venerdì 24 settembre 2010

IL PRESIDENTE DEI MONNEZZARI

Alcuni nostri rappresentanti politici sono senza vergogna e si capisce perché quando sono pizzicati con le mani nel sacco invece che in galera li mandano agli arresti domiciliari: in galera verrebbero linciati!

Il Presidente dei Monnezzari Gianni Chiodi non sembra invece scomporsi più di tanto e tranquillizza gli abruzzesi "sull'elevata moralità del suo partito" e su "il grande spessore morale" del sindaco di Teramo, dell'Assessore all'Ambiente Daniela Stati, dell'assessore alla sanità Lanfranco Venturoni e dei Senatori della Repubblica (sic!) Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano.

Tutte brave persone, i primi di una fila che si allungherà nei prossimi giorni, costituita da persone indagate per corruzione e associazione a delinquere.

Sarà un caso che il territorio di Tollo, il feudo del Senatore Fabrizio Di Stefano, sia pieno di discariche abusive di prodotti tossici, al punto tale da suscitare un esposto alla magistratura da parte dell'Istituto Oncologico del prof. Veronesi, allarmato dal numero inusitato di malati di patologie tumorali provenienti proprio da Tollo e dintorni?

E sarà un caso che il presidente Gianni Chiodi abbia sempre rifiutato un confronto sul problema petrolio, inceneritori e discariche?

P.S. Da anni in Parlamento giace una legge dimenticata sulla mala gestio del territorio e sull'inquinamento e che prevede in casi estremi anche il reato di strage.

Questa legge non è applicabile sul piano giuridico ma di fatto lo è già sul piano etico e morale.

Chi usa il territorio per arricchimento personale a scapito del benessere e della saluta dei cittadini è un essere abietto e come tale è indicato dalla società civile.

Antonello Tiracchia

giovedì 23 settembre 2010

SENATORI INDAGATI: "CHIEDEVANO LE MAZZETTE"


Nelle richieste dei Pm di Pescara nell'inchiesta sui rifiuti, spuntano anche soldi ai politici. I senatori Pdl Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano (vice coordinatore abruzzese) - secondo i Pm - avrebbero chiesto e ottenuto dagli imprenditori Di Zio il versamento di alcune decine di migliaia di euro a favore dei candidati a sindaco, poi eletti il 6 giugno 2009, di Teramo, Maurizio Brucchi, e Pescara, Luigi Albore Mascia, contributi elettorali versati una decina di giorni prima delle elezioni.
Inoltre, la Deco, proprietaria dei locali della sede regionale del Pdl a Pescara non avrebbe fatto pagare per un certo periodo l'affitto. A ciò si aggiunge che Fabrizio Di Stefano avrebbe chiesto e ricevuto da Rodolfo Di Zio «20 mila euro», con due bonifici distinti «accreditati in Napoli il 29 maggio e il 3 giugno 2009, al candidato al parlamento Europeo Crescenzio Rivellini, che ne girava 5 mila con proprio assegno a Di Stefano». Questo assegno risulta incassato da Di Stefano «in Chieti il 4 giugno 2009, su proprio conto corrente».
I Di Zio, secondo la Procura, avrebbero anche promesso al senatore Di Stefano «che in tal modo consolidava la propria posizione di potere e prestigio personale nell'ambito del partito, futuro aiuto economico ed elettorale, da specificarsi volta per volta (come è accaduto per i candidati Albore Mascia e Rivellini), per se e per i candidati a lui legati». Stessa cosa i Di Zio hanno promesso all'assessore alla sanità Lanfranco Venturoni e al senatore Paolo Tancredi, il tutto in un periodo che va dal novembre 2008 al maggio 2009. Secondo l'accusa il senatore Di Stefano avrebbe anche esercitato «opportune pressioni sull'assessore all'ambiente Daniela Stati, ponendo Rodolfo Di Zio in rapporto privilegiato con la Stati, affinchè si dessero le condizioni normative che il senatore Di Stefano sapeva essere attese dai Di Zio, poichè era stato loro promesso l'affidamento senza gara pubblica dell'appalto per la costruzione e gestione dell'inceneritore». La Stati è indagata per favoreggiamento, perchè, sentita dai Pm come persona informata dei fatti e sulle pressioni ricevute, «eludeva le investigazioni in ordine al delitto di corruzione». Ma Di Stefano è finito nel mirino degli investigatori anche per la vicenda dei rifiuti nel Chietino in merito alla discarica di Lanciano. Per i Pm sarebbe responsabile dell'allontanamento dai vertici del Consorzio Comprensoriale di Lanciano di Riccardo La Morgia, peraltro uomo di area di centrodestra. La Morgia aveva avviato nel 2009 una azione per ridurre le tariffe ai comuni e di conseguenza alla popolazione e per realizzare un impianto di biocompostaggio «che avrebbe reso antieconomico» quello dei Di Zio a Casoni (Chieti). Pertanto - sostengono i Pm - «i Di Zio avevano interesse a sostituire La Morgia con persona disposta a fare i loro interessi anzichè quelli della collettività», e inoltre a modificare una legge regionale che imponeva il 40% di raccolta differenziata che avrebbe reso «impossibile la realizzazione del piano delittuoso». In questo caso è coinvolto anche l'assessore Venturoni che avrebbe esercitato sulla Stati «indebite pressioni». Sia Venturoni che Di Stefano e Tancredi avrebbero poi chiesto al senatore marsicano e coordinatore abruzzese del Pdl, Filippo Piccone (non indagato), a sua volta interessato alla costruzione di un inceneritore, di «non intralciare il progetto delittuoso».
DA "LEGGO" DEL 23 SETTEMBRE 2010 http://www.leggo.it/articolo.php?id=80946

