mercoledì 16 settembre 2015

LA VERGOGNOSA SCELTA DI D'ALFONSO DI CANCELLARE L'AMBIENTE ALLA REGIONE. IL PD CON RENZI SI CONFERMA IL PRINCIPALE OSTACOLO ALLA SALVAGUARDIA DELL'ABRUZZO.



Con la scelta scientificamente pianificata fatta da Luciano D'Alfonso di cancellare l'assessorato all'Ambiente, si priva di fatto la Regione Abruzzo di una difesa adeguata all'attacco generalizzato che sta subendo tra trivellazioni indiscriminate, mega gasdotti  ed elettrodotti inutili e pericolosi, devastanti inceneritori all'orizzonte e si svela clamorosamente il vero spirito che muove il Partito Democratico, da Matteo Renzi in giù.

La Regione Abruzzo e la Giunta D'Alfonso che tanto si riempiono la bocca di "sanità" (compiendo anche in questo campo scelte quantomeno discutibili se non palesemente disastrose) vanno così a lasciare campo libero proprio ad un assalto indiscriminato alla salute ed al benessere di tutti gli Abruzzesi. 

Ricordiamo a tutti gli esponenti del Partito Democratico che l'assalto alla salute non comporta necessariamente la perdita della memoria e comunque ci sarà sempre il movimento in difesa dell'Abruzzo a ricordare a tutti, soprattutto in periodo elettorale, chi sono i veri responsabili della deriva alla quale si vuole condannare la nostra Regione.

Pubblichiamo qui di seguito prima la LETTERA APERTA AL PRESIDENTE D'ALFONSO inviata da Nuovo Senso Civico e a seguire la LETTERA APERTA AL PRESIDENTE RENZI di un gruppo qualificato di studiosi ed esperti nazionali di energia in merito alla discutibilissima "Strategia Energetica Nazionale" decisa dal suo Governo.

Il tempo, come le buone ragioni, sarà come sempre galantuomo... 

 
                 
LETTERA APERTA A LUCIANO D’ALFONSO

Gentile Presidente,

siamo innanzitutto a dirLe che la cancellazione dell’Assessorato all’Ambiente affidato a Mario Mazzocca, con cui avevamo intessuto una proficua interlocuzione improntata a reciproca franchezza, ci ha procurato grande sconcerto, anche se, fin dalla defezione dei tre consiglieri di maggioranza, avevamo intuito che si trattava di una manovra il cui scopo finale era sbarazzarsi proprio dell’assessore all’ambiente, probabilmente troppo deciso nel contrastare la politica energetica di Renzi. E il fatto che gli sia concesso di continuare ad occuparsi di ambiente, senza però avere il diritto di firma (che resta al Presidente), si rivela una pezza peggiore del buco.

Ci sembra un segnale a dir poco inquietante in una terra che dietro l’etichetta sempre più sbiadita e offesa di “Regione verde d’Europa” vanta, si fa per dire, la più grande discarica di veleni del continente a Bussi e un attacco indiscriminato alla sua integrità territoriale ed alla salute dei suoi abitanti con trivellazioni diffuse in terra e in mare, mega impianti inutili e dannosi (gasdotti ed elettrodotti) e devastanti inceneritori all’orizzonte. Che segnale si vuole dare (e a chi) quando di fronte ad un’offensiva di questa portata si arretra preventivamente dimostrando di voler lasciare campo libero agli invasori senza scrupoli?

Detto questo e sperando in uno scatto d’orgoglio e di determinazione indispensabile in questa fase, abbiamo deciso di scriverLe per segnalarLe ancora una volta la necessità di impegnare tutta la Sua capacità politica per far capire al nostro Presidente del Consiglio che, in un’epoca di grave e galoppante riscaldamento globale, insistere sullo sfruttamento degli ultimi residui di fonti fossili di energia, è un errore imperdonabile:  nel centro sud dell’Italia c’è tanto sole e c’è tanto vento che, se sfruttati adeguatamente, possono determinare una rinascita di quelle regioni. Per questo ridurre i finanziamenti alle fonti alternative di energia per incrementare le trivellazioni, costituisce una scelta sciagurata frutto del credito che si è voluto accordare ai petrolieri, che di certo stanno dietro determinate decisioni, altrimenti incomprensibili visto che non è quella la via dello sviluppo e del superamento della crisi.

