domenica 7 aprile 2013

DOPO L'ELIPORTO SI TORNA A MANIFESTARE CONTRO OMBRINA: MARTEDI' 9 APRILE CORTEO DEGLI STUDENTI DI LANCIANO

MARTEDI' 9 APRILE MANIFESTAZIONE STUDENTESCA A LANCIANO CONTRO OMBRINA MARE E LA DERIVA PETROLIFERA IN ABRUZZO: ritrovo alle ore 9 in Piazza A.Cuonzo (zona stadio) e corteo fino a Piazza Plebiscito dove ci sarà la chiusura con musica, interventi e dibattito.
GIOVANI E MENO GIOVANI, PARTECIPATE NUMEROSI!

Intanto, per quanto riguarda l'eliporto...
MANIFESTAZIONE DEL 6 APRILE: IL CORTEO (foto di Arnolfo Paolucci)
   Speriamo che l'Amministrazione Comunale di Lanciano, fin qui un pò "dura d'orecchi", abbia ascoltato bene e agisca di conseguenza per cancellare questa macchia ingloriosa alla dignità della nostra Città.
                                       (video di Antonio Del Furbo - Zonedombra TV)
Altre immagini della manifestazione:
Foto da LANCIANONEWS.NET
Foto di Arnolfo Paolucci
 Apocalypse Now ci piace solo al cinema...
 

martedì 2 aprile 2013

SABATO 6 MANIFESTAZIONE "NO ELIPORTO": LANCIANO, RIALZA LA TESTA!

PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE "ELIPORTO? NO, GRAZIE" DI SABATO 6 APRILE A LANCIANO:
Ore 10:00 – raduno presso ingresso Villa delle Rose, preparazione del corteo.

 Ore 10:30 – partenza del corteo. Si percorrerà Corso Trento e Trieste, durante il percorso si consegnerà materiale informativo.

 Ore 10:45 – arrivo in Piazza Plebiscito, momento di informazione e confronto con la cittadinanza, conferenza stampa. 
  (Organizzazione in collaborazione con il "Comitato Lanciano Eliporto NO Grazie"
   PER INFO: IVAN ZULLI 329-2716561)

NUOVO SENSO CIVICO INVITA TUTTA LA CITTADINANZA ALLA MANIFESTAZIONE DI SABATO 6 PER DIRE NO ALL’ELIPORTO PRIVATO DI LANCIANO, VERO SCHIAFFO ALLA CITTA’.



L’eliporto privato in costruzione a Lanciano rappresenta una delle pagine più buie nella storia della nostra Città, della quale dovranno risponderne gli Amministratori pubblici tutti che hanno fatto poco o niente per contrastare questa realizzazione ed informarne la Cittadinanza che, come al solito, ne ha avuto notizia per altri canali non ufficiali.



Al di là degli eventuali risvolti penali sui quali sta indagando la Procura della Repubblica di Lanciano a seguito dell’esposto di Nuovo Senso Civico, vogliamo concentrare la nostra attenzione sugli aspetti politici e di civiltà che sono molto gravi.



Proviamo a porre un paio di domande:



Com’è possibile che per un opera di questo genere che va a stravolgere l’assetto urbanistico della Città, l’Amministrazione Comunale non abbia alcun potere di intervento o di condizionamento, mentre ogni cittadino sa che per il più piccolo dei lavori deve presentare domande su domande e passare al vaglio di più di una commissione?



Ammesso e non concesso che le cose stiano davvero così perché l’A.C., vista la rilevanza e pericolosità della realizzazione, non ha immediatamente informato l’opinione pubblica su quanto stava per accadere esponendo il proprio autorevole parere su di essa?

Insomma a tutt’oggi non abbiamo capito se il Sindaco, gli Assessori e i Consiglieri Comunali tutti, di maggioranza e di opposizione, sono favorevoli  o meno all’eliporto, considerandolo magari un intervento di interesse strategico locale portatore di benefici per l’intera comunità e se ne abbiano valutato (prendendosene ogni conseguente responsabilità morale) del tutto sicura e priva di rischi la sua ubicazione in quella zona centralissima, nelle immediate vicinanze di abitazioni e palazzi privati e pubblici (Poste centrali, INPS, ecc), scuole (Liceo Scientifico e Istituto Tecnico Industriale), arterie stradali trafficatissime e perfino un distributore di carburanti.



