venerdì 29 luglio 2011

La caccia al petrolio che mette a rischio il mare


Pubblicata da INFORMAZIONE LIBERA il giorno venerdì 29 luglio 2011 alle ore 18.09

Un dossier di Legambiente fotografa la situazione della trivellazione marina nel nostro Paese: nuovi permessi per la ricerca di greggio, compagnie stranieri in prima fila. "Lottizzazione che non risparmia neanche le aree marine protette". E intanto il governo riduce al massimo la tutela ambientale di ANTONIO CIANCIULLO

Vale la pena correre il rischio di giocarsi il mare per sfruttare un potenziale di petrolio che vale al massimo 11 milioni di tonnellate, l'equivalente del consumo di 55 giorni di fabbisogno nazionale? Meglio dedicare 12 chilometri quadrati ai 6 impianti eolici offshore progettati o concedere 30 mila chilometri quadrati di aree marine alla ricerca di idrocarburi? Sono le domande che emergono da un rapporto appena preparato da Legambiente: "Un mare di trivelle". Al 31 maggio 2011 in Italia erano stati rilasciati 117 permessi di ricerca di idrocarburi sul territorio italiano: 92 in terraferma e 25 in mare. Una bella quantità di trivelle pronte a circondare le nostre coste aggiungendosi alle 9 piattaforme attuali con i loro 82 pozzi.

"E' una forsennata ricerca di petrolio nostrano che vede in prima fila soprattutto le compagnie straniere che hanno trovato nell'Italia il nuovo Eldorado viste le condizioni molto vantaggiose che vengono concesse per cercare e estrarre idrocarburi nel nostro paese, secondo l'ammissione delle stesse società interessate", si legge nell'analisi di Legambiente. "Una lottizzazione senza scrupoli che non risparmia neppure le aree marine protette: lo scorso aprile il ministero dell'Ambiente, d'intesa con quello dei Beni culturali, ha approvato la Valutazione d'impatto ambientale per un programma di indagini della Petrolcetic Italia srl vicino alle Tremiti".

Il decreto del ministero dell'Ambiente è stato impugnato da Legambiente al Tar del Lazio.

Anche la Regione Puglia si è schierata ufficialmente contro le trivelle in mare: il 19 luglio scorso il Consiglio regionale ha approvato una proposta di legge sul divieto di prospezione, ricerca e coltivazione d'idrocarburi liquidi. La proposta tende a mettere in salvo non solo le Tremiti ma tutto l'Adriatico "dall'attività estrattiva ritenendo prevalenti la questione ambientale e l'attività turistica".

Da una parte le associazioni ambientaliste e la Puglia, dall'altra il governo che il 7 luglio ha approvato un curioso decreto legislativo. In una norma di attuazione della direttiva sulla tutela penale dell'ambiente è stato inserito un codicillo che riduce la tutela perché riduce i vincoli per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi in mare nel golfo di Taranto: prima il divieto riguardava l'area fino 12 miglia dal limite delle acque territoriali italiane, ora resta protetta solo l'area entro le 5 miglia dalla costa. Di fatto il via libera alle trivelle.
(29 luglio 2011) © Riproduzione riservata
http://www.repubblica.it/ambiente/2011/07/29/news/trivelle_legambiente-19776841/

Inceneritore di Parma: il Pd vota contro l’alternativa. Ma Bersani in piazza lo scorda



Mentre il leader del Pd Pierluigi Bersani si preparava ad arringare i parmensi in piazza contro Vignali, i suoi in consiglio regionale votavano compatti a favore del progetto dell’inceneritore di Uguzzolo. Un progetto targato Iren Spa ed avallato dalla Provincia di Parma, il cui cantiere è fermo da tre settimane per una denuncia per abuso edilizio e sul quale da febbraio è aperta una procedura d’infrazione dell’Unione Europea in quanto l’affidamento diretto ad Iren Spa non avrebbe rispettato le norme comunitarie sugli appalti.

Mercoledì nel tardo pomeriggio, in un aula semideserta con 20 assenti su 50 consiglieri, è stata votata e respinta una risoluzione presentata dal consigliere Giovanni Favia del Movimento 5 Stelle che proponeva una serie d’alternative al contestato progetto e chiedeva che la provincia di Parma adeguasse il proprio piano rifiuti a quel 65% minimo di raccolta differenziata entro il 2012 come chiede la normativa italiana. “Il piano oggi invece prevede il 56% di differenziata a livello provinciale e di bruciare i fanghi di depurazione per incamerare i sussidi dei certificati verdi – ha denunciato Favia nel suo intervento – quando invece l’Europa ed esperienze anche lombarde indicano come i fanghi di depurazione si possono anche non bruciare ma trattare a freddo”.

