sabato 13 novembre 2010

CHIAMATELI CENTRALI A BIOMASSE, TERMOVALORIZZATORI O INCENERITORI, MA QUESTO E' IL RISULTATO



Quello che vedete in fotografia è la nuova centrale a biomasse nel comune di Treglio

Secondo la proprietà e i progettisti questa centrale a biomasse dovrebbe bruciare sansa e cippato,.

Prefigurando l’immagine irreale dei nostri contadini in fila (durante i mesi della potatura dei vigneti!) a raccogliere i tralci a terra e con migliaia e migliaia di trattori scaricali in centrale.La centrale dovrebbe bruciare centinaia e centinaia di quintali al giorno di potature di vigne e uliveti.

Senza pensare a quanto inquinamento per il trasporto si produrrebbe, è un’immagine irreale perché semplicemente impossibile! Ma vogliamo fantasticare: se fosse davvero possibile, quanto pagherebbero agli agricoltori per il conferimento dei tralci?

Evidentemente troppo poco o forse niente semplicemente perchè la centrale a biomasse perderebbe di convenienza. E allora Ing. Di Nunzio il cippato da dove lo prendete? Fate una centrale a biomasse per il cippato senza cippato?

Chiediamo al vice-Sindaco: cosa verrà bruciato oltre alla sansa per assicurare il funzionamento della centrale 24h su 24h 365 giorni l’anno? Noi sappiamo che la risposta potrebbero darla tutti quei furbi imprenditori che da questo business pseudoecologico ci guadagnano milioni di euro. Sulla pelle dei cittadini.

Treglio e i suoi cittadini come possono tollerare la convivenza con un INSEDIAMENTO di questo tipo dopo aver scelto una politica urbanistica a misura d’uomo, promuovendo il territorio con eventi importanti come “Il Borgo Rurale”, recuperando il centro storico in maniere ineccepibile, permettendo una edificabilità residenziale, attirando molti professionisti frentani a spostare la loro residenza in questo comune, anche alla ricerca di una migliore qualità della vita?

E gli ideatori del progetto come pensano di risarcirli per il rischio sulla loro salute e sui loro investimenti? Con una pacca sulla spalla rassicurante dell’Ing. Di Nunzio?

Ecco gli esempi più importanti delle attività impattanti per la nostra salute presenti sul nostro territorio:

Pozzi petroliferi in mare e in terra; Turbogas di Ortona (105 MW); Turbogas di Gissi (850 MW); Turbogas SEVEL (100 MW); Inceneritore di rifiuti tossici e nocivi Laterlite di Dentella; Inceneritore per biomasse di Treglio; Inceneritore per biomasse ad Ortona; Stoccaggio di KOKE ad Ortona (scarti di lavorazione del petrolio); Discarica di rifiuti tossici e nocivi di Rocca S. Giovanni; Discarica di rifiuti tossici e nocivi Bosco Mottille S. Salvo; Discarica di Cerratina a Lanciano; Distilleria D’Auria; Akea di Orsogna; CIAF di Atessa; Discarica abusiva di rifiuti pericolosi della camorra a Tollo; In fase di autorizzazioni o realizzazione: Centrale a Biomasse di Treglio Raffineria e pozzi di gas a Bomba; Discarica di Amianto ad Ortona; Centro Oli di Ortona; Inceneritore per biomasse a Castelfrentano; Inceneritore per biomasse di Vasto 1; Inceneritore per biomasse di Vasto 2; Linea elettrica ad alto voltaggio di Terna; ECC. ECC.

Se un Comune favorisce l’istallazioni di attività inquinanti nel prorpio territorio, non mette solo in pericolo la salute e lo sviluppo economico dei propri abitanti, ma arreca anche un grande danno ai comuni limitrofi che magari hanno fatto scelte diverse.

L’inquinamento non lo si può confinare al perimetro di un Comune.

Le scelte degli amministratori del comune di TREGLIO in materia interessano tutta la nostra comunità e con essa vanno condivise. Pensate che possiamo sopportare a lungo questa situazione?