Ci sembra di essere ripiombati in epoche che pensavamo ormai superate quando il contadino doveva inchinarsi e togliersi il cappello al passaggio del padrone.



Per questo chiediamo all’intera cittadinanza uno scatto d’orgoglio (che altri non hanno avuto) per rialzare la testa e camminare a schiena dritta manifestando il proprio profondo dissenso per un’opera inutile e pericolosa.


lunedì 1 aprile 2013

PER NON MORIRE DI RIFIUTI

Se in mare dobbiamo difenderci dall'assalto petrolchimico, a terra le cose non vanno certo per il meglio perchè oltre agli idrocarburi subiamo l'accerchiamento sempre più asfissiante dei rifiuti.

I rifiuti sono il grande affare dei nostri tempi: non tutti giochiamo d'azzardo, non tutti ci droghiamo o alcolizziamo, non tutti acquistiamo armi di contrabbando ma sicuramente tutti produciamo rifiuti, dai neonati con i loro pannolini fino ai più anziani con i loro pannoloni.
C'è tanta trippa per gatti ma i gatti sono molto pochi e sempre gli stessi.

Bisogna tentare a tutti i costi di scardinare i soliti meccanismi deviati e corrotti che ci spingono a produrre sempre più rifiuti, ci portano preterintenzionalmente alle emergenze e cercano di costringerci alle peggiori soluzioni (discariche e inceneritori) molto lucrose per i gatti di cui sopra ma devastanti per la salute e l'economia di tutti noi misere cavie della situazione.

Esistono delle alternative credibili e realistiche che potrebbero dare uno sbocco positivo per l'intera comunità, ma forse è proprio questo il problema.
Qui di seguito pubblichiamo al riguardo un intervento illuminante del Prof. Federico Valerio: visto che anche nella nostra zona sono in corso importanti movimenti in questo settore ci permettiamo di sottoporlo a tutti, addetti ai lavori e no, come spunto di riflessione e spinta alla soluzione.




Trattamenti Meccanico Biologici (TMB): la carta vincente nella strategia Rifiuti Zero.


La proposta di Legge d’iniziativa popolare “Rifiuti Zero” si pone l’obiettivo, entro il 2020, di recuperare il 95% di materia, dai nostri scarti urbani. Sembra una “missione impossibile”, ma quest’obiettivo rientra nelle potenzialità di approcci metodologici innovativi già ampiamente collaudati, i Trattamenti Meccanico Biologici (TMB).

Un altro obiettivo strategico previsto dalla Legge, è quello della riduzione alla fonte: se nel 2000 ogni italiano produceva 491 chili dirifiuti, nel 2020, dovrà produrne il 20 % in meno (- 98 chili) e quindi scendere a 393 chili a testa. Anche questa non è una missione impossibile, perché l’obiettivo fissato dalla Legge non molto è lontano dall’attuale (2010) produzione pro-capite del Veneto: 488 chili/abitante.

I TMB sono definiti come trattamenti a “freddo” poiché evitano la combustione diretta degli scarti. In particolare, questi impianti utilizzano sistemi meccanici e fisici per separare e purificare diverse frazioni quali: carta e cartone, alluminio, ferro e acciaio, plastiche miste. Trattamenti meccanici più evoluti, con sensori a raggi infrarossi, sono in grado di separare gli imballaggi in plastica in base al tipo di polimero utilizzato (PET, PVC, PE, PS…).

Queste separazioni possono essere fatta a valle delle raccolte differenziate, per migliorarne la qualità e spuntare prezzi migliori sul mercato del riciclo, ma possono essere utilizzate  anche sulla frazione residuale non differenziata.

Nel 2010, a livello nazionale, abbiamo differenziato solo il 35,3%  dei nostri scarti. Poiché in questi scarti, oltre l’85% è riciclabile (in massima parte imballaggi e scarti di cucina) abbiamo buttato in discarica e negli inceneritori circa il 65% dei nostri materiali post consumo.