“Nonostante l’avessimo protocollata otto mesi fa, la risoluzione era ancora attualissima: tutti sappiamo che l’inceneritore di Uguzzolo è stato fermato per sospetto abuso edilizio e che il TAR ha respinto la richiesta di sospensiva d’urgenza dell’atto amministrativo avanzata da Iren Spa. Inoltre sul progetto c’è una inchiesta della Commissione Europea perché l’affido diretto ad Iren Spa dell’opera non rispetterebbe le norme europee: il rischio di una multa minima di 9 milioni di euro”. Quello di Favia è stato l’unico intervento in aula: “Un assordante silenzio, come novelli Ponzio Pilato, quelli che dovrebbero tutelare la salute degli emiliano-romagnoli se ne sono lavati le mani, abdicando dal proprio ruolo di rappresentanti dei cittadini. È l’assordante silenzio dei difensori degli inceneritori. Una vergogna e i cittadini devono sapere”.

La risoluzione proposta dal consigliere, elaborata con l’aiuto di alcuni tecnici europei, proponeva alternative all’inceneritore per consentire al piano della Provincia di raggiungere l’obiettivo di una raccolta differenziata minima al 65%, con soluzioni alternative all’incenerimento: “Parliamo di moderni impianti di trattamento meccanico biologico e di centri riciclo totale come quello di Vedelago, che eliminano la produzione di combustibile da rifiuti, facendo diventare quel materiale invece sabbie sintetiche per edilizia e industria plastica”.

Tre i consiglieri a favore: i due rappresentanti del Movimento 5 Stelle Favia e Defranceschi, e Gabriella Meo dei Verdi. Dieci gli astenuti: Enrico Aimi, Gianguido Bazzoni, Andrea Leoni, Andrea Pollastri e Alberto Vecchi tutti Pdl, oltre a Stefano Cavalli e Mauro Manfredini della Lega Nord, Franco Grillini dell’ Idv, Silvia Noè dell’ Udc e Gian Guido Naldi di Sel.

Il Partito Democratico si è schierato in maniera compatta pro inceneritore: hanno votato contro la risoluzione Tiziano Alessandrini, Marco Barbieri, Thomas Casadei, Maurizio Cevenini, Palma Costi, Paola Marani, Mario Mazzotti, Marco Monari, Roberto Montanari, Roberta Mori, Rita Moriconi, Antonio Mumolo, Beppe Pagani, Anna Pariani il parmense Gabriele Ferrari e Luciano Vecchi, mentre Matteo Richetti ha scelto di non votare.

Intanto a Parma, mentre Bersani parlava dal palco, una ventina di attivisti dei comitati per la Corretta Gestione Rifiuti, in maniera silenziosa lo hanno contestato con bandiere (“Sì rifiuti zero, no inceneritore”) ed uno striscione che ricordava la polemica del 2006, quando l’Ordine dei medici dell’Emilia Romagna aveva chiesto una moratoria nella costruzione di nuovi inceneritori (la Regione ne ha già 8) e l’attuale segretario del Pd allora ministro dello sviluppo economico aveva minacciato di denunciare i medici. “Ci sono diecimila firme di cittadini di Parma contro questo progetto e per le alternative depositate presso la Provincia, diecimila cittadini che aspettano una risposta ed un dialogo che non c’è stato fino ad oggi” hanno denunciato gli attivisti del Comitato. Nessun accenno alla vicenda dell’inceneritore da parte del leader del Pd.

“Ci hanno già pensato i suoi votando di nuovo in maniera compatta a favore di un progetto assurdo e costoso – ha commentato Francesco Barbieri, uno dei promotori del comitato – la nostra presenza pacifica e silenziosa in piazza è stato un modo per ricordargli che noi non ci siamo dimenticati delle gravi parole di Bersani contro i medici dell’Emilia Romagna nel 2006. Ma il loro silenzio non ci fermerà, il cantiere è stato fermato ed il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva di Iren Spa. Fino a metà settembre tutto è fermo e ci sono le inchieste europee. La mancata approvazione di quella risoluzione è una occasione mancata per tutti”.