Mentre in Campania in merito alla questione rifiuti i sindaci sono in prima linea nel difendere il proprio territorio e di conseguenza la salute dei cittadini, da noi i sindaci sono completamente assenti e a volte complici di imprenditori senza scrupoli.

A noi cittadini non ci resta che prendere atto della situazione ed intraprendere una lotta dura nei confronti della mala politica per riaffermare i nostri diritti violati.

Cosa dice la scienza in meritori agli inceneritori per Biomasse.

Poche settimane fa, l'American Heart Association (AHA) ha pubblicato un documento significativo intitolato "Particolato atmosferico e malattie cardiovascolari".

In esso viene collegato il tipo di inquinanti tossici prodotti da inceneritori per biomasse con malattie cardiovascolari.

Si tratta di un esame approfondito dei recenti studi dettagliati su riviste come The Journal of American Medical Association, il New England Journal of Medicine, Circulation, il giornale di Air gestione dei rifiuti, l'epidemiologia e tossicologia inalatoria, e molti altri. (La lista di riferimento AHA cita 426 articoli medici).

In questo lavoro, si precisa che l'esposizione a particelle in sospensione nell'aria, nell'arco di alcune ore a settimana, può innescare la morte cardiovascolare e eventi non fatali, come infarti, insufficienza cardiaca, battito cardiaco irregolare, e ictus.

"L'Associazione malati del Polmone” chiede che la normativa non debba favorire la combustione di biomasse.

La combustione della biomassa porta un aumento significativo delle emissioni di ossidi di azoto, di particelle di biossido di zolfo ed ha un grave impatto sulla salute dei bambini, degli anziani e delle persone con malattie polmonari, perdita di giorni di lavoro a causa di malattie respiratorie, accessi al pronto soccorso, incremento del tasso di ospedalizzazione e di mortalità.
L'AHA invita gli operatori sanitari, a sottolineare la necessità che il pubblico deve essere cauto sull’ esposizione alle particelle in sospensione nell'aria, per i quali non vi è stabilito un livello minimo di sicurezza.

Suggerisce sistemi di filtraggio dell'aria in casa, la riduzione del tempo trascorso all'aperto, specialmente nel caso di attività faticose, e di tenere le finestre chiuse in casa.

"Le centrali a biomasse presentano un rischio inaccettabile per la salute dei cittadini, aumentando l'inquinamento atmosferico ...

La combustione delle biomasse libera piccole particelle in aria e la creazione di particolato atmosferico”.

American Lung Association

Massachusetts Medical Society

Deborah Hartley Deborah

sabato 6 novembre 2010

TANTO PER ESSERE PIU' CHIARI (O PIU' NERI)


Abbiamo fatto copia e incolla dal blog dei nostri amici terami del "COMITATO ABRUZZESE DIFESA BENI COMUNI" per evidenziare (se ce ne fosse ancora bisogno) ancora più in evidenza l'inutilità di questa legge.
Confrontate la cartina elaborata da WWF e Legambiente con quella di Maria Rita D'Orsogna sulla mappa del Montepulciano d'Abruzzo.
Segue l'analisi del CDBC

In attesa degli atti e della trascrizione del dibattito in Consiglio Regionale, non ci vengono risparmiate dichiarazioni entusiastiche di esponenti della maggioranza e dello stesso Presidente Chiodi.
Cosa ci sia da esultare non si capisce dal momento che:

-nelle zone in nero della cartina, elaborata da WWF e Legambiente, art. 1 comma 3 del Disegno di legge della Giunta regionale approvato, si prevede una “valutazione di compatibilità” tra le attività petrolifere e l’agricoltura di qualità ivi presente, affidata (comma 4) al Comitato di coordinamento regionale V.I.A. un semplice organo amministrativo. Lo stesso che tarda a dare il parere negativo sui pozzi di petrolio previsti dalla Forest Oil, per Bomba, in Val di Sangro, in area a rischio sismico, idrogeologico e sotto una diga. Dicendo pane al pane e vino al vino, in queste zone, se non proprio in mezzo alle vigne, agli ulivi, ai frutteti ecc., LE TRIVELLE HANNO IL VIA LIBERA.
Siamo andati a vedere la mappa del Montepulciano d’Abruzzo, ispirati dalla D’Orsogna, che con la solita chiarezza anglosassone spazza via le fumisterie e le mistificazioni del politichese nostrano, e così possiamo constatare come la mappa del vino e del petrolio coincidono, alla faccia dell’incompatibilità continuamente ribadita dal presidente Chiodi e dai suoi assessori. E la mappa del Montepulciano e del Trebbiano non si differenzia molto da quella delle altre produzioni agricole di qualità.

-art. 1 comma 2-

  • a, c)Aree naturali protette (parchi,), zone di interesse comunitario, di protezione e alto interesse naturalistico;
  • b) zone costiere;
  • d) zone sismiche di prima categoria (praticamente l’Aquilano, dove non esistono concessioni petrolifere);

in tutte queste aree ci sarebbero “profili di incompatibilità”, da valutare sempre,caso per caso, dalla citata Commissione VIA. PRESIDENTE CHIODI, QUI SI TRIVELLA O NO?

Bontà loro un emendamento ha tolto la voce “lavorazione” (leggi raffinazione) ma non è stata espressamente vietata l’installazione delle raffinerie. PRESIDENTE CHIODI, IL CENTRO OLI SI FARA’ O NO?
Dobbiamo aspettare il 2012 per sapere se l’autorizzazione sarà rinnovata? E se non si farà, perché non dirlo esplicitamente sulla legge, visto che la competenza è della Regione? E perché lasciare la porta aperta ad altre possibili raffinerie?

Nel frattempo, mercoledì, si è svolta l’udienza della Corte Costituzionale per decidere sull’impugnativa del Governo e abbiamo potuto vedere l’avvocato della regione Abruzzo completamente sottomesso al diktat della Presidenza del Consiglio e il richiamo dello stesso Presidente della Corte, costretto ad aggiornare l’udienza, ad una maggiore correttezza delle due parti.
Andiamo a vedere cosa fa invece la California di Arnold Schwarzenegger .

LI SI PREPARA IL FUTURO, QUI DISTRUGGIAMO IL PRESENTE E IL FUTURO



venerdì 5 novembre 2010

E' IGNORANZA O MALAFEDE?

Il Presidente Chiodi è libero di fare tutte le leggi che vuole, anche una goccia di rugiada per chi sta morendo di sete nel deserto può apparire come in fiume in piena.
Meglio morire domani che oggi!!.

Il punto è uno.
Tutte le istanze presentate in Abruzzo dalle compagnie petrolifere sono fuori legge, alcune in maniera paradossale.
Ora immaginate che un Carabiniere vede un qualsiasi cittadino commettere un reato, se facesse finta di non vedere cosa penseremmo noi cittadini?
Che azioni intraprenderebbero i suoi superiori venuti a conoscenza del fatto?
Sicuramente il Carabinere commetterebbe un reato gravissimo.
Per i nostri amministratori la situazione è identica, non solo devono intervenire ma sono obbligati a farlo subito.
Se lo facessero in ritardo comunque bloccherebbero le istanze, ma sarebbero costretti a pagare i danni per mancato guadagno alle imprese petrolifere.

Le Leggi Nazionale ed Europee abbondano in materia, con competenze in mare e in terra, come stiamo ripetendo e inviando alla Regione ormai da due anni.

Ci siamo avvalsi di professionisti a livello internazionale per chiarire queste questioni, con uno sforzo da parte nostra in termini economici e di tempo non indifferenti.

Ora due sono le questioni, o i nostri amministratori sono in malafede o semplicemente ignoranti e mal consigliati da funzionari e dirigenti discutibili.