mercoledì 22 settembre 2010

NO COMMENT


«Le mazzette del senatore FABBRIZIO DI STEFANO»




RIFIUTOPOLI. ABRUZZO. Sono finiti nell'inchiesta sui rifiuti della Procura di Pescara anche due senatori del Pdl, Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, accusati di corruzione.


Un ruolo importante e privilegiato con degli imprenditori monopolisti in Abruzzo è quello di Fabrizio Di Stefano, senatore Pdl e vice coordinatore del suo partito, eletto nel Chietino, dove espletata per la gran parte la sua influenza.

Il senatore, secondo gli inquirenti, si occupava del Consorzio comprensoriale dei rifiuti di Lanciano, altro consorzio al quale partecipava una ditta della famiglia Di Zio, la Ecologica Sangro spa (partecipata al 95% dalla Deco).

Nel 2009 il presidente del consorzio Riccardo La Morgia aveva promosso una revisione delle tariffe affinchè i Comuni potessero pagare meno e la realizzazione di un impianto di bio-compostaggio che però avrebbe comportato la diminuzione dei guadagni per le imprese degli imprenditori dei rifiuti che erano proprietari di un impianto dello stesso tipo in contrada Casoni a Chieti. Insomma una concorrenza scomoda che avrebbe potuto portare grane e perdite.

I Di Zio chiedono aiuto al senatore affinché ponesse le condizioni politiche per poter fermare l'attività di La Morgia. Magari sostituendolo con un uomo di fiducia e più malleabile. E lo fanno, sostiene l'accusa, attraverso elargizioni di denaro e altre utilità.

Gli inquirenti hanno scoperto che il 16 febbraio 2009 Rodolfo Di Zio avrebbe versato una somma di denaro contante e di importo «non accertato» e «non dichiarato» al senatore che si adoperava anche per i suoi colleghi di partito. Così avrebbe “consigliato” gli stessi imprenditori a versare una somma all’allora candidato sindaco al comune di Pescara, Luigi Albore Mascia. Circa 10mila euro piovute dal cielo. Mascia per gli inquirenti sarebbe «del tutto estraneo all’accordo corruttivo e non avrebbe svolto alcun ruolo».

Un altro aiutino simile Di Stefano lo avrebbe chiesto agli stessi imprenditori per aiutare un altro candidato di Napoli al Parlamento europeo, Crescenzio Rivellini (non indagato) la somma sborsata questa volta sarebbe di 20.000 euro che arrivano direttamente a Napoli. Secondo gli accertamenti della Procura, però, 5.000 euro ritornano subito indietro, attraverso un assegno al senatore.