Dal IL FATTO QUOTIDIANO DEL 28/07/2011
Francesco Cicchini NSC Val di Sangro

mercoledì 27 luglio 2011

LAVORIAMO INSIEME AL FUTURO



Parco e territorio, la strada dello sviluppo: venerdì convegno/dibattito a Fossacesia
Rete per il Parco dei trabocchi – LAVORIAMO INSIEME AL FUTURO
CONVEGNO DIBATTITO
Parco e territorio, la strada dello sviluppo
VENERDI 29 LUGLIO
Baia verde – Fossacesia (CH)
Lungomare sud
Ore 19,00
e-mail: reteparcotrabocchi@gmail.com

PROGRAMMA

Moderatore
Rossano Orlando
Giornalista – Il Centro

Gli amministratori al servizio dello sviluppo sostenibile del territorio
Sindaci della costa teatina

Aree protette, Parchi nazionali, sviluppo locale: teorie ed esperienze internazionali
Armando Montanari
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Il Progetto Europeo (FP7) SECOA (Solutions for Environmental Contrasts in Coastal Areas. Global ch’ange, Human Mobilità and Sustainable Urban Development), conflitti ambientali e aree costiere: il Parco della Costa Teatina
Barbara Staniscia
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”

Una versione territoriale del metodo Shang per la delimitazione dei confini del Parco della Costa Teatina
Simone Di Zio
Università “G. d’Annunzio”, Chieti-Pescara

Proiezione video
Un progetto che vale 100 anni
A cura di Federparchi

LE BUONE PRATICHE

Il Parco nazionale del Gargano

Il Parco come risorsa per l’agricoltura
Matteo Fusilli
Past-president Parco nazionale del Gargano
Past-president Federparchi

Leonardo Santucci
Imprenditore agricolo nel Parco nazionale del Gargano

Area marina protetta Torre del Cerrano

La tutela del mare
Benigno d’Orazio
Presidente Area marina protetta Torre del Cerrano

Il Parco Sirente Velino

Dentro o fuori dal Parco: limite o opportunità per le attività agricole
Luigi Logiudice
Responsabile agricoltura e foreste del Parco Regionale Sirente Velino

Adriana Tronca
Imprenditrice vitivinicola nel Parco Regionale Sirente Velino

INTERVENTI

Gianfranco Giuliante
Assessore ai Parchi – Regione Abruzzo

Camillo D’Alessandro
Capogruppo PD – Regione Abruzzo

DIBATTITO
Su prenotazione all’inizio del convegno

CONCLUSIONI

Lavoriamo insieme per il futuro: la “rete” per il Parco dei Trabocchi
Giovanni Legnini
Senatore della Repubblica

Proiezione documentario
Quel vecchio tracciato in riva al mare
di Matteo Simone

Nel corso del convegno sarà proposto l’applicazione del Metodo Shang che prevede una serie di round e si prefigge lo scopo di ottenere una convergenza di opinioni sul problema oggetto di studio. Esso è un derivato del metodo Delphi e, come questo, si avvale del parere di esperti. Sarà applicato al caso del Parco della Costa Teatina al fine di supportare i decisori pubblici nel compito di delimitarne i confini.

mercoledì 20 luglio 2011

INCENERITORI NO - BUONA POLITICA SI




La prima foto in alto è stata realizzata dagli agenti della squadra mobile nel 2009 all'esterno di un famoso ristorante di Roma. L'ex assessore regionale Stati (Pdl), l'imprenditore Di Zio, il Senatore Di Stefano (Pdl) e Ezio Stati siedono allo stesso tavolo. Menù del giorno? Cattiva politica, interessi privati e termovalorizzatori.
www.facebook.com/giamp. riccardo

I rifiuti solidi urbani (RSU) devono essere ridotti alla fonte.
Perché ciò avvenga occorre:
1. ridurre gli imballaggi,
2. ridurre l'utilizzo di prodotti usa e getta,
3. eliminare le confezioni inutili.
Il riuso dei materiali deve essere incentivato promuovendo l'utilizzo di prodotti alla spina (detersivi, olio, vino, acqua, e tutto il cibo secco, pasta, legumi, ecc..) proprio come ha fatto la Regione Piemonte con una promozione nei supermercati (www.youtube.com + detersivi alla spina).
Deve essere incentivato il vuoto-a-rendere, come avviene in molte città del nord Italia e d'Europa, non solo per il vetro ma per materiali di genere più ampio.
Il rifiuto più facilmente smaltibile è quello che non è prodotto.