Presidente D’Alfonso, parli con i numerosi industriali titolari di aziende in Val Di Sangro, a partire dalla SEVEL,  e faccia loro una semplice domanda: avrebbero fatto quegli investimenti in Val Di Sangro se in quell’area si fosse a suo tempo insediata una raffineria di petrolio come la Sangro Chimica o una fabbrica di veleni con la Rohm And Haas? Scoprirà che aver impedito quegli insediamenti è all’origine dello sviluppo del Sangro.

Per questa ragione noi di Nuovo Senso Civico e tutti coloro che ieri ed oggi hanno difeso e difendono l’ambiente, sono quelli che più di ogni altro ne hanno assicurato lo sviluppo presente e futuro. E non parlo solo di agricoltura e di turismo, essendo in questi casi evidente il legame tra preservazione dell’ambiente e sviluppo. Il Presidente del Consiglio insiste caparbiamente nel ritenere che certe scelte sono contrastate solo da sparuti “comitatini”. Gli apra gli occhi e gli dica che in Abruzzo, ma presto nell’intero centro sud, tutte le categorie produttive e l’intera popolazione sono pronte a scendere in campo per impedire  scelte regressive e favorirne altre. Sarà un fiume in piena che travolgerà la politica energetica di Renzi e con essa tutti i difensori troppo tiepidi dell’ambiente e i doppiogiochisti.
Con i governi di centro e di centro destra i difensori dell’ambiente hanno sempre vinto, cancellando quarant’anni fa la Sangro Chimica e la Centrale Termoelettrica di Vasto, e poi la Rohm And Haas e, ancora recentemente il Centro Oli ad Ortona e le Trivelle della Forest Oil sotto la diga di Bomba. Volete che perdano con un governo di centro sinistra?

Vede, Signor Presidente, l’Abruzzo è a un bivio e la gente ne è consapevole: qui si tratta o di abbandonare questa terra e il suo mare alla devastazione prodotta da petrolieri e inquinatori vari, dalla cementificazione selvaggia, dai depuratori che non esistono o non funzionano,  e permettere tutti gli scempi che porterebbero questa regione tra quelle più infelici, o tentare di risalire la china per contrastare quella deriva, che poi è l’unica strada per assicurare lo sviluppo di questa regione.

L’Abruzzo è una terra magnifica e spesso la gente di altre regioni, capitandoci per caso, dichiara sbalordita: “Non sapevo che l’Abruzzo fosse così bello”. Conservare questa bellezza è la strada più sicura, anzi l’unica, per assicurarne lo sviluppo.

Per questa ragione questa lettera sarà inviata anche a tutti i gruppi consiliari della Regione e a tutti i parlamentari abruzzesi, oltre che al Presidente del Consiglio e ai ministri dell’Ambiente e dello sviluppo economico.

Con la residua fiducia (e speranza),

NUOVO SENSO CIVICO
                                                                    
 



16 ottobre 2014

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi
e, p.c.,
al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi
al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gianluca Galletti
al Ministro dell’Economia e Finanze, Pietro Carlo Padoan
al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin
al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini

Lettera Aperta

La Strategia Energetica Nazionale

Caro Presidente,

siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla crisi energetica e sul modo di uscirne.
 
Definire le linee di indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e culturale. I punti fondamentali dai quali non si può prescindere sono i seguenti:

1) E’ necessario ridurre il consumo di energia, obiettivo che deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza energetica e, ancor più, con la creazione  di una cultura della parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo che ha risorse limitate.

2) La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo per il 90%,  significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese da altre nazioni.

3) E’ necessario promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace.

4) Le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari.

5) La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili sta già avvenendo in tutti i Paesi del mondo. In particolare, l’Unione Europea ha messo in atto una strategia basata sui punti sopra elencati (il Pacchetto Clima Energia 20 20 20, l’Energy Roadmap 2050).