Poiché una tonnellata di cartone vale 93 euro nel mercato del riciclo e la plastica di qualità vale ben 276 euro a tonnellata, con le scelte attuali buttiamo via, letteralmente qualcosa come mezzo miliardo di euro all’anno.

I Trattamenti Meccanici permettono di recuperare gran parte di questa materia (inerti, vetro, metalli, cellulosa, polimeri plastici) e il loro valore monetario, da reimmettere in nuovi cicli produttivi.

Parliamo ora dei Trattamenti Biologici. In sintesi, con questi trattamenti che precedono quelli fisici, facciamo lavorare per noi batteri e microorganismi che, mangiando letteralmente i nostri scarti biodegradabili, li trasformano in innocui vapore acqueo e anidride  carbonica, con il compostaggio ed in anidride carbonica e metano (biogas) con la digestione anaerobica.

Il metano, adeguatamente purificato è indistinguibile dal metano russo o libico e può essere immesso nella rete di distribuzione del gas e nelle bombole delle autovetture a metano.

Il compost che si produce in entrambi i processi biologici è un terriccio con un alto contenuto di carbonio organico che, come ammendante, deve essere usato in agricoltura per produrre nuovo cibo e contribuire al recupero della fertilità dei nostri terreni agricoli che, dopo decenni di trattamenti chimici si stanno avviando, specialmente nell’Italia meridionale, verso la desertificazione.

Con questi trattamenti biologici si riutilizza o s’inertizza gran parte della materia organica biodegrabile presente nei nostri scarti che, sommando scarti di cucina e della preparazione di cibo, sfalci e potature, carta e cartone per usi alimentari, materia organica presente in pannolini e pannoloni, rappresentano circa il 60% dei nostri scarti urbani.

A questo punto, qualcuno potrebbe dire “ Ma perché queste scelte non le abbiano ancora fatte? Come può essere possibile evitare le emergenze rifiuti, tipo Napoli, senza l’aiuto dei termovalorizzatori?”.
La nostra risposta è che la rivoluzione “Rifiuti Zero” è possibile, poiché approvando questa Legge di Iniziativa Popolare, il Parlamento fa le scelte giuste a favore degli Italiani ed elimina una vera e propria truffa a loro danno, cominciata nel 1999.

Con il Decreto n. 79/1999, noto anche con «primo decreto Bersani», con il recepimento di normative europee a favore delle Energie Rinnovabili, è stato introdotto un nuovo sistema d’incentivazione di mercato, basato sui “Certificati Verdi” che ha sostituito il vecchio sistema d’incentivazione a sussidio, legato al Programma CIP 6/92.

In sintesi, con denaro preso dalle bollette della luce di tutti gli Italiani, una nuova tassa del 7% applicata sui chilowattore consumati, s’incentiva la produzione di elettricità da fonti rinnovabili, pagandola circa tre volte di più, rispetto al valore di mercato. Scelta condivisibile per fotovoltaico, eolico, idraulico, geotermico, fonti realmente rinnovabili e con basso impatto ambientale, se gestite con buon senso.

Peccato che, al momento dell’approvazione del Parlamento, una mano ignota abbia introdotto nella normativa europea che stavamo approvando, un codicillo, tutto italiano,  che faceva diventare, per assimilazione, i rifiuti urbani una fonte d’energia rinnovabile.

In questo modo, termo-valorizzando i rifiuti diventati combustibili “rinnovabili” si fanno grandi affari garantiti; ad esempio, nel 2004, a favore degli inceneritori, operativi nel nostro paese, sono stati erogati Certificati Verdi per 2,4 miliardi di euro.

Firmato il decreto 79/1999, gli amici degli inceneritori si sono potuti scatenare, con l’obiettivo dichiarato di realizzare un inceneritore in ogni provincia.

Poiché nessun incentivo è previsto per riciclo, compostaggio e meno che meno per politiche di riduzione forse, ora vi dovrebbero essere più chiare le vere cause delle emergenze rifiuti che, dal 1999, affliggono questo Paese.