Sempre i Di Zio avrebbero poi concesso un grosso favore al movimento politico Pdl attraverso un'altra loro società (Area sas) proprietaria di un appartamento in piazza della Rinascita a Pescara e dato in affitto proprio al gruppo politico il cui contratto era scaduto. Grazie all'intervento del senatore non solo si sarebbe prorogato la locazione, sostengono sempre gli inquirenti, ma i proprietari avrebbero tacitamente rinunziato alla integrale riscossione del canone.

DI ZIO: «AMPIA DISPONIBILITA' E SOSTEGNO»

Dalle telefonate intercettate la Procura ha ascoltato come i Di Zio avessero offerto la più ampia disponibilità a Di Stefano nell'aiutare altri candidati di centrodestra «da specificare di volta in volta». Pieno sostegno.

Ricevuti i favori e le presunte tangenti il senatore Di Stefano dal canto suo ha più volte utilizzato la sua grande influenza politica di parlamentare ma volta a conseguire il fine illecito che avrebbe avvantaggiato gli imprenditori privati.

In un caso, per esempio, Di Stefano avrebbe fatto pressioni su Daniela Stati affinché sostenesse l'illegittimo commissariamento del consorzio comprensoriale di Lanciano così da mettere fuorigioco lo scomodo presidente La Morgia ed impedirgli la discussione dei punti all'ordine del giorno sull'abbassamento della tariffa e sull'impianto di bio-compostaggio che tanto infastidiva e preoccupava gli affari dei Di Zio.

Per fare questo il senatore avrebbe anche esercitato tutta la sua influenza sull'avvocatura regionale affinché gli rilasciasse un parere di comodo perché fosse possibile la convocazione dell'assemblea da parte del socio di minoranza e proponendo un ordine del giorno per favorire l'interesse dei Di Zio.

Di Stefano, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe fatto da tramite per un rapporto privilegiato tra la Stati e Rodolfo Di Zio affinché modificasse la legge 45/2007 (modifica avviata con la delibera del 2 novembre 2009) affinché si creassero le condizioni normative per realizzare un inceneritore in Abruzzo e cioè abbassando la soglia della 40% di raccolta differenziata quale condizione per il via libera. Siccome la raccolta differenziata in Abruzzo non sfiorava nemmeno il 40% occorreva una modifica alla legge per poter aprire la strada agli inceneritori.

In definitiva secondo gli inquirenti il senatore avrebbe «offerto e promesso l'uso strumentale dei propri poteri e della propria funzione di parlamentare» affinché la famiglia di imprenditori potesse «conservare il monopolio acquisito negli anni nella gestione degli rifiuti in Abruzzo ottenendo appalti all'affidamento diretto».

DA PRIMA DA NOI del 22 settembre 2010
http://www.primadanoi.it/modules/articolo/article.php?storyid=682

sabato 18 settembre 2010

CONCERTO PER DIRE NO ALLA PETROLIZZAZIONE DELL'ABRUZZO

SABATO 25 SETTEMBRE ALLE ORE 21.00
LANCIANO - AUDITORIUM DIOCLEZIANO

DOMINIQUE LA BAS & M.J.B. IN CONCERTO
COVER BAND DI RINO GAETANO

PER DIRE NO ALLA PETROLIZZAZIONE DELL'ABRUZZO.
L'EVENTO E' ORGANIZZATO DALLA COOPERATIVA SAMIDAD, ASSOCIAZIONE LALLA MI FA UN SOL
E NUOVO SENSO CIVICO.....
UNA BUONA OCCASIONE PER DIMOSTRARE QUANTO TENIAMO ALLA NOSTRA TERRA.

sabato 4 settembre 2010

LUNGA VITA AL SINDACO DI ORTONA FRATINO E I SUOI AMICI !!!