Un ultimo esempio.
Nell''ultima Legge abrogata dal Governo Nazionale una sola parte era rimasta in piedi perchè non impugnabile, la VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) lo strumento di valutazione che permette di stabilire se una attività e dannosa alla salute umana.
Uno strumento dunque, che metteva in grande difficolta le industrie petrolifere.
Cosa ha fatto il Governo regionale quando si è reso conto delle difficolta che poteva creare ai petrolieri?
Ha eliminato la VIS che era ancora in vigore dalla Legge Regionale.
Sempre ai posteri l'ardua sentenza.

mercoledì 3 novembre 2010

IL PRESIDENTE CHIODI SCOPRE......L'ACQUA CALDA



Il Presidente Chiodi, dopo essersi confrontato con il Ministero dello Sviluppo economico e a quello dell’Ambiente, ha annunciato di aver trovato lo strumento giuridico capace di bloccare in Abruzzo la ricerca e l’estrazione di idrocarburi e di risolvere perciò ogni conflitto tra Stato e Regione: esso si chiama “intesa”.
Senonché tale strumento è sempre esistito nella legislazione italiana e consiste nella possibilità per lo Stato di rilasciare permessi per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi solo “d’intesa” con la Regione.

Quindi, come si vede, il Presidente Chiodi ha scoperto …..l’acqua calda.

La verità è che finora sono stati rilasciati centinaia di permessi, senza che la Regione abbia mai fatto uso delle sue prerogative. Solo una volta la Regione si è attivata, e questo è avvenuto per il Centro Oli di Ortona, per il quale ha manifestato il proprio assenso.

In realtà non c’è bisogno di fare nessuna LEGGE PARTICOLARE per salvaguardare la nostra Regione dal petrolio.

Basterebbe fare riferimento a tutte le leggi nazionali vigenti in materia Intesa Stato-Regione secondo il Codice dell’Ambiente sono tante e anche abbastanza restrittive.

Ad esempio la legge 334 del 2000 Art. 18 (Legge Seveso) che legifera sulle competenze regionali in merito alla prevenzione degli incidenti.

Ad esempio la Legge Marzano del 2004 Comma 4 che stabilisce competenze per le regioni applicabili anche in mare.

Ad esempio la Legge 106 del 2009 che da competenze specifiche alle regioni in materia sanitaria utili anche per le emissioni in mare.

Ad esempio l’infinita possibilità in relazione alla geologia (sismicità ecc.) vedi Enciclopedia TRECCANI sugli idrocarburi.

Ad esempio la revoca di tutti i permessi di ricerca ed estrazione di idrocarburi prevista dalla legge del 9 gennaio 1991, n. 9 (art. 6, comma 11 e art. 9, comma 2), per gravi motivi ambientali..

Proprio per queste ragioni abbiamo raccolto e stiamo ancora raccogliendo decine di migliaia di firme di abruzzesi per chiedere tale revoca: si tratta di un provvedimento che può e deve chiedere lo stesso governo regionale, il quale potrà dire di aver fatto il suo dovere solo quando l’abbia ottenuto. Cosa può e dovrebbe fare la Regione?

Ad esempio un piano per le acque.

Ad esempio un piano per i rifiuti pericolosi e da idrocarburi.

Ad esempio un nuovo piano di tutela della salute (VIS).

Ad esempio applicare la Legge Caramanico sulla qualità dell’aria

Molte delle leggi nazionali sono più efficaci se la regione è dotata di questi strumenti che la maggior parte delle altre regioni da anni hanno messo in campo.

Non possiamo dire no semplicemente perché questo non ci piace, ma possiamo dire no perché non vengono rispettate leggi e le normative.

Certo qualcuno potrebbe obbiettare “ma se poi le rispettassero veramente come potremmo impedirgli di deturpare il nostro territorio?”

Semplice, non potremmo.

Ma allo stato attuale se rispettassero tutte le leggi vigenti il nostro petrolio non sarebbe più conveniente e le stesse ditte petrolifere abbandonerebbero la nostra Regione.