La Legge d’Iniziativa Popolare “Rifiuti Zero” taglia alla radice questo scandaloso furto a danno degli Italiani: abolisce gli incentivi agli inceneritori e ai cementifici che usano i rifiuti come combustibili e tassa gli inceneritori, come fanno da anni, Austria, Danimarca, Svezia, per favorire il riciclo.

E, in base alla nuova Legge, gli introiti di questa tassa e di quella già in vigore per le discariche, saranno integralmente usati per finanziare gli impianti finalizzati al riuso, al riciclaggio, al compostaggio e alla digestione anaerobica. Incentivi saranno erogati anche per attivare in tutti i Comuni, sistemi di raccolta differenziata domiciliare, con tariffazione puntuale che ridurrà le spese di famiglie e aziende che differenziano i propri scarti e producono pochi rifiuti.

Finanziamenti pubblici andranno anche ai Centri di Ricerca che si specializzeranno per studiare metodi per il recupero spinto della materia. In questo modo, ad esempio, sarà possibile accelerare i tempi per rendere competitive tecniche, già note, per trasformare scarti ricchi di cellulosa (carta e cartone) e di plastiche miste, in nuove materie ad alto contenuto energetico, rispettivamente in etanolo e in gasolio, entrambi utilizzabili per l’autotrazione.
In attesa che queste tecnologie diventino mature, le frazioni separate dai TMB, ricche di cellulosa e quelle composte prevalentemente da plastiche miste non riciclabili, , potranno essere collocate, senza particolari impatti ambientali, in aree di stoccaggio temporanee che, tra qualche anno, diventeranno vere e proprie miniere di Materie Seconde ad alto valore aggiunto.

Federico Valerio
Chimico Ambientale
Comitato Tecnico-Scientifico LIP Rifiuti Zero

giovedì 28 marzo 2013

CORNUTI E MAZZIATI (E NAUSEATI)

In questa "melmosa" vicenda di OMBRINA MARE sono le lettere che ci svelano in maniera lampante come, sotto sotto, ci stiano fregando alla grande.

Prima c'è stata quella dal Ministero alla Regione Abruzzo per la richiesta di un parere che il presidente Chiodi dice di non aver mai ricevuto (nell'epoca di Internet tra Roma e L'Aquila evidentemente usano ancora i piccioni viaggiatori...).
Poi ecco quella di convinto ringraziamento che la Medoil Gas (proprietaria di Ombrina) ha inviato al ministro per (?) l'Ambiente Clini il 27 giugno 2012.

Vi invitiamo a leggerla con il suggerimento, se siete deboli di stomaco, di prendere prima un'adeguata pastiglia:
L'amministratore delegato di MOG, Sergio Morandi, dopo essersi lamentato con il ministro dell'ambiente per le norme introdotte in passato per una maggiore salvaguardia dell'ambiente stesso (ma vi rendete conto?!) passa alla sviolinata finale perchè quei maggiori vincoli sono stati spazzati via in un attimo con il famoso art.35 del decreto "CrescItalia" del 22 giugno 2012 (Governo Monti-Passera-Clini voti favorevoli di PDL-PD-UDC) che, dopo un finto irrigidimento delle norme per gettare fumo negli occhi degli ingenui, stabilisce di fare salvi tutti i procedimenti autorizzatori e concessori avviati al 29 giugno 2012: un vero e proprio "condono tombale" per il nostro mare e le nostre terre.

Ecco la  corrispondenza d'amorosi sensi:
"Desideriamo esprimere un doveroso apprezzamento per il prezioso contributo apportato da Lei e dai Suoi collaboratori per l'individuazione della soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore e auspichiamo un positivo completamento dell'iter di presentazione alle Camere per una sua definitiva e rapida approvazione".