Abbiamo provveduto ad inviare le osservazioni elaborate dall Ing. Tommaso Giambuzzi in merito al nuovo stoccaggio di KOKE nel comune di Ortona.
Chi volesse consultarle o utilizzarle per proprio conto le può scaricare dal nostro sito ufficiale www.nuovosensocivico.it
Questo impianto sorgerà a pochi metri da una grande e famosa azienda abruzzese che produce farine e la cantina sociale di Ortona.
Oltre alla sua pericolosità per la salute è il segnale che nel nostro mare si sta per avviare una grande campagna petrolifera.
Il KOKE infatti è lo scarto dei petroli meno pregiati (appunto presente nel nostro mare)
Chi volesse saperne di più su cosè il KOKE può collegarsi al blog di Maria Rita D'Orsogna http://dorsogna.blogspot.com/

giovedì 2 settembre 2010

LA 1° CANTINA IN EUROPA


La migliore cantina cooperativa d’Europa secondo la più importante rivista specializzata tedesca è la Cantina Tollo.
Un successo che riempie di orgoglio la nostra “abruzzesità” fornendoci lo spunto per alcune riflessioni.
Questo prestigioso risultato infatti non può prescindere dal contributo dei signori Armando Ursini e Piero Paolucci, i due proprietari che non hanno ceduto la terra all’ENI, e poi da quello del Comitato Natura Verde, cronologicamente il primo movimento contro il Centro Oli, non può prescindere poi dal prezioso lavoro scientifico di Maria Rita D’Orsogna e dai video divulgativi di Antonello Tiracchia.
Possiamo poi quasi certamente sostenere che senza il lavoro quotidiano di Emergenza Ambiente Abruzzo e di Nuovo Senso Civico, senza l’impegno di centinaia di persone, senza la partecipazione di decine di migliaia di cittadini liberi, senza il lavoro delle sigle storiche dell’ambientalismo, Legambiente e WWF, senza la posizione della Conferenza Episcopale di Abruzzo e Molise, oggi probabilmente questo ambitissimo riconoscimento non si sarebbe materializzato.
Senza l’impegno gratuito di migliaia di cittadini liberi la Cantina Tollo non avrebbe preso questo premio perché l’idrogeno solforato ne avrebbe già contaminato le vigne.
Avremmo infatti certamente, e già in produzione, il Centro Oli di Ortona.
E’ per questo che ci piacerebbe che di questa battaglia, ancora lunga e tutt’altro che vinta, la Cantina Tollo se ne facesse paladino, in ragione della visibilità ottenuta da questo prestigioso premio, sostenendo le ragioni della lotta alla petrolizzazione ben oltre la questione del Centro oli di Ortona, appoggiando con forza l’impegno per la difesa del nostro territorio.
Ci piacerebbe assistere poi ad un effetto domino che coinvolgesse tutti gli imprenditori abruzzesi legati all’agricoltura e al turismo. Imprenditori disposti a difendere il proprio territorio sposando i moderni concetti di sviluppo sostenibile incanalando l’idea di profitto in un alveo di virtuoso rispetto del bene comune.
Da tempo infatti la società civile abruzzese è in attesa di un salto culturale epocale.
E rispetto al tema della petrolizzazione, ha espresso la propria volontà inequivocabilmente.
La politica, pur con i suoi tempi, almeno in linea di principio, ha ormai sposato le indicazioni dell’opinione pubblica, sia a destra che a sinistra, con tutti i distinguo da cui sarebbe arduo esimersi in due parole.
La Chiesa si è trasformata in uno dei baluardi della difesa dell’ambiente.
Manca un tassello.

Un tassello fondamentale per il raggiungimento di una vittoria certa contro la petrolizzazione.
Un fattivo e più pronunciato sbilanciamento della classe imprenditoriale tutta e non solo legata al turismo e all’agricoltura.
La spinta per il tanto auspicato cambiamento e la speranza per i nostri figli di veder crescere una società che non si connaturi con la logica del profitto fine a se stessa non possono prescindere dalla direzione che gli imprenditori sapranno imprimere al concetto di produttività.
Dove produttività è anche l’albergo diffuso voluto e creato da Daniele Kilgren a Santo Stefano di Sessanio e all’idea di albergo diffuso che vorrebbe realizzare a Montebello sul Sangro, che difficilmente vedrà la luce se avremo l’enorme raffineria di gas naturale nei pressi del lago di Bomba.
Ecco dunque il nostro augurio!
Che questo prestigioso premio della Cantina Tollo di cui tutti possiamo sentirci orgogliosi non sia il traguardo ma l’inizio di un percorso virtuoso in cui tutte le componenti della società civile facciano la loro parte imprenditori inclusi per rendere davvero sempre più sostenibile il nostro sviluppo, nel tentativo solo apparentemente contradditorio di dare un volto etico al profitto.