mercoledì 8 aprile 2009

PANTALONE? ERA MIO ZIO.


Abbiamo cambiato idea, non possiamo stare fermi e zitti e in base al nostro motto FQCP (Faccio Quel Che Posso) ci siamo rimessi in moto!
Mentre alcuni di noi fanno qualcosa di concreto per i nostri fratelli noi abbiamo messo in onda un piccolo video, che vuole essere un messaggio di speranza per coloro che sono stati colpiti da questa tragedia ma anche per tutti noi che ci auguriamo che l'Abruzzo possa cambiare, in meglio.
Il popolo abruzzese è forte, da sempre, ed anche l'antica Roma deve ai legionari abruzzesi una parte del suo impero.
Agli inizi del '900 molti abruzzesi sono partiti per luoghi di cui non conoscevano neppure il nome e lì hanno costruito una vita che qui, tra le montagne nel freddo della povertà, neppure avrebbero potuto immaginare.
Tra questi c'era mia zia Carolina, sorella di mia nonna. Zia Carolina era partita
da Monteferrante per gli Stati Uniti con i suoi tre figli, Guglielmo che sarebbe diventato William, Alfredo e Beatrice per raggiungere suo marito Antonio emigrato per far il falegname.
Antonio in America aveva studiato ed era diventato Pastore Protestante, aveva capito il concetto di libertà di giudizio che è uno dei pilastri della Riforma ma anche della Democrazia che all'epoca, in Italia, era una parola riservata a qualche intellettuale.
Suo figlio Alfred è stato giudice a Portland nell'Oregon, dove lui aveva aperto la Chiesa Evangelica Italiana mentre mentre l'altro figlio, William, faceva il medico in California e nella chiesa evangelica che frequentava, a Palm Desert, sedeva a fianco del generale Dwight David Eisenhower, 34° presidente degli Stati Uniti ormai in pensione.
L'Abruzzo ha una storia difficile ed amara piena di belle storie!
Da quando vivo qui in Abruzzo voglio sapere tutto e compatibilmente con il tempo mi informo, la curiosità tiene vivi e giovani.
Penso per esempio agli abruzzesi della Brigata Maiella, partigiani senza partito e soldati senza stellette che, mossi da un formidabile ed innato senso civico, battaglia dopo battaglia sono partiti dalla Frentania ed hanno liberato Bologna; la fine della guerra li ha trovati ad Asiago, uniti ed indomiti.
La Brigata Maiella è stato l'unico reparto partigiano insignito della Medaglia d'Oro al Valore Militare, una pagina di storia bellissima ignorata dalla quasi totalità dei giovani abruzzesi rincoglioniti dalla TV spazzatura.
Anche
Lanciano, la città dove vivo, ha il gonfalone insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare, non civile, badate bene, ma militare perché alcuni suoi cittadini hanno eroicamente reagito militarmente alla violenza ed al sopruso, sostenuti dal loro senso civico, che altro non è se non la consapevolezza di far parte della società civile.
Si potrebbe continuare così pagine su pagine.
Ogni comune, oserei dire quasi ogni abruzzese di una certa età, ha direttamente o indirettamente scritto pagine di valore, di riscatto, di vita degna di essere vissuta.
Abruzzesi, forti come le loro montagne, gentili come la brezza del mare che si incunea tra i calanchi e le valli accarezzando le viti e gli ulivi.
Poi è successo qualche cosa di inspiegabile.
E' arrivato zio Pantalone!
Sotto il suo aspetto bonario è più pericoloso dei barbari di Attila.
Zio Pantalone ha spalmato su tutta l'Italia un nuovo concetto di aggregazione del consenso basato sul clientelismo, l'inciuccio, la raccomandazione e soprattutto il pressapochismo.
In Abruzzo, ma in realtà in tutto il sud, zio Pantalone ha costruito il suo regno.
All'insegna del che ce frega e del volemose bene ha assopito nel DNA degli abruzzesi il senso della dignità e dell'onestà.
Ti serve uno stipendio? Non c'è problema, ci pensa Zio pantalone!
Badate bene ho detto stipendio e non un posto di lavoro; il lavoro dà un senso alla vita e dignità all'uomo che lo svolge; lo stipendio per lo stipendio trasforma l'uomo in un tubo digerente deambulante e lo uccide nell'anima ancor prima che nel corpo.