Ribadiamo: ma vi rendete conto?
Basta leggere queste righe per capire tutto, senza bisogno di affannarsi nello studio di atti e documenti ufficiali.
Un ministro che dovrebbe stare lì per tutelare l'ambiente (e la salute e il benessere e la bellezza) del suo Paese e che invece si affanna, come detto esplicitamente nella missiva, per agevolare gli interessi delle compagnie petrolifere.
In una nazione civile sarebbe più che sufficiente per esigerne le dimissioni immediate, ma, ahimè, in Italia i criteri di valutazione sono ben altri e guardacaso sempre a scapito del bene comune.  

Se poi leggiamo le dichiarazioni successive di Clini veramente sfioriamo il ridicolo:
«Non ho mai intrattenuto rapporti con tale società né tanto meno con altre società petrolifere al fine di negoziare particolari normative di favore. Lo dimostra il fatto che la normativa introdotta nel nostro paese, e le conseguenti misure di precauzione per le attività di esplorazione petrolifere nel mare, sono le più restrittive al mondo».  

Come?? Abbiamo letto bene? In Italia avremmo le norme più restrittive al mondo?

Ormai lo sanno anche i bambini che l'Italia è il paese della cuccagna per tutti i trivellatori grazie ad una serie innumerevole di agevolazioni che abbiamo evidenziato in ogni occasione (basta farsi un giretto su questo blog).
Ne citiamo due per tutte:
  • in Italia fino a poco tempo fa non esistevano limiti di distanza per le trivellazioni in mare (Ombrina si trova a 6km dalla costa) e dal 2012 detto limite è di 12 miglia (fatte sempre salve le autorizzazioni precedenti). Negli altri Paesi si va da 40 km fino ai 160km degli Stati Uniti;
  • in Italia le royalties (percentuale sul valore estratto) versate allo Stato dai petrolieri raggiungono un massimo del 7% (con una corposa fascia di esenzione iniziale) mentre nel resto del mondo vanno da un minimo del 20% fino al 90%
Alla faccia della normativa più restrittiva al mondo!

Cornuti e mazziati forse sì, ma fessi no!
Caro ministro per(??) l'ambiente Clini sono 20 anni o forse più che lei ha un ruolo determinante in quel palazzo, prima da dirigente e adesso da ministro. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: non ci sono mai stati disastri ambientali così frequenti come negli ultimi 20 anni.

Adesso noi tutti ci siamo veramente stufati di fare il lavoro al posto vostro. Non vi chiediamo di metterci la passione ma vi ricordiamo che siete pagati molto bene per farlo.
La speranza che ci resta è che la ventata di cambiamento che (speriamo) porti ad un rinnovamento generale riguardi non solo i politici ma tutti i cosiddetti "servitori dello Stato" che devono dimostrare sul campo di esserli per davvero.

Nel frattempo, tanto per dargli una spintarella, TUTTI A PESCARA SABATO 13 APRILE ALLE ORE 15,30 PER MANIFESTARE CONTRO OMBRINA MARE E FERMARE IL DISASTRO PETROLCHIMICO IN ABRUZZO.

Chi ci crede per davvero si vede. 
NUOVO SENSO CIVICO
Movimento spontaneo di Cittadini Abruzzesi  
  

domenica 24 marzo 2013

LA BELLEZZA CI SALVERA' DAL "TRIONFO DEL PETROLIO"


Nell'ambito delle "Giornate di Primavera" organizzate in tutta Italia dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) oggi a San Vito Marina abbiamo potuto visitare l'"Eremo Dannunziano" dove il grande scrittore soggiornò nel 1889 e da cui trasse l'ispirazione per il suo capolavoro "Trionfo della morte".

Nel foglio introduttivo, redatto da Domenico Maria Del Bello, possiamo leggere:
<Di grande suggestione è la vista panoramica sulla costa caratterizzata dalla presenza di alcuni "trabocchi", le tradizionali macchine da pesca del litorale abruzzese descritte nel romanzo di D'Annunzio. Poco distante sorge il promontorio di Capo Turchino, altrimenti noto come il Trionfo della Morte perchè nell'immaginario del poeta abruzzese proprio da questo punto i due amanti protagonisti del romanzo "precipitarono nella morte avvinti" scomparendo tra i flutti. 
La costa di San Vito Chietino, con l'Eremo vero e proprio, il Promontorio, la spiaggia del Turchino e le ville Breber e Carabba, costituisce un insieme unico e irripetibile."

