per esempio, Di Stefano avrebbe fatto pressioni su Daniela Stati affinché sostenesse l'illegittimo commissariamento del consorzio comprensoriale di Lanciano così da mettere fuorigioco lo scomodo presidente La Morgia ed impedirgli la discussione dei punti all'ordine del giorno sull'abbassamento della tariffa e sull'impianto di bio-compostaggio che tanto infastidiva e preoccupava gli affari dei Di Zio.

Per fare questo il senatore avrebbe anche esercitato tutta la sua influenza sull'avvocatura regionale affinché gli rilasciasse un parere di comodo perché fosse possibile la convocazione dell'assemblea da parte del socio di minoranza e proponendo un ordine del giorno per favorire l'interesse dei Di Zio.

Di Stefano, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe fatto da tramite per un rapporto privilegiato tra la Stati e Rodolfo Di Zio affinché modificasse la legge 45/2007 (modifica avviata con la delibera del 2 novembre 2009) affinché si creassero le condizioni normative per realizzare un inceneritore in Abruzzo e cioè abbassando la soglia della 40% di raccolta differenziata quale condizione per il via libera. Siccome la raccolta differenziata in Abruzzo non sfiorava nemmeno il 40% occorreva una modifica alla legge per poter aprire la strada agli inceneritori.

In definitiva secondo gli inquirenti il senatore avrebbe «offerto e promesso l'uso strumentale dei propri poteri e della propria funzione di parlamentare» affinché la famiglia di imprenditori potesse «conservare il monopolio acquisito negli anni nella gestione degli rifiuti in Abruzzo ottenendo appalti all'affidamento diretto».

DA PRIMA DA NOI del 22 settembre 2010
http://www.primadanoi.it/modules/articolo/article.php?storyid=682

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