Vuoi trasformare la tua stalla in una palazzina? Niente problema, ci pensa lo scribacchino di zio Pantalone, messo lì in quell'ufficio amministrativo proprio per favorirti.
E così via per
facili dottorati, notariati ed appalti.

Nel mondo del chi se ne frega non devi essere bravo, devi essere nipote di zio Pantalone!

Cosa c'entra tutto questo con la tragedia che sta vivendo l'Aquila e la sua provincia?
A l'Aquila stanno accadendo due cose, una bellissima e l'altra più tragica della tragedia che stanno vivendo gli aquilani.

C'è un'Italia che funziona, che ha un sistema di protezione civile basato sull'integrazione tra le risorse governative e l'impegno del volontariato.
Ci sono persone eccezionali che stanno lavorando oltre ogni limite, spinti da quel meraviglioso segreto che rende, a volte, gli esseri umani sublimi.

Poi c'è l'assurda e tragica risultante dell'opera di zio Pantalone.

Edifici pubblici che sono venuti giù con una facilità quanto meno sospetta.
Paesi abbandonati a se stessi per ore, e per qualcuno sembra per giorni, perché la Regione e la Provincia non hanno un piano di protezione civile efficiente,
probabilmente perché molti amministratori, direttori e funzionari sono lì solo per un intervento bonario di zio Pantalone che così gli ha sistemati.
Zio Pantalone è immortale ed ha doti camaleontiche.
Sopravvive a tutto ed a tutti, i suoi nemici dichiarati sono i cittadini pensanti.







Per i suoi nipoti la difesa del territorio è una stravaganza, un non senso, una ridicola ossessione di chi cerca di usare il cervello e che viene per questo definito ambientalista, con un palese senso di derisione, dagli esponenti del partito del che ce frega, spagna o francia basta che se magna; purtroppo questo è il partito più potente d'Abruzzo che da oltre cinquanta anni di fronte ad una redditizia mala gestione della cosa pubblica annulla le divergenze politiche e annichilisce la propria dignità.

La storia insegna che il cammino della civiltà è sempre il frutto di grandi tragedie come le guerre, le rivoluzioni e le catastrofi naturali.
Noi speriamo che sia così anche questa volta.
Ci rimane la speranza che la morte, che con la complicità dei nipoti di zio Pantalone ha ghermito anche chi si sarebbe dovuto e potuto salvare, sia un monito per il futuro del nostro Abruzzo.

L'immagine del Palazzo del Governo diroccato è il simbolo della resa al partito di zio Pantalone, noi speriamo invece che sia l'immagine simbolo di un periodo storico ormai finito.
Noi vogliamo che in futuro i Palazzi delle Istituzioni diventino le roccaforti del Senso Civico, in tutti i sensi.

A.T.




2 commenti:

the knife ha detto...

sono profondamente addolorato per la triste sorte dei nostri fratelli colpiti dal terremoto, quelli che non sono più con noi e gli altri che soffrono terribilmente. Ma il pensiero vola anche nel futuro, e se da un lato confido nella tempra e nel carattere degli abruzzesi, dall'altro non mi fido dei potenti che potrebbero strumentalizzare la ricostruzione per i loro sporchi lucri. Non sopporto sentir parlare di questa fantomatica New Town! L'Aquila deve tornare quella che era prima, con il suo stupendo centro storico ed il suo inestimabile valore culturale. Non facciamoci prendere in giro dai soliti palazzinari che hanno già creato troppi danni!

UNA PAROLA MAGICA ha detto...

Una riedizione del ritornello del ventennio potrebbe recitare così: "Cemento e Decreto Inquinatore Perfetto" - non dobbiamo abbassare l'attenzione perché gli sciacalli in questi drammi ci sguazzano.