Unico e irripetibile, appunto.

Se poi però volgiamo lo sguardo verso lo splendore dell'orizzonte scorgiamo nel bel mezzo del mare, ben visibile nonostante le iniziali piccole dimensioni, una specie di traliccio metallico che nulla ha a che fare con tutto ciò che lo circonda.
Ecco, quel traliccio è Ombrina Mare, primo avamposto di quel che avverrà di ben più devastante se non avremo la forza e l'orgoglio di fermarlo.

Tutto questo è francamente pazzesco.
Sono sicuro che niente di simile sarebbe stato permesso in qualsiasi altro Paese civile, geloso delle proprie ricchezze naturali.

Lasciamo perdere per una volta tutti gli altri aspetti della vicenda e concentriamoci solo su questo, sullo sfregio, lo schiaffo alla bellezza del luogo ed alla sua storia
Alla cultura.

Gli encomiabili esponenti del FAI di Lanciano tutto questo l'hanno spiegato, hanno ricordato la profonda ferita che sta per aprirsi all'orizzonte.

Adesso il dovere morale e civico chiama ognuno di noi a fare tutto il possibile per fermare lo scempio.

Lo dobbiamo soprattutto alla bellezza che, in cambio, ci aiuterà a salvarci.

Franco Mastrangelo  
 


venerdì 22 marzo 2013

UNA SENTENZA MOLTO UTILE: LA CORTE COSTITUZIONALE BLOCCA LA STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE DI PASSERA

L'11 marzo scorso la Corte Costituzionale ha emesso la sentenza n°39/2013 (la potete leggere qui inserendo anno 2013 e numero della sentenza 39 nello schema che appare) che rappresenta uno strumento molto utile nelle battaglie che stiamo conducendo in difesa dei sacrosanti diritti delle nostre terre e popolazioni.

Finora non le è stata data la giusta rilevanza e quindi spetta a tutti noi provvedere sia alla sua diffusione sia soprattutto alla sua applicazione nei procedimenti che ci riguardano.

Qui di seguito pubblichiamo l'articolo de "Il Sole 24 Ore" che ne dà notizia e spiegazione, ma prima di tutto vogliamo mettere in risalto due aspetti.

Il primo è  che il principio di leale collaborazione dev'essere il criterio ispiratore dell'azione statale in funzione sostitutiva degli Enti Locali. La Corte Costituzionale ricorda che l'esercizio del potere sostitutivo non può prescindere dal ricorso ad adeguate garanzie di bilateralità (come ad esempio la costituzione di commissioni paritetiche, l'intervento di soggetti terzi con compiti di mediazione o la partecipazione delle Regioni alle fasi preparatorie del provvedimento statale), del tutto assenti nella procedura di cui all'art. 61 comma 3 DL cit., che invece riteneva sufficiente il trascorrere di 60 giorni dalla scadenza del termine per l'intesa. 

Il secondo ci dimostra ancora una volta lo scarsissimo attivismo della Regione Abruzzo nei suoi vertici istituzionali quando si tratta di argomenti quali ad esempio la petrolizzazione che coinvolgono le sensibilità e la partecipazione della stragrande maggioranza dei cittadini. Non a caso il ricorso in questione che ha portato a quest'importante sentenza è stato promosso dalle regioni Toscana, Puglia e Veneto.

In definitiva la Corte Costituzionale stabilisce che lo Stato centrale non può imporre le proprie scelte alle Regioni ma deve interloquire con loro in un rapporto di leale collaborazione e coinvolgimento, come nel caso degli indirizzi contenuti nella Strategia Energetica Nazionale.


La Corte Costituzionale blocca la Strategia Energetica Nazionale di Passera

Il Sole 24Ore riporta il commento alla sentenza n.39/2013 della Corte Costituzionale su ricorso delle Regioni Toscana, Puglia e Veneto  “Lo Stato non può dribblare l’intesa con le Regioni – scrive il Sole24 Ore -  nelle materie di competenza concorrente, nemmeno quando l’urgenza sia motivata da «gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali», oppure dallo scopo di «per evitare un grave danno all’Erario». La Corte costituzionale, nella sentenza 39/2013 diffusa ieri (presidente Gallo, relatore Silvestri), ha accolto le obiezioni avanzate da Veneto, Puglia e Toscana al «semplifica-Italia» del Governo Monti (Dl 5/2012), e ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma (articolo 61, comma 3) che prevedeva la possibilità di evitare l’intesa con le Regioni nei casi in cui l’accordo non fosse arrivato nei tempi previsti. In pratica, quando scattavano le «gravi esigenze» appena citate si prevedeva la possibilità per lo Stato di agire in via unilaterale, nei casi in cui l’accordo con le Regioni non fosse spuntato nemmeno dopo 60 giorni la scadenza dei termini previsti. Esclusi da questo meccanismo sarebbero state solo le materie di «competenza esclusiva» regionale e i territori a Statuto autonomo, il cui pacchetto di competenze è definito da leggi costituzionali.
La regola era stata ispirata dalla volontà di limitare il «potere di veto» dei Governi regionali, con un occhio di riguardo in particolare agli interventi infrastrutturali e ambientali. La Consulta, però, ovviamente ha ribaltato l’ottica, e partendo dai vincoli costituzionali della «competenza concorrente» fra Stato e Regioni ha ritenuto insuperabili le obiezioni e ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma: alla base del giudizio c’è l’articolo 117 della Costituzione, quello che appunto distribuisce i compiti fra Stato e Regioni e stila il lungo elenco delle materie soggette a «competenza concorrente», e il principio di «leale collaborazione», che in base all’articolo 120 deve ispirare l’azione dello Stato anche quando esercita poteri sostitutivi nei confronti dei governi territoriali.
I giudici delle leggi, in linea anche con le richieste delle Regioni (soprattutto del Veneto), hanno anche provato a dare una lettura «costituzionalmente orientata» della regola. Questa strada si è rivelata però «impraticabile», perché avrebbe dovuto comportare l’esclusione del potere unilaterale dello Stato non solo alle Regioni autonome e alle competenze esclusive di quelle ordinarie, ma a tutte le «ipotesi di esercizio accentrato delle funzioni amministrative» e alle «molteplici fattispecie di incroci e intrecci tra funzioni statali e regionali». Sarebbe stato necessario, insomma, “far dire” alla norma il contrario di quello che c’è scritto.
Nell’analisi la Consulta ricorda che il potere sostitutivo non è ovviamente impossibile, ma va regolato con «adeguate garanzie di bilateralità», assenti in una procedura che invece per ripassare la palla allo Stato ritiene sufficiente il trascorrere di 60 giorni dai termini previsti per l’intesa. Richiamando sentenze precedenti, la Corte ipotizza qualche traduzione concreta delle «garanzie di bilateralità», per esempio la designazione di commissioni paritetiche o l’intervento di soggetti terzi con compiti di mediazione fra lo Stato e le Regioni: in qualche caso, aggiunge la sentenza, si può arrivare a prevedere «la partecipazione della Regione alle fasi preparatorie del provvedimento statale».

gianni.trovati@ilsole24ore.com
01 | LA NORMA
Il decreto semplificazioni (Dl 5/2012) prevedeva all’articolo 61, comma 3 la possibilità per lo Stato di emanare un atto sulle materie di competenza concorrente con le Regioni anche senza l’intesa con i Governatori, a due condizioni: che fossero scaduti da 60 giorni i termini per l’intesa e che a richiedere l’atto fossero «gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali», o la necessità di «evitare un grave danno all’Erario». La norma non si applicava alle materie di competenza esclusiva regionale e alle regioni a Statuto autonomo, le cui competenze sono fissate da leggi costituzionali
02 | L’ILLEGITTIMITÀ
La Corte costituzionale ha rilevato l’illegittimità della norma per il contrasto con due articoli della Carta: il 117, che disciplina la distribuzione di competenze fra Stato e Regioni, e il 120, che impone la «leale collaborazione» da parte dello Stato nell’esercizio di poteri sostitutivi