giovedì 21 novembre 2013

RAFFINERIA DI BOMBA: UNA VITTORIA DI CIVILTA'


L'esplosione di gioia dopo la notizia della bocciatura.
Ieri, martedì 20 novembre 2013, la Commissione V.I.A. della Regione Abruzzo ha detto di NO per l'ennesima volta al progetto di estrazione con raffineria sul lago di Bomba. 

Questa volta crediamo che sia proprio finita per sempre: l'Abruzzo non ha ceduto al richiamo della "Forest" e speriamo serva di lezione a chiunque non ha rispetto della nostra regione, dei suoi abitanti, della sua storia e tradizioni.

Avete capito bene, sostenitori palesi ed occulti di OMBRINA?

E' una vittoria storica che dimostra quanto sia dura andare contro la volontà popolare e le lotte condotte con tenacia, coraggio e civiltà.
E' una vittoria che ci dà la forza ulteriore per respingere  chi, a tutti i livelli, non ha rispetto per la vita delle persone e del loro futuro.

E' il momento di festeggiare, ma abbassare la guardia MAI! 
(per una cronistoria dei fatti clicca QUI )
 
L'ATTESA E POI L'ESPLOSIONE DI GIOIA

 




5 commenti:

Antonello Tiracchia ha detto...

bene. molto bene!

mimmo spadano ha detto...

Avanti così!!

Daniela De Iuliis ha detto...

Bene, sono molto contenta per voi. Sono preoccupata invece per l'impianto eolico che vogliono costruire nel territorio di Pizzoferrato e Quadri. Era nell'ordine del giorno dopo il vostro punto e grazie al protrarsi della discussione del vostro caso è stato rinviato. Finora con l'intervento del Comitato "No eolico Selvaggio Pizzoferrato-Quadri" di cui sono presidente ed all'intervento delle Associazione LIPU ed ALTURA siamo riusciti a fare rinviare il giudizio, ma pare che nonostante la zona interessata sia una zona IBA, che il Parco della Maiella abbia dichiarato che la presenza dell'orso marsicano nella zona è costante il Comitato VIA abbia tutta l'intenzione di approvarlo. Non sappiamo più che fare, a che santi votarci! Aiutateci, grazie!

Francesca Lippi ha detto...

Francamente non capisco cosa ci sia da esultare, è l'ennesima occasione persa, in termini di posti di lavoro e sviluppo. Ci sarebbero 800 posti di lavoro pronti in Abruzzo se partissero i progetti legati agli idrocarburi http://www.goccediverita.it/universita-dellaquila-in-abruzzo-pronti-800-nuovi-posti-di-lavoro/. Nel rispetto dell'ambiente, ovvio, e chi sbaglia deve pagare. Ma non è possibile che per lavorare bisogna emigrare come negli anni '50...

NUOVO SENSO CIVICO ha detto...

In risposta all'"idrocarburica" Francesca Lippi:
Tutte le nostre documentate e approfondite considerazioni contrarie alla deriva petrolifera della nostra Regione (e di qualunque altra) le può trovare in abbondanza facendosi un giro nel nostro blog. Oltretutto sono considerazioni che rilasciamo "gratis" senza nessuna sponsorizzazione da parte di aziende o istituti fintamente disinteressati.
Tralasciamo il discorso, comunque prioritario, dell'impatto nefasto sulla salute degli esseri viventi (abbiamo visto a Taranto quanto interesse hanno le società per questo argomento...)e concentriamoci sui risvolti economici e occupazionali.
Già l'altra volta il nostro Enrico Graziani le aveva dimostrato, dati alla mano, che le società petrolifere pagano, quando pagano, una miseria in termini di royalties. La Medoil che vuole realizzare Ombrina dal 2008 non ha versato un centesimo nelle casse dello Stato. L'affare chi lo fa?
In termini occupazionali, al di là delle sparate propagandistiche 800, 1000, 1 milione di posti di lavoro, i nuovi occupati sarebbero una miseria in ogni ambito: l'ENI per la raffineria di Ortona dichiarò a regime 23 posti di lavoro, sulle piattaforme a mare, quasi completamente automatizzate, si parla di pochissimi addetti. Negli ultimi 8 anni l’insieme delle concessioni non solo non ha prodotto alcun nuovo posto di lavoro, ma ha più che dimezzato gli impieghi iniziali.
Se poi vogliamo parlare dell'effetto accertato e soffocante che gli sviluppi petroliferi avrebbero su altri settori economici incompatibili e già avviati quali quelli legati al turismo, all'alimentare, alla ricettività ed alla manifattura tradizionale, che occupano oggi decine di migliaia di persone, il quadro si chiude senza incertezze.
La prossima primavera o in estate le consiglio di farsi un giro in Basilicata, magari insieme agli altri "fans" dell'idrocarburo: vedrà quanta ricchezza ha portato il petrolio in quella sfortunata regione in cui gli unici dati a crescere sono stati la povertà e le malattie mortali.
Franco Mastrangelo - Nuovo Senso Civico