Forse tra trenta quaranta anni il nostro petrolio diventerà vitale per la nostra nazione o forse no.

Speriamo che allora tecniche estrattive, di raffinazione e politici più attenti renderanno possibile prelevare il nostro BITUME.

Speriamo di no, ma in caso di carestia anche la cicoria potrebbe trasformarsi in un piatto prelibato. Ai posteri l’ardua sentenza.

Tutte le istanze da noi verificate una per una, vecchie e nuove non rispettano la legge, se la Regione volesse da domani potrebbe mettere in riga i petrolieri.

Insomma quello messo in campo da Chiodi è il solito tentativo di spargere fumo al fine di allentare la pressione dell’opinione pubblica.

venerdì 29 ottobre 2010

...PINOCCHIO SVEGLIATI E' "PRIMAVERA" !!!




Molti esperti, tecnici e scienziati mettono in relazione le attività petrolifere già in atto lungo la costa abruzzese con l’aumento esponenziale di malattie tumorali ed ematologiche.

Una delle prove è data dal fatto che le centraline poste lungo la costa pescarese indicano alti livelli di presenza di sostanze legate agli idrocarburi anche quando ci sono i blocchi del traffico.

Nessuno però vuole approfondire questa questione.

Vorremmo pertanto chiedere al Presidente di Confindustria della Provincia di Chieti di promuovere (e pagare) un’approfondita e seria indagine scientifica su questo problema.

Ricordiamo che il Presidente Paolo Primavera difende i petrolieri adducendo un incremento dei posti di lavoro e dichiarando pubblicamente, senza alcun riscontro oggettivo che “Il no al petrolio è una scelta scellerata”

Ma allora anche gli amministratori ed i cittadini della Lombardia, della Toscana, del Veneto, del Piemonte, della Liguria e della Puglia sono scellerati?

Il Presidente Primavera argomenta il suo no anteponendo il lavoro alla salute.

E forse in questo qualche ragione ce l’ha, del resto anche le malattie e la morte da inquinamento e da incidenti sul lavoro producono ricchezza attivando una filiera produttiva basata sulle pompe funebri, i costruttori di bare, le perizie necroscopiche e, soprattutto, alimentando quel filone di di corruzione infinita che si chiama sanità regionale.

Quando il Presidente Primavera si riferisce ai 5000 addetti nel settore petrolifero forse pensa anche a queste attività, oltre agli inservienti delle pompe di benzina e di distribuzione del gas, anche in bombole.

Quanti abruzzesi conoscete che lavorano nel settore petrolifero, qui in Abruzzo?

Caro Presidente, le lanciamo una sfida: noi siamo disposti a dire sì al petrolio abruzzese e se entro cinque anni le attività connesse alle estrazioni petrolifere abruzzesi avranno creato almeno la metà dei posti di lavoro da lei immaginati siamo pronti a chiedere scusa.

Nel caso contrario lei e i suoi colleghi andrete a lavorare su una piattaforma in Kazakistan vita natural durante (si rilassi, per quanto faticosa e puzzolente sarà una vita breve!)

Noi non siamo afflitti dalla sindrome di NIMBY ma non siamo neppure degli amanti del rischio.

Ci fidiamo non solo di ciò che dicono amministratori coscienziosi e per bene, sostenuti dal parere di medici e scienziati di fama internazionale e da economisti che scrivono anche su “Il Sole 24 Ore” il quotidiano di Confindustria che forse lei dovrebbe leggere con maggiore attenzione.

La verità è che la gran parte dell’imprenditoria abruzzese è concentrata sul saccheggio del territorio attraverso un’edilizia da terzo mondo, la costruzione di discariche e inceneritori per la spazzatura prodotta altrove e la perforazione del territorio abruzzese, generando così ricchezza per pochi e disagio per tutti gli altri.

Noi siamo coscienti che ancora per molti anni il petrolio sarà la più importante fonte di energia del pianeta e possiamo fare ben poco per cambiare questa situazione, siamo però contrari al petrolio abruzzese, poco, di scarsa qualità e gestito pertanto da piccole aziende semisconosciute, perché il bilancio costi-benefici pende solo dalla parte dei costi, che pagheranno tutti i cittadini abruzzesi. Amici del quartierino esclusi.

Se avete la pazienza di vedere l’inchiesta dei giornalisti RAI a proposito di petrolio, scoprirete che l’Abruzzo è al primo posto nell’estrazione di petrolio OFFSHORE in Italia con il 47% della produzione.

Qualcuno di voi si è accorto di questi benefici?

mercoledì 27 ottobre 2010

DEI PETROLIERI E DEI I LORO AMICI, CI SI PUO' SEMPRE FIDARE!!!


Petrolchimico Brindisi: sequestrate sette torce per inquinamento. Bruciati illegalmente gas tossici?

pubblicato: mercoledì 27 ottobre 2010 da Peppe Croce

Sette torce della raffineria di Brindisi, due della Basell Chimica e cinque della Polimeri Europa (Eni), sono state sequestrate dalla Digos che sospetta che siano state a lungo usate per smaltire illegalmente gas tossici.

Tutto inizia nel 2008 quando, a causa di ripetuti black out che fermarono la raffineria, i sistemi che mandano i gas di processo dell’impianto alle torce per bruciarli e limitare i pericoli entrarono più volte in funzione. Ciò attirò l’attenzione delle autorità e soprattutto causò l’ira del Comandante della Guardia di Finanza di Brindisi che ebbe ben 63 uomini intossicati durante una esercitazione nei pressi della raffineria proprio mentre le torce erano in funzione.

Dall’attenzione all’inchiesta delle forze dell’ordine non ci volle molto vista la frequenza con la quale si accendono (a dire il vero non solo a Brindisi ma in tutte le raffinerie del mondo) le torce. Questi camini, infatti, dovrebbero entrare in funzione solo in caso di pericolo e per evitare accumulo di gas pericolosi ed esplosioni ma, in realtà, non c’è skyline di raffineria che non vanti le sue torce accese.

Il dubbio, quindi, è che le torce vengano attivate anche quando non serve per bruciare prodotti di scarto invece di smaltirli a norma di legge. La Digos, nel corso delle indagini, ha installato alcune telecamere per monitorare l’attività delle torce arrivando a constatare non solo la frequenza ma anche la cadenza delle accensioni che, dicono i poliziotti, sembravano quasi programmate.

Sulla base di questi corposi indizi il Gip Paola Liaci ha disposto il sequestro preventivo delle sette torce del polo petrolchimico brindisino affidandole, però, in custodia giudiziaria ai due amministratori delegati di Polimeri Europa e Basell: che sia vero o no ciò che crede l’accusa, infatti, fermare le torce vorrebbe dire fermare completamente la raffineria.

martedì 26 ottobre 2010

DOVETE ASSOLUTAMENTE VEDERE QUESTA INCHIESTA DELLA RAI SULLA QUESTIONE PETROLIO IN PARTICOLARE IN ABRUZZO -CLICCATE SU QUESTO TESTO


A PROPOSITO SABATO 30 OTTOBRE DALLE 13 ALLE 14 "SPECIALE AMBIENTE ITALIA" SU RAI 3 SI PARLERA' ANCHE DI ABRUZZO E PETROLIO.
SARANNO PRESENTI ALCUNI RAPPRESENTANTI DEI MOVIMENTI E DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE E IL PRESIDENTE DELLA REGIONE GIANNI CHIODI.

DOMENICA 31 OTTOBRE REPORTER SU RAI 3 SI OCCUPERA' DI PETROLIO.
SIAMO IN CONTATTO CON LA GABBANELLI DA CIRCA UN ANNO E LE ABBIAMO INVIATO MOLTO MATERIALE, SE POTETE SEGUITE ANCHE QUESTA TRASMISSIONE