Molti rifiuti possono essere trattati, così da evitare che vadano in discarica.
Le parti di rifiuto umido (che rappresentano da sole il 30-40% dei rifiuti totali) possono essere trattate attraverso il COMPOSTAGGIO che ne permette la trasformazione biologica in ottimo concime riutilizzabile nell'agricoltura.
I restanti rifiuti secchi che vengono comunque prodotti devono essere RICICLATI attraverso il PORTA a PORTA che in altre città italiane (vedi Treviso) unito al compostaggio, ha portato in pochi mesi ad un riciclo totale dei rifiuti dell'80%.

Meglio il Trattamento Meccanico Biologico
La parte non riciclata – che può variare dal 20% al 30% - può essere trattata con il TMB (Trattamento Meccanico Biologico) a freddo.
Questo trattamento è composto da due fasi distinte. Nella prima, attraverso un procedimento meccanico i rifiuti vengono ulteriormente differenziati, viene estratta la parte secca che ancora si trova nel rifiuto residuo, depurando la frazione organica da sostanze estranee alla sua stessa natura prima di avviarla alla seconda fase.
Quest’ultima, la fase biologica, ha lo scopo di stabilizzare la frazione organica e renderla impiegabile per usi non agricoli (compost di seconda qualità), o come materiale per recupero paesaggistico di aree degradate, riempimento dei manti stradali o delle vecchie cave.
Lo scopo finale è quello di rendere inerti i materiali organici attivi in modo da ridurre del 90% il loro impatto ambientale e renderli sabbie riutilizzabili nell'industria.

Se si realizzassero queste azioni gli inceneritori finalizzati alla produzione di energia, sempre dannosi per la salute umana, non troverebbero nessun privato disponibile a costruirli perché diventerebbero diseconomici.
Rimarrebbero da bruciare rifiuti poco capaci di produrre energia.

In effetti, ai fini della produzione di energia gli inceneritori potrebbero bruciare solo il 35% dei rifiuti totali Oltre al rifiuto urbano indifferenziato ed alcune frazioni secche, il combustibile “preferito” dagli inceneritori è il così detto CDR (Combustibile derivato da rifiuti) che è costituito per lo più da plastica, gomma, carta e legno. Ovvero bruciano proprio una parte dei materiali più altamente RICICLABILI !
Se non differenziassimo la plastica, il legno, la carta, si troverebbero in mezzo agli scarti alimentari che hanno basso potere calorico e quindi andrebbero separati a posteriori per essere bruciati.
Con l'incenerimento la raccolta differenziata fallisce! Non si differenzia per riutilizzare, risparmiando sui costi di produzione e le materie prime, risparmiando sull'energia necessaria a costruire da zero ogni nuovo oggetto: si differenzia per facilitare l'incenerimento!

ATTENZIONE
L’inceneritore che intende produrre energia può essere vantaggioso sul piano economico a due condizioni:
1. che continui a beneficare dei contributi statali (CIP6, contributi CONAI, certificati verdi),
2. che la raccolta differenziata sia finalizzata all’incenerimento e non al riciclaggio, ovvero che la raccolta differenziata sia finalizzata alla produzione di CDR.
Senza sostegno pubblico e senza una raccolta differenziata finalizzata alla comustione nessun imprenditore investirebbe negli inceneritori per produrre e vendere energia.

A MENO CHE …
Per il privato potrebbe essere vantaggioso bruciare ogni tipo di rifiuto se il conferimento fosse particolarmente remunerante: se gli si dessero molti soldi solo per brucare a prescindere dall’energia che produce. Se lo si pagasse non per gestire un “termovalorizzatore” bensì se lo si pagasse per tenere in funzione un inceneritore.

Anche in questo caso il privato potrebbe arricchirsi.
Ma la popolazione ne trarrebbe vantaggio?
Assolutamente no: perché l’incenerimento è sempre molto dannoso per la salute.

Tra i peggiori composti inquinanti emessi da un inceneritore troviamo le nano-particelle o nano polveri, che sono particelle delle dimensioni del milionesimo di millimetro (divise in diverse tipologie a seconda delle loro dimensioni: PM 10; PM 2,5; PM 0,1...).
I filtri di ultimissima generazione posti nei camini degli inceneritori, riescono a fermare solamente le PM 10, che sono le stesse emesse nei gas di scarico delle automobili, ma che non sono tra le più nocive per la salute umana.
Più è sofisticata la tecnologia degli impianti, più è alta la temperatura di combustione che viene generata, più piccole sono le nano-polveri prodotte nel processo di incenerimento. Così accade che dalla combustione alle temperature di questi impianti, escano nano-particelle più piccole delle PM 10.
Ma cosa fanno queste particelle? Queste particelle come altri degli inquinanti emessi, sono noti per essere persistenti, cioè resistenti ai processi di degradazione naturale; bioaccumulabili perché si accumulano nei tessuti degli animali viventi trasferendosi da un organismo all'altro lungo la catena alimentare; tossiche in quanto sono patologiche per la salute degli organismi con cui entrano in contatto fino a provocarne la morte e altamente cancerogene in grado quindi di generare tumori!
In altre parole, queste particelle, una volta immesse in atmosfera non scompaiono più dalla circolazione, si depositano sulle piante che mangiamo noi e gli animali, vengono respirate da adulti e bambini ed in un modo o nell'altro si depositano nel nostro organismo all'interno del quale possono generare un cancro! (per dettagli medici si veda www.nanodiagnostic.it).
Tra le altre sostanze inquinanti emesse ci sono cloro, diossine, furani, policloronaftalene e clorobenzene, IPA (idrocarburi policiclici aromatici), VOC (composti organici volatili) e metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio ecc.), polveri, acido cloridrico, ossidi di azoto, ossidi di zolfo e ossidi di carbonio. Tutte sostanze altamente inquinanti e altamente tossiche per gli organismi viventi.
Inoltre, le ceneri prodotte dall'incenerimento sono altamente tossiche e vanno smaltite in discariche speciali, bruciando i rifiuti quindi non si elimina il problema delle discariche, ma se ne creano di nuove.
Le ceneri prodotte dall'incenerimento sono pari al 30% di quanto si è bruciato.

L'incenerimento serve solo a far guadagnare i costruttori, i proprietari degli impianti, le aziende coinvolte ed i politici che ne permettono la realizzazione, senza risolvere il “problema rifiuti”.

PERCHE' NO
1- L'incenerimento dei rifiuti produce nano polveri, diossine, furani ed altre sostanze tossiche. Queste sostanze se inalate o mangiate (attraverso gli alimenti contaminati), raggiungono tutti gli organi in poche ore attraverso il sangue. Le patologie derivanti sono cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di studi scientifici.
2- L'incenerimento di norma brucia solo il 35% dei rifiuti totali.
I restanti rifiuti non bruciati finiscono COMUNQUE in discarica.
3. Le ceneri prodotte dall'incenerimento sono altamente tossiche e vanno smaltite in discariche speciali, bruciando i rifiuti quindi non si elimina il problema delle discariche, ma se ne creano di nuove.
4- I rifiuti maggiormente riciclabili vanno a costituire il CDR, l'incenerimento è in contrasto con la raccolta differenziata.
Quest'ultima corre direttamente contro l'interesse di chi guadagna bruciando rifiuti: incenerimento e differenziata sono incompatibili.
5- Gli inceneritori vengono finanziati da ingenti fondi PUBBLICI (CIP6, contributi CONAI, certificati verdi) attraverso un aumento del 7% sulla bolletta ENEL.
6- L'incenerimento necessita di consumare grandi quantità di acqua (ad Albano 42mila litri l'ora) che verrà sottratta dalle falde acquifere del territorio.
I vari processi in atto inquinano acque che successivamente “dovrebbero” essere depurate
7- L'incenerimento è solo un sistema di smaltimento dei rifiuti che fa guadagnare i costruttori, i proprietari degli impianti, le aziende coinvolte ed i politici che ne permettono la realizzazione, senza risolvere il “problema rifiuti”.
ALTERNATIVE
1- Ridurre i rifiuti alla fonte, eliminando imballaggi superflui, evitando l'utilizzo di materiali non riciclabili.
2- Riuso dei materiali, con l'incentivo del vuoto a rendere per il vetro, il PET ed altri materiali, valorizzando a livello economico le aziende ed i privati che lo fanno.
3- Raccolta differenziata porta a porta con una educazione al riciclaggio ed una maggiore selezione dei materiali. Costruzione di impianti specifici per il tipo di raccolta compiuta.
4- Compostaggio domestico ed industriale, che permette di trasformare la frazione umida in compost per usi agricoli. Costruire impianti di compostaggio in grado di valorizzare
gli scarti umidi e destinarli ad altri usi.
5- Trattare il residuo non riciclato (che va dal 30 al 20%) con impianti di TMB a freddo che comprendono la bioessicazione. Con questi impianti il residuo viene ulteriormente differenziato, l'umido è destinato a compost di seconda generazione ed il secco attraverso processi meccanici e di bioessicazione viene trasformato in sabbie utilizzabili nell'industria.
M. Marino

NON ESSERE INDIFFERENTI A VOLTE PUO' SALVARCI LA VITA...