L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto.
 
Purtroppo la Strategia Energetica Nazionale, che l’attuale governo ha ereditato da quelli precedenti e che apparentemente ha assunto, non sembra seguire questa strada. In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle residue, marginali riserve  di petrolio e gas in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia.

Il decreto attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Tutto ciò in contrasto con le affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura compromettere un’enorme fonte di ricchezza certa per l’economia nazionale: il turismo. D’altra parte il decreto non prende in considerazione la necessità di creare una cultura del risparmio energetico e più in generale della sostenibilità ecologica e non semplifica le procedure che ostacolano lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Il mancato apporto, quantitativamente marginale, delle nostre riserve di combustibili fossili potrebbe essere facilmente compensato riducendo i consumi. Ad esempio, mediante una più diffusa riqualificazione energetica degli edifici, la riduzione del limite di velocità sulle autostrade, incoraggiando i cittadini ad acquistare auto che consumino e inquinino meno, incentivando l’uso delle biciclette e dei mezzi pubblici, trasferendo gradualmente parte del trasporto merci dalla strada alla rotaia o a collegamenti marittimi e, soprattutto, mettendo in atto una campagna di informazione e formazione culturale, a partire dalle scuole, per mettere in luce i vantaggi della riduzione dei consumi individuali e collettivi e dello sviluppo delle fonti rinnovabili rispetto al consumo di combustibili fossili e ad una estesa trivellazione del territorio.

L’unica via percorribile per stimolare una reale innovazione nelle aziende, sostenere l’economia e l’occupazione, diminuire l’inquinamento, evitare futuri aumenti del costo dell’energia,  ridurre la dipendenza energetica dell’Italia da altri Paesi, ottemperare alle direttive europee concernenti la produzione di gas serra e custodire l’incalcolabile valore paesaggistico delle nostre terre e dei nostri mari consiste nella rinuncia definitiva ad estrarre le nostre esigue riserve di combustibili fossili e in un intenso impegno verso efficienza, risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili e della green economy.

Nella speranza che si possa aprire un costruttivo dibattito sui problemi riportati in questo appello, con uno spirito di leale e piena collaborazione auguriamo a Lei e al Suo Governo un proficuo lavoro per il bene della Nazione.

Il Comitato Promotore
Vincenzo Balzani (coordinatore), Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Nicola Armaroli, Istituto ISOF-CNR
Alberto Bellini, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università
Giacomo Bergamini, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Enrico Bonatti, ISMAR-CNR
Alessandra Bonoli, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, dell’Ambiente e dei Materiali, Università
Carlo Cacciamani, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Romano Camassi, INGV
Sergio Castellari, Divisione servizi climatici, CMCC e INGV
Daniela Cavalcoli, Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università
Marco Cervino, ISAC-CNR
Maria Cristina Facchini, ISAC-CNR
Sandro Fuzzi, ISAC-CNR
Luigi Guerra, Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», Università
Giulio Marchesini Reggiani, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università
Vittorio Marletto, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Enrico Sangiorgi, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università
Leonardo Setti, Dipartimento di Chimica Industriale, Università
Micol Todesco, INGV
Margherita Venturi, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Stefano Zamagni, Scuola di Economia, Management e Statistica, Università
Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA

 

2 commenti:

Domenico Giancristofaro ha detto...

Grazie, è allarmante assistere ad un disfacimento così miope e distruttivo proprio da parte di chi dovrebbe farsi carico di prevenire, proteggere e promuovere. la Incapacità di comunicazione dei politici rivelata a L'Aquila dai signori della foro è emblematica, come le loro successive dichiarazioni pubbliche ai media.

Domenico Giancristofaro ha detto...

Grazie, è allarmante assistere ad un disfacimento così miope e distruttivo proprio da parte di chi dovrebbe farsi carico di prevenire, proteggere e promuovere. la Incapacità di comunicazione dei politici rivelata a L'Aquila dai signori della foro è emblematica, come le loro successive dichiarazioni pubbliche ai media.