domenica 12 aprile 2009

PER NON DIMENTICARE


In un territorio definito sismico il problema non è se in futuro ci sarà o meno un terremoto; il problema è come prepararsi per quando il terremoto arriverà.
Essere preparati vuol dire molte cose: organizzare metodi e strumenti di prevenzione, costituire risorse strategiche di beni e strumenti, addestrare il personale ed informare la popolazione civile su cosa, come e quando fare quello che deve essere fatto; ma soprattutto vuol dire avere già costruito case, scuole, ospedali, alberghi, ponti e opifici con criteri antisismici.
Quello che è successo nella provincia de l'Aquila ha dimostrato che sono venute giù le vecchie costruzioni dei paesini, quelle restaurate alla volemose bene e quelle palazzine del boom degli anni 60, 70 ed 80 quando una licenza di costruzione non si rifiutava a nessuno, soprattutto se il richiedente era nipote del tristo Zio Pantalone.
Non c'è da stupirsi, basta viaggiare per l'Abruzzo per rendersi conto di quale scempio urbanistico e paesaggistico siano stati capaci di compiere nel dopo guerra gli abruzzesi.
Ma mentre l'ignoranza del singolo può essere se non accettata almeno compresa non c'è possibilità di indulgenza per coloro che vengono delegati dal popolo ad amministrare la cosa pubblica.
Probabilmente gli abruzzesi, così fieri, forti, intelligenti e capaci hanno nel loro DNA un lato oscuro, che li spinge a farsi gioiosamente fottere da una classe di amministratori, politici ed imprenditori accomunati da una barbarica ignoranza e da un'incredibile predisposizione al saccheggio ambientale.
L'inquinamento non riguarda solo l'atmosfera di un dato territorio, ma per ambiente si intende anche ciò che coinvolge la vista ed i sensi.
Un paesaggio selvaggiamente antropizzato indispone come la puzza emessa da una raffineria o da una discarica selvaggia.
Esiste un forte legame tra gli edifici venuti giù nell'aquilano e gli intrighi che riguardano l'invasione petrolifera dell'Abruzzo, questo legame è la mancanza di senso civico; è da qui che bisogna partire per comprendere come un terremoto, previsto dalla storia e dalla scienza e quindi prevedibile, abbia creato tanti danni e purtroppo tanti morti.
La mancanza di impegno civile e di senso civico produce quel lassismo da cui come metastasi si diramano l'incapacità, l'ignoranza, la corruzione, l'omertà, il clientelismo ed il connubio tra interessi privati ed attività politica.
Se vogliamo che il nostro Abruzzo abbia un futuro degno di essere restituito alle generazioni future che ce lo hanno dato in uso (non si deve dimenticare che i veri proprietari di un territorio sono coloro che devono ancora nascere... ) non dobbiamo dimenticare quello che è successo durante la notte del 6 aprile del 2009.

5 commenti:

fabrizio di giacinto ha detto...

Ma io ho un dubbio atroce... E spero che chi ha competenza di scienze geologiche e fenomeni sismici, possa rispondere cancellando queste paure:
possono le innumerevoli operazioni di esplorazione petrolio e gas e, in special modo, i fanghi ricchi di mercurio ed altri materiali chimici usati per ammorbidire il terreno durante le trivellazioni, contribuire alla nascita dei terremoti???

UNA PAROLA MAGICA ha detto...

Nel post del 10 aprile NO AL CENTRO OLI DALLA CALIFORNIA si parla proprio del nesso che esisterebbe tra perforazioni e terremoti.
Nel 1979 lo scienziato inglese James Lovelock formulò una teoria (Gaia. A New Look at Life on Earth) che viene sempre più accolta come valida dagli ambienti scientifici.
Secondo questa teoria la terra nel suo complesso (acqua, aria, mondo animale e vegetale)è un essere vivente e come tale sensibile e reattivo ad ogni "intervento" a cui viene sottoposto.
Trivellare, svuotare ed iniettare nel sottosuolo e nelle falde liquidi perforanti e a volte radioattivi certo non fa bene all'essere vivente Terra come non fa bene riempire l'atmosfera di esalazioni venefiche che, respirate dagli uomini e dagli animali, creano malattie mortali ed inquinano la filiera alimentare.
Il primo inquinante della terra è pertanto l'uomo con la sua grettezza ed ignoranza.
Per questo motivo, a nostro avviso, l'inquinamento non è un fatto "tecnico" ma "politico" e non si risolve segnalando i parametri delle emissioni nocive o costruendo sofisticati sistemi di filtrazione dell'aria e dell'acqua; si devono superare i pregiudizi che governano il mito dello "sviluppo continuo" e modificare i concetti cardini dei comportamenti umani.

fabrizio di giacinto ha detto...

Grazie per la risposta... Nel frattempo, stavo consultando ed informando tutti i conoscenti dei contenuti del blog aggiornato della Prof. Maria Rita

http://dorsogna.blogspot.com/2009/04/petrolio-e-terremoti.html

lucia ha detto...

Bellissimo video Antonello, e bellissimo testo.
Concordo con ogni singola parola e non avrei saputo scriverlo meglio.
Sono impegnata perchè tutto ciò CAMBI.

UNA PAROLA MAGICA ha detto...

Cara Lucia, grazie per il tuo commento. Dopo tanti anni di distrazione ed anche di superficialità ho scoperto che si può e si deve tendere ad un mondo migliore e che nulla e nessuno può resistere alla volontà del popolo. Dove per popolo io penso alla gente "comune" e comunque schierata. Se saremo tanti, se saremo uniti e coerenti saremo temuti perché tutti coloro che bramano il potere e lo gestiscono con l'inganno e la corruzione temono la libera circolazione delle informazioni e delle idee come il diavolo, nella superstizione popolare, teme l'acqua santa